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Faoro, di nome e di fatto

Alla raffineria d’oro Perth Mint di Perth, in Australia, prodotto un lingotto d’oro di oltre 500 kg. È il lingotto d’oro più grande e più puro del mondo, omologato dal Guinness World Records. L’eccezionale impresa è stata compiuta grazie alle soluzioni tecnologiche del Gruppo Ikoi di Tezze sul Brenta. Il fondatore e chairman del Gruppo Ikoi Giovanni Faoro: “Siamo nella storia”.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Ago 3, 2026

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Perth: l’AD del Gruppo Ikoi Michela Ferraro e il presidente Giovanni Faoro col lingotto d’oro da Guinness dei Primati

Faoro. Di nome e di fatto. Nomen omen: un nome, un programma. Perché Giovanni Faoro, fondatore e chairman del Gruppo Ikoi e dell’omonima azienda con sede a Tezze sul Brenta, l’oro lo ha fatto veramente, fornendo le soluzioni tecnologiche per la realizzazione in Australia del lingotto aureo più grande del mondo, omologato dal Guinness World Records: una barra del nobile metallo di oltre 500 chili di peso. Per la precisione: 521,2 chilogrammi. Non solo: si tratta anche del lingotto d’oro più puro del mondo, con una purezza del 99,999%. Non ho sbagliato a digitare sulla tastiera: i 9 dopo la virgola sono proprio tre.

Il Gruppo Ikoi è leader mondiale nella fornitura di soluzioni tecnologiche innovative per l’industria dei metalli preziosi e il lingotto d’oro da oltre mezza tonnellata è stato realizzato mediante un impianto di colata progettato e costruito proprio dal gruppo presieduto da Faoro. La Perth Mint, con sede a Perth e luogo di esecuzione dell’opera da record, è invece una storica raffineria d’oro ed è una delle più importanti raffinerie di metalli preziosi al mondo (raffina circa il 70 per cento dell’oro estratto in Australia), nonché zecca del Governo del Western Australia.

L’eccezionale impresa è stata compiuta nella raffineria australiana, sotto la supervisione dei giudici del Guinness World Records, lo scorso 9 luglio. Lo straordinario risultato ottenuto è stato invece annunciato alla stampa internazionale venerdì scorso 31 luglio, in occasione della cerimonia ufficiale a Perth per il conferimento del riconoscimento del primato raggiunto. 

All’incontro sono intervenuti il console d’Italia a Perth Sergio Federico Nicolaci; il governatore e il premier dello Stato federato del Western Australia, Chris Dawson e Roger Cook; il presidente del Consiglio di Amministrazione della Perth Mint Sam Walsh e l’amministratore delegato Jason Waters. Oltre al presidente Giovanni Faoro, il Gruppo Ikoi era rappresentato dall’amministratore delegato Michela Ferraro. Per suggellare l’importanza del contributo tecnologico italiano, il nome Ikoi è stato inciso direttamente sul lingotto, quale riconoscimento permanente dell’innovazione e del know-how forniti dall’azienda.

“Questo record mondiale porta la firma dell’ingegno e della tecnologia italiana – ha dichiarato alla cerimonia il console Nicolaci –. Il contributo del Gruppo Ikoi conferma come il know-how manifatturiero e ingegneristico del nostro Paese continui a distinguersi nei progetti industriali più avanzati a livello internazionale.”

“L’Australia è molto ricca di oro e di argento e molte compagnie minerarie australiane sono leader per gli impianti e le tecnologie per la raffinazione dell’oro e dell’argento – spiega a Seven Giovanni Faoro, in collegamento telefonico da Perth –. Noi siamo fornitori di una raffineria di Stato, la Gold Corporation “The Perth Mint”. Con loro abbiamo stipulato un accordo di ricerca e sviluppo per soluzioni tecnologiche innovative e “verdi” in grado di favorire il risparmio energetico e di ridurre il consumo di prodotti chimici. È una raffineria di Stato ma i suoi rappresentanti sono persone molto aperte e molto moderne.”

“La Perth Mint aveva già fatto la moneta d’oro più grande del mondo, da una tonnellata, nel 2013 – continua il nostro interlocutore –. Ci ha interpellato per realizzare il nuovo record con il lingotto più grande del mondo, di 500 kg, e anche il più puro, al 99,999%. L’oro puro standard è al 99,99%, qui siamo arrivati ad un millesimo dal 100%. C’era la sfida per come realizzarlo e per come mantenerne la purezza, perché quando l’oro si fonde e si solidifica è sempre a rischio di essere inquinato.”

“La tecnologia che abbiamo sviluppato si è concretizzata con una nostra macchina – prosegue l’imprenditore tedaroto –. È un sistema brevettato e si chiama “Flameless Tunnel” (che significa letteralmente: “tunnel senza fiamme”), sviluppato per la fusione della barra. Lo abbiamo adeguato e modificato per fare questa barra da 500 chili ed era l’unico modo per poterla fare.” “La fusione della barra – prosegue – è stata ottenuta all’interno di uno stampo composto da una speciale lingottiera fatta in grafite, sviluppata dalla Graphite Hi Tech di San Zeno di Cassola, che è un’altra azienda del nostro gruppo.”

“Ci sono voluti quattro mesi di studio dei nostri ingegneri, assieme al team Ricerca & Sviluppo del cliente, per ottenere questo risultato – sottolinea il chairman del Gruppo Ikoi –. Noi siamo un gruppo di tre aziende, ciascuna delle quali è specializzata in una parte di soluzioni per la raffineria di metalli preziosi: l’Ikoi Spa che è la capogruppo, la Graphite Hi Tech Srl di San Zeno e l’Opi Srl di Isola Vicentina.”

“Questa non è “fuffa”, non è “fumo” – conclude Faoro con motivato orgoglio –. Il marchio Ikoi è stato impresso nel lingotto. Siamo nella storia.”

Tante grazie dunque a Giovanni Faoro, di nome e di fatto, per questo collegamento telefonico dalla zona Down Under del pianeta. Era il minimo che potevamo fare per celebrare e segnalare anche ai nostri lettori questa ennesima eccellenza del Made in Italy, in trasferta nella terra dei canguri. Oro benon.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.