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AI assaggiato questo vino?

“Sommelier vs AI Sommelier”. La nuova frontiera dell’Intelligenza Artificiale: la degustazione guidata dei vini. La presentazione nella sede della Clink, l’azienda di Bassano del Grappa che ha ideato e progettato la novità tecnologica, sviluppata con il sommelier “umano” Fulvio Pratesi.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Giu 16, 2026

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A sinistra nella foto il sommelier Fulvio Pratesi e a destra Stefano Falcone, cofondatore di Clink. Al centro, l’avatar di AI Sommelier (foto Alessandro Tich)

Ci risiamo. Come scrivo molto spesso, nella mia ormai lunga attività giornalistica ho visto cose che noi umani non potremmo immaginare. Ma un’Intelligenza Artificiale che fa da sommelier, accompagnando il consumatore nella degustazione guidata della bottiglia prescelta o da scegliere a tavola, decisamente ancora mi mancava. Da oggi possiamo dunque trovare risposta alla fatidica e fino a qualche anno fa fantascientifica domanda: “AI assaggiato questo vino?”.

Chiariamo subito i termini della questione. Nel rutilante e sempre in evoluzione mondo delle nuove tecnologie esistono già delle App dedicate al vino. Ma sono tutte applicazioni che qui in Italia forniscono informazioni tratte dalle schede FISAR, che sono dei “fogli tecnici” di valutazione per l’analisi sensoriale dei vini. Se poi voglio chiedere lumi sul vino versato nel mio calice a un sistema di Intelligenza Artificiale come ChatGPT o AI Overview, riceverò informazioni generiche pescate qua o là nell’universo del web. In questo caso, ci troviamo al cospetto di un’applicazione AI “conversazionale” di livello superiore, ma focalizzata sulla carta dei vini di un determinato ristorante o di un’azienda vitivinicola e tarata sulla conoscenza non specialistica del consumatore finale, che viene per l’appunto guidato nella degustazione ma anche nella scoperta delle caratteristiche del vino, in virtù di un database inserito da un sommelier “umano”. In altre parole, come spiegano i suoi ideatori, si tratta di “un sommelier digitale che non insegna solo a degustare il vino: insegna a comprenderlo”. 

La novità si chiama AI Sommelier, è stata creata e progettata dalla Clink, azienda di Bassano del Grappa specializzata nello sviluppo di soluzioni digitali innovative, ed è stata sviluppata assieme a Fulvio Pratesi, sommelier di Pisa. La presentazione ufficiale di quello che potremmo ribattezzare il nuovo HAL 9000 vitivinicolo si svolge nella sede della Clink in viale Venezia, di fronte a un pubblico in gran parte composto da chi è già avvezzo ad apprezzare il “colore”, l’“intensità”, la “persistenza” e quant’altro di un vino degustato nel bicchiere. Non è la prima applicazione AI di Clink per il settore del Food & Beverage: tra le App con algoritmo proprietario della società bassanese ci sono anche AI Goods, assistente intelligente per ottimizzare le risorse alimentari sia in ambito domestico che professionale, e AI Menù, innovativo sistema di menù digitali per ristoranti, con assistente virtuale multilingue. Ma è indubbio che AI Sommelier rappresenta la nuova frontiera…inebriante della tecnologia applicata ai piaceri del palato.

A fare gli onori di casa alla presentazione della novità è Stefano Falcone, cofondatore di Clink, azienda che vanta tra le altre cose i riconoscimenti di AI Cloud Partner di Microsoft e di Partner Certificato di Salesforce. Assieme a lui, introduce alle meraviglie del sommelier digitale Made in Bassano il sommelier in carne e ossa Fulvio Pratesi, che ha impostato i criteri di sviluppo del suo “collega” virtuale. Quella che è la prima applicazione in assoluto di degustazione sensoriale del vino è infatti e in sostanza la trasposizione digitale di un “gioco” (ma è un gioco molto serio) ideato da Fulvio Pratesi per la scoperta delle caratteristiche del vino nel bicchiere che si chiama Wine Betting, “Scommesse sul vino”.

