In questo periodo, inevitabilmente, la maggiore preoccupazione per il Consorzio di Bonifica Brenta è l’emergenza siccità. Gli alvei dei corsi d’acqua sono diventati distese di sassi e scarseggia la risorsa idrica per irrigare i campi. Una situazione di crisi riportata nell’ultimo “Bollettino sulla disponibilità di risorsa idrica” dell’ente consortile. “Siamo in trincea da tante settimane che si susseguono e sembrano non dover mai finire – si legge nel documento datato 5 agosto –, e abbiamo messo in campo ogni sforzo e strategia possibile: sospensioni a zone delle irrigazioni, utilizzo parsimonioso delle riserve, continuo dialogo con gli utenti e attività H24.”
“Le condizioni critiche – prosegue il testo – sono state ufficializzate dal 1° di luglio anche dall’Ordinanza del Presidente della Regione che ha dichiarato lo stato di emergenza idrica, ma sono iniziate ben prima, da metà giugno, e stanno proseguendo, peggiorando sempre più.”
C’è però un problema che al netto della situazione da “acqua alla gola” che attanaglia il territorio, e che necessita di attenzione prioritaria, sembra essere lasciato a sé stesso senza la messa in campo di provvedimenti urgenti per risolverlo.
Si tratta della manutenzione della cassa di espansione del torrente Riale, tra Breganze e Colceresa, opera idraulica che si presenta in “stato di degrado e di evidente incuria” non essendo “stati effettuati gli sfalci della vegetazione sul fondo della cassa” e privando quindi dell’impianto della pulizia periodica, intervento essenziale “affinché la vegetazione non riduca la capacità di invaso” e indispensabile “per garantire la piena efficienza dell’opera e la sicurezza del territorio”.
L’accusa viene lanciata dalla lista consortile Acqua, Terra e Vita, tramite un comunicato stampa trasmesso in redazione dal suo referente Paolo Brotto. Nella nota, si fa riferimento a una richiesta documentale sullo stato di manutenzione della cassa trasmessa il 16 luglio al presidente del Consorzio Martino Cerantola e alla risposta dell’ente consortile datata 4 agosto. Risposta che tuttavia, secondo Brotto e Acqua, Terra e Vita, “anziché fare chiarezza sulla gestione della cassa di espansione del torrente Riale, alimenta nuovi interrogativi su una infrastruttura strategica per la sicurezza idraulica del territorio e alle infrastrutture stradali adiacenti”. Come dal testo che segue.
COMUNICATO
Cassa di espansione del torrente Riale: un’opera nata per la sicurezza idraulica, lasciata tra erbacce e incuria.
In data 16 luglio è stata protocollata una richiesta documentale tecnica e manutentiva della Cassa di espansione fra i comuni di Breganze e Colceresa, al Presidente del Consorzio di Bonifica Brenta, Martino Cerantola.
La richiesta nasce dallo stato di degrado e di evidente incuria in cui versa attualmente l’area della cassa di espansione, dove quest’anno, a differenza di quanto ci si aspetterebbe per un’opera destinata alla sicurezza idraulica del territorio, non sono stati effettuati gli sfalci della vegetazione sul fondo della cassa, ma solo nelle sponde
Una situazione che desta particolare perplessità anche alla luce delle polemiche sollevate lo scorso anno dalla lista ambientalista che oggi rappresenta l’ago della bilancia all’interno della maggioranza del Consorzio.
È proprio alla luce di queste circostanze che si è ritenuto necessario chiedere formalmente al Consorzio alcune delucidazioni.
Il 4 agosto è stata data risposta a tale richiesta dal Consorzio, ma anziché fare chiarezza sulla gestione della cassa di espansione del torrente Riale, alimenta nuovi interrogativi su una infrastruttura strategica per la sicurezza idraulica del territorio e alle infrastrutture stradali adiacenti.
Nella risposta trasmessa dal Consorzio, invece, si afferma che la manutenzione è stata rinviata di qualche settimana, ma nella realtà stiamo parlando di diversi mesi, per consentire una sperimentazione finalizzata alla tutela delle valenze ambientali, ritenuta fondata, senza tuttavia indicare chi abbia formulato tale richiesta, quale soggetto tecnico ne abbia valutato il fondamento, quali studi la supportino o quale autorità abbia espresso un parere favorevole.
Ancora più sorprendente è l’affermazione secondo la quale il rinvio degli interventi non avrebbe comportato alcuna conseguenza sulla funzionalità della cassa di espansione ai fini della laminazione delle piene.
Si tratta di un’affermazione che richiede adeguati riscontri tecnici. Su quali studi idraulici, relazioni specialistiche o valutazioni oggettive si fonda questa conclusione? Chi si assume la responsabilità di tale valutazione?
La vicenda assume un rilievo ancora maggiore alla luce della deliberazione della Giunta regionale del Veneto n.118 del 29/07/25 in risposta ad una interrogazione di un consigliere regionale, che afferma chiaramente come la cassa di espansione sia stata realizzata esclusivamente per finalità di sicurezza idraulica e che, proprio per garantire tale funzione, debba essere periodicamente pulita e mantenuta affinché la vegetazione non riduca la capacità di invaso e non ostacoli il corretto funzionamento delle opere idrauliche.
Le motivazioni addotte dal Consorzio appaiono difficilmente conciliabili con quanto affermato dalla Regione Veneto, che considera la manutenzione periodica un elemento indispensabile per garantire la piena efficienza dell’opera e la sicurezza del territorio.
Per questo motivo chiediamo che siano resi pubblici tutti gli atti tecnici, le relazioni, i pareri e gli studi che hanno giustificato il rinvio della manutenzione e che la Regione Veneto verifichi la coerenza delle decisioni assunte dal Consorzio con le proprie indicazioni istituzionali.
La sicurezza idraulica non può essere oggetto di interpretazioni discrezionali. Quando è in gioco la tutela del territorio e dei cittadini, servono trasparenza, responsabilità e decisioni supportate da evidenze tecniche.
Acqua, Terra e Vita continuerà a vigilare affinché le opere di bonifica siano gestite nel pieno rispetto dell’interesse pubblico e della sicurezza dei cittadini.


