Avete mai provato a comprare, sul Grappa, un panetto di burro di malga? Di solito è un “panettone”, cioè un bel quareo di prodotto. Il suo colore è di un giallo intenso ed è un burro speciale: vi si percepisce il gusto dell’erba e dei fiori di montagna, pasto prelibato delle vacche in alpeggio. Dal ruminante al consumatore. Passando per il malgaro, che col suo sapere tramandato da generazioni munge il latte delle mucche e lo trasforma in qualcosa di unico, per sapore e caratteristiche: non solo burro e ricotta ma anche, sul Massiccio, gli intramontabili Morlacco e Bastardo del Grappa.
Dalle nostre parti abbiamo ancora la possibilità, e direi anche la fortuna, di salire in quota con la piacevole opzione, nella bella stagione, di “andar per malghe”. La frequentatissima Rassegna dei Formaggi del Grappa, che si svolge nell’estate di ogni anno al Rifugio Campocroce, è la vetrina privilegiata di un settore che oggi, tuttavia, non è privo di incognite sul proprio futuro. Per queste particolari “latterie a cielo aperto” – presidi di tradizione, di cura del territorio montano e di alimentazione naturale – si stanno infatti profilando sempre di più tempi di vacche magre.
L’allarme è stato lanciato proprio in occasione della 30sima edizione della Rassegna dei Formaggi del Grappa, nel cui giorno di apertura si è svolto il convegno “La civiltà della malga: sostenibilità, sfide economiche e tutela di un patrimonio antico”, promosso da A.Pro.La.V. – Associazione Regionale Produttori Latte del Veneto insieme a Veneto Agricoltura, al Comune di Borso del Grappa, all’IPA Terre di Asolo e Monte Grappa e all’Unione Montana del Grappa.
Di fronte a un pubblico di amministratori, tecnici e rappresentanti del mondo agricolo, è stato fatto il punto sullo stato delle malghe del territorio a trent’anni dalla prima edizione della manifestazione. Tra i relatori, per la prima volta, ha trovato spazio anche una rappresentanza di malghesi delle tre province Belluno, Treviso e Vicenza, che hanno portato la loro esperienza diretta e offerto un quadro concreto della situazione attuale dell’alpeggio.
“Numerose sono le criticità che oggi gravano sulle malghe – ha affermato il Presidente di A.Pro.La.V. Terenzio Borga –. Tra le principali preoccupazioni dei malghesi il problema idrico, l’aumento dei costi di gestione (carburante ecc.), la crescente difficoltà nel reperire manodopera qualificata, gli effetti dei cambiamenti climatici sui pascoli e la complessità degli adempimenti burocratici.” “A questo – ha proseguito Borga – si aggiunge la difficoltà di garantire un adeguato ricambio generazionale, indispensabile per assicurare la continuità di un’attività che rappresenta non solo un presidio economico ma anche un’importante patrimonio ambientale, culturale e paesaggistico.”A.Pro.La.V.
“La forte preoccupazione espressa dai malghesi – ha sottolineato il presidente A.Pro.La.V. – per il futuro di questa tradizione secolare, che vede la riduzione del 50% delle malghe monticate a vacche rispetto all’inizio della rassegna, deve farci comprendere la necessità di avere politiche di sostegno più efficaci ed un maggior riconoscimento del ruolo che le malghe svolgono nella tutela della montagna, nella conservazione del paesaggio e nella valorizzazione delle produzioni locali.”
Dal confronto è emersa la consapevolezza che salvaguardare le malghe significa preservare un patrimonio collettivo di competenze, biodiversità e identità territoriale, fondamentale per il futuro delle comunità montane. Dovendo in primo luogo tener conto dei problemi evidenziati a partire dalle difficoltà legate alla siccità e, in particolare, alla disponibilità di acqua, tema più volte richiamato nel corso del convegno.
Da qui è nata la proposta di un Piano Malghe regionale: uno strumento ritenuto necessario perché sono le malghe, prima di tutto, a tenere viva la montagna. L’idea è stata lanciata dall’assessore regionale all’Agricoltura, Foreste e Montagna Dario Bond, che ha invitato il territorio del Monte Grappa ad avviare questo percorso partendo dalla Riserva della Biosfera MaB UNESCO.
Musica per le orecchie di Fabio Marin, nella sua triplice veste di sindaco di San Zenone degli Ezzelini ma soprattutto di presidente dell’IPA Terre di Asolo e Monte Grappa e di coordinatore della Riserva della Biosfera Mab UNESCO del Monte Grappa. Il quale ha accolto la proposta dell’assessore regionale, in quanto “coerente con il lavoro già avviato dalla Riserva”. Sarà quindi la Riserva della Biosfera del Monte Grappa a predisporre una prima proposta del piano, che punterà a mappare lo stato delle malghe, pubbliche e private, e a individuarne le necessità infrastrutturali: sul solo Grappa se ne contano oltre una ventina di operative. Un progetto pilota che, se confermato, potrà in futuro estendersi alle oltre settecento malghe presenti in tutto il Veneto.
“Le malghe rappresentano il cuore del Monte Grappa: sono fondamentali sia per la tutela e la gestione del territorio, sia per lo sviluppo economico della montagna e delle comunità che la abitano – ha affermato Marin al convegno a Campocroce –. È arrivato il momento di affrontare questo tema con un approccio scientifico e programmatorio, partendo da una ricognizione puntuale delle malghe, del loro stato di conservazione e delle criticità che oggi ne limitano l’attività. Siamo orgogliosi che la Regione abbia individuato proprio la Riserva della Biosfera MaB UNESCO Monte Grappa per avviare questo progetto pilota.”
Bene, bravi. Quando vedo che la Riserva della Biosfera del Grappa serve a qualcosa, m’illumino d’immenso. Resta tuttavia aperta, riguardo al Piano Malghe regionale, la questione delle risorse economiche a disposizione.
L’assessore Dario Bond, a tale riguardo, ha evidenziato che “le risorse regionali, da sole, non sono sufficienti a rispondere alle necessità delle malghe venete”. “La mia proposta è di costruire assieme un Piano Malghe con il supporto tecnico della Regione – ha specificato l’esponente della giunta veneta –. Uno strumento che consentirebbe di programmare gli interventi in modo organico e di rafforzare la capacità del territorio di accedere a finanziamenti regionali, nazionali ed europei, anche in vista della programmazione 2027-2032 del Complemento per lo Sviluppo Rurale, che potrebbe prevedere misure dedicate al settore.”
Insomma: se son schei, fioriranno. Per il momento, a fiorire sono i pascoli delle vacche in monticazione ad alta quota. Quelli che danno l’inconfondibile retrogusto erbaceo al burro di malga. La rete delle malghe sul Grappa è un Piccolo Mondo Antico che cerca di resistere: l’era No Vacchs, senza più mucche che scorrazzano sui prati in declivio, non è ancora all’orizzonte ma è fondamentale prevenirla.