È un sistema di degustazione alla cieca – allestito anche alla presentazione di Clink –  composto da un tavolo simile a quello della roulette, delle fiches e uno schermo. Si degusta il vino, si raccolgono i dati forniti e alla fine bisogna “scommettere”, puntando le fiches sulla “roulette”, sulle caratteristiche del vino assaggiato: vitigno, annata, regione, zona di produzione, terroir e metodo di vinificazione. Per i non addetti agli assaggi, sembra un’impresa ai limiti delle possibilità umane (solita citazione dal grande Fantozzi) ma con un po’ di aiuto da parte del sommelier, non è poi così impossibile.

All’incontro di viale Venezia il “gioco” viene condotto con una scheda da compilare sul telefonino dopo avere inquadrato un QR code sullo schermo, per scovare la carta l’identità di due vini bianchi degustati dal pubblico e prodotti rispettivamente da Thomas Conzato di Mirabella, nella Doc di Breganze (“Ma scriva Mirabella e non Breganze, perché c’è molta rivalità”, mi dice) e da Simone Fattore di Grigno, nella Valsugana trentina. Questo – esemplificato in un una prova “ludica” per il consumatore finale – è il sistema adottato da Fulvio Pratesi per la degustazione sensoriale dei vini, finalizzata a individuarne la tipologia, la provenienza, il terreno e il metodo di affinamento. E su questi princìpi lui ha addestrato l’AI Sommelier. “Ho allenato l’Intelligenza Artificiale – conferma – sul mio modo di vedere il vino.”

Ed ecco che, per la curiosità del pubblico intervenuto, si arriva al momento clou della presentazione: “Sommelier vs AI Sommelier”, un confronto in diretta tra il professionista umano e il suo replicante virtuale, presente sullo schermo collegato a un Pc, nell’attività “condivisa” della degustazione guidata del vino.

In sintesi, AI Sommelier presenta una scelta di vini del tal ristorante o della tal cantina – precedentemente selezionati e degustati dal sommelier umano – e “dialoga” con l’utente rispondendo per iscritto alle sue domande, oppure ponendo a sua volta delle domande al cliente a cui bisogna rispondere scegliendo un’opzione tipo un quiz di Gerry Scotti. In questo modo il consumatore dispone di una chat AI “conversazionale” sul singolo vino per caratteristiche specifiche, note e anche per abbinamenti su misura con le pietanze del ristorante in cui si trova. La scheda tecnica del vino, inoltre, è sempre disponibile e consultabile durante la ricerca.

Ma c’è di più ed arriviamo all’upgrade di secondo livello dell’applicazione AI stessa: la funzionalità vocale e multilingue, con la quale l’AI Sommelier si “impersonifica” in un avatar interattivo (nella fattispecie una gentile signora sommelier, dalla voce ovviamente molto suadente) che risponde vocalmente alle domande sul vino selezionato, in qualsiasi lingua del mondo. “Sono soluzioni sperimentali e ancora in fase di evoluzione – afferma Stefano Falcone di Clink –. La persona digitale con cui l’utente si interfaccia è un’intelligenza specifica. Questo è un sistema AI basato sulla conoscenza umana del vino e la piattaforma è sviluppabile all’infinito.”

Non serve scaricare l’App sul telefonino per chattare con AI Sommelier: il consumatore troverà il QR Code per collegarsi nei ristoranti e nelle cantine che aderiranno al progetto. E c’è anche un’anteprima, rivelata dal sommelier Fulvio Pratesi: l’imminente apertura a Bassano del Grappa della prima “enoteca virtuale 2.0” nei locali di Rezzonico Naturalmente, il bistrot di Villa Ca’ Rezzonico che sarà quindi il primo pubblico esercizio di applicazione del sommelier digitale.

Morale della favola. Quello a cui abbiamo assistito alla Clink è stato un confronto tra esperienza umana e Intelligenza Artificiale nel mondo del vino, concretizzato in un’App concepita per valorizzare la cultura del vino, per sviluppare le competenze enologiche di chi enologo non è, ma anche per supportare i professionisti del settore (e spero sinceramente, non per sostituirli). Un’esperienza pensata “per comprendere se l’Intelligenza Artificiale possa sostituire il giudizio umano oppure se esprima il suo vero potenziale solo quando affianca chi possiede esperienza, sensibilità e capacità interpretativa”.

Fortunatamente, l’opzione giusta è la seconda. Fosse la prima, con l’AI in grado di sostituire autonomamente il giudizio umano, e ricordando il vero HAL 9000, non ci resterebbe che piangere.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.