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Titoli di coda

L’ennesimo “pellegrinaggio” del vostro umile cronista alla Fiera Franca del bestiame a Bassano. Sempre meno animali in mostra ma sempre più gente presente all’appuntamento, soprattutto nel fornitissimo settore Magna & Bevi. Quest’anno anche un’area dedicata ai bambini.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Ott 1, 2026

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Foto di Alessandro Tich

L’ho scritto più volte negli anni e lo ripeto anche questa volta: toglietemi tutto ma non le mie mucchine. È una cosa che mi porto dietro sin da quando ero bambino.

Io sono un ragazzo di città e proprio per questo la campagna mi ha sempre affascinato, perché gli opposti si attraggono. Abitavo a Mestre e da bocia andavo spesso la domenica coi miei genitori a trovare dei nostri amici a Biancade di Roncade, nel Trevigiano. Una autentica famiglia patriarcale contadina di una volta. Ora lì è tutto urbanizzato e passa anche la tangenziale di Treviso, ma allora c’erano solamente campi. Accanto alla casa di questa famiglia c’era una stalla di sua proprietà. Era il mio rifugio delle meraviglie. Quattro o cinque belle e grosse mucche da latte che mangiavano e ruminavano il fieno e scacciavano continuamente le mosche con la coda. Sarei stato per ore ad ammirarle nello loro faccende quotidiane, boasse comprese.

Ebbene: quel fascino bovino è rimasto intatto per me fino ad oggi. Per questo, se posso, cerco di non mancare mai, per fare un giro curioso, all’appuntamento del primo giovedì del mese di ottobre con la Fiera Franca del bestiame a Bassano. Ovvero quello che ne resta, perché di anno in anno gli animali esposti alla mostra mercato di viale De Gasperi sono sempre di meno, per effetto della crisi dei piccoli allevamenti.

Anche quest’anno, quindi, le mie mucchine alla Fiera sono poche ma buone. Assieme a loro, qualche cavallo e qualche musso, niente di più. Ma basta e avanza per fare un nuovo tuffo in questo piccolo mondo antico fatto di bestie, di mediatori col bastone e di affari che scarseggiano sempre di più.

La scarsità di protagonisti a quattro zampe fa però da contraltare alla marea di gente che come sempre affolla il luogo dell’evento, concentrata soprattutto nel fornitissimo settore Magna & Bevi, con gli stand dei panini onti e l’immancabile presenza del Giotto della Porchetta. Solo un’anteprima dell’invasione degli ultracorpi di sabato e domenica prossimi alla Fiera Franca d’Autunno in centro storico.

Ci sono anche tanti bambini e tante scolaresche, in visita a questo particolare zoo urbano, alla scoperta dell’origine del latte che bevono a casa. E mi fanno anche tenerezza perché mi rivedo io alla loro età. Quest’anno, per i ragazzini e le ragazzine il Comune ha anche predisposto un’area riservata a loro, sul campo attiguo a Villa Giusti del Giardino, con giochi, animazioni e laboratori didattici a tema, in collaborazione con Coldiretti Vicenza e Arav (Associazione Regionale Allevatori del Veneto). In quest’area dedicata c’è anche un tendone dell’Arav con altre mucche e altri cavalli esposti nei loro box. Ogni tanto parte un muggito, che sotto l’acustica del tendone si amplifica a dismisura: per i visitatori più piccoli equivale a sentire l’urlo di Tarzan.

Per il resto, tutto secondo tradizione con il classico Concorso del Bue Grasso e relative premiazioni e con tutto il contorno di visioni, di “personaggi” e di proposte gastronomiche che, favorito anche dalla bella giornata di sole, fa svolgere la mattinata in un clima di piacevole e soprattutto rinfrancante cazzeggio.

Ma, in mezzo al folto pubblico, c’è anche un signore insoddisfatto. Me lo segnala un agente di Polizia Locale che sta parlottando con lui e che mi riconosce: “Senti un po’ qua”. Il signore insoddisfatto mi spiega il perché della sua delusione: in Fiera le bancarelle del cibo di strada vendono panini onti, porchetta, patatine e quant’altro possa desiderare il target Magna & Bevi. Ma non ci sono i folpi, che il mio interlocutore ama in particolare. E mi dice: “Come se fa a ‘na fiera se no ghe xe un folparo?”. Poi rincara la dose: “A Sitadèa (Cittadella, Ndr) ghe ne xe tre!”. Non c’è che dire: in quanto a offerta di folpi, Cittadella batte Bassano 3 a 0.

Qui termina la proiezione di “Folp Fiction”. E scorrono, in tutti i sensi, i titoli di coda.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.