Il grande nitrito si sta avvicinando: il prossimo autunno, in data ancora da comunicare, il Cavallo Colossale di Antonio Canova, maxi modello in gesso tinto di bronzo del cavallo del monumento equestre di Ferdinando I di Borbone, ritornerà trionfalmente nel Museo Civico di Bassano. E ci tornerà tutto d’un pezzo, dopo l’intervento di restauro e di ricostruzione che l’ha restituito alla sua imponenza originaria. Dopo l’esposizione in anteprima del Maestoso Destriero alla mostra “Eterno e visione. Roma e Milano capitali del Neoclassicismo” alle Gallerie d’Italia a Milano, prossimamente su questi schermi andrà quindi in scena il super mediatico rientro a casa, in quel Museo dove i suoi pezzi smontati erano rimasti nascosti nei depositi per più di 50 anni, del Grandioso Quadrupede. In questo modo l’amministrazione Finco raccoglierà le carrube, pardon raccoglierà i frutti dell’operazione voluta e iniziata dalla precedente amministrazione Pavan.
Dallo scorso 3 agosto e fino a una ancora imprecisata data di settembre, il Museo Civico è chiuso al pubblico per consentire gli interventi di adeguamento e di messa in sicurezza dello spazio dove l’Augusto Equino sarà collocato, vale a dire la sala ottagonale d’ingresso della pinacoteca al primo piano. E lo scorso giovedì 20 agosto una delibera della giunta comunale ha approvato la fattibilità tecnico-economica dell’intervento di installazione del Cavallo Colossale che prevede il consolidamento strutturale del solaio ligneo della sala ottagonale, per un quadro economico complessivo di 110 mila euro. Ok, il prezzo è giusto.
Ma in realtà, con l’avvicinarsi dell’autunno, l’amministrazione Finco non dovrebbe solamente preoccuparsi del consolidamento strutturale del pavimento che sosterrà il Sommo Cavallone. Dovrebbe anche e soprattutto preoccuparsi del consolidamento strutturale e messa in sicurezza della maggioranza che sostiene il sindaco, sempre più minata da infiltrazioni e crepe.
Da tempo ormai, all’interno della cosiddetta alleanza di centrodestra che governa la città sta tirando aria di fronda. È il segreto di Pulcinella bassanese. Il malcontento è al momento concentrato sulla componente rimasta ancora di maggioranza relativa (i consiglieri sono quattro, compreso il presidente del consiglio comunale) e rilevante per peso politico che risponde al nome di Fratelli d’Italia.
Sul tentativo di “isolamento” di Fratelli d’Italia da parte del resto della maggioranza è scoppiato il battibecco di Ferragosto tra Elena Donazzan, che ha lanciato il macigno, e Nicola Finco. Ma al di là del teatrino delle reciproche dichiarazioni a mezzo stampa, ha toccato un nervo scoperto. Molto scoperto. Al punto che l’altra faccia della maggioranza (i capigruppo di Lega, Forza Italia, lista Finco Sindaco, Impegno per Bassano, più la mina vannacciante Pietrosante del gruppo misto) si è sentita in dovere di puntualizzare a quasi tutti gli organi di informazione che “il dialogo tra le forze di coalizione avviene regolarmente con riunioni settimanali, nelle quali è normale che emergano sensibilità diverse”. E che semmai sono alcuni esponenti di Fratelli d’Italia a dimostrare atteggiamenti “poco collaborativi”.
Il comunicato stampa della “maggioranza meno Fratelli d’Italia”, che la capogruppo di Forza Italia Chiara Tessarollo si è dimenticata di trasmettere a Seven Magazine, appare come una chiamata generale alla volemose bene per diffondere l’immagine rassicurante di una sorridente foto di famiglia. Ma per le anomalie che si ritrova al suo interno sembra essere piuttosto la famiglia Addams.
In tutto questo bailamme di incognite e di dispute politiche si innesta poi una variabile indipendente che si chiama Elena Pavan, l’ex sindaca che dai banchi di minoranza si è catapultata in quelli di maggioranza dopo la sua adesione a Fratelli d’Italia.
Per lei, come per l’Elena dell’Iliade, il resto della maggioranza ha dichiarato la guerra di Troia, quella dove compare un altro Cavallo Colossale. Nei suoi confronti, in particolare da parte di Impegno per Bassano e della lista Finco Sindaco, è stato posto sin da subito il veto a partecipare e a parlare alle riunioni di maggioranza. Un niet assoluto che è stato ribadito nel già citato comunicato di Tessarollo & Friends: “La sua appartenenza a Fratelli d’Italia non cancella il dato politico: alle ultime elezioni si è candidata contro le nostre liste e contro il candidato sindaco Nicola Finco.” La qual cosa, secondo i firmatari della nota, si rifletterebbe anche nelle sue “posizioni fortemente critiche verso l’attuale amministrazione” che sarebbero “incoerenti con l’appartenenza al gruppo di maggioranza e poco rispettose nei confronti dell’elettorato e dei cittadini bassanesi”.
Se per questo, e a onor del vero, va ricordato che anche Fratelli d’Italia come partito si è schierato “contro il candidato sindaco Nicola Finco”, prima di allearsi con lui al ballottaggio, avendo sostenuto al primo turno, e molto convintamente, la candidatura a sindaco proprio di Elena Pavan. Con l’impegno in prima persona di Elena Donazzan e del coordinatore provinciale di FdI Silvio Giovine che nel 2024 avevano portato a Bassano, a sostegno della causa pro Pavan, alcuni big del partito come Giovanni Donzelli e Galeazzo Bignami. Ed è stato molto probabilmente questo il “peccato originale” che agli occhi dello Zar Nicola I mette in cattiva luce i compagni di squadra meloniani, acquisiti al mercato di riparazione del secondo turno elettorale, in un deficit di fiducia reciproco molto difficile da ricomporre.
Ora Elena Pavan ha fatto sapere a mezzo stampa di voler spezzare il tabù architettato nei suoi riguardi annunciando l’intenzione di partecipare finalmente alle riunioni di maggioranza. Un messaggio che già profuma di resa dei conti, nelle segrete stanze dove già qualcuno, e non da adesso, ha lanciato l’anatema “o lei o noi”. Può sembrare all’apparenza una questione secondaria: ma è proprio qui, invece, che le crepe e infiltrazioni rischieranno di allargarsi.
Tutto ciò si profila alla vigilia di una stagione in cui l’amministrazione comunale di Bassano del Grappa ha bisogno di tutto, fuorché di presentarsi divisa o comunque fortemente sfilacciata al suo interno. Settembre è il mese della consegna al Ministero della Cultura dei dossier di candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2029 e dicembre è la scadenza per la selezione, da parte della giuria ministeriale, delle dieci città finaliste per il titolo. Aspirare “a fare squadra” per raggiungere l’obiettivo in un clima di tensione politica equivarrebbe a darsi una badilata sui denti.
Novembre, o al massimo gennaio come sembra più probabile, è poi il mese delle elezioni per il rinnovo delle cariche della Provincia di Vicenza, alla cui presidenza Nicola Finco aspira con l’accordo bipartisan della “Casa dei Comuni” sottoscritto col sindaco dem di Vicenza Giacomo Possamai & Friends. Questo è attualmente il maggiore elemento di scontro col partito di Fratelli d’Italia, non ancora emerso a livello di equilibri di maggioranza comunale. Tuttavia, più si avvicinerà la scadenza elettorale provinciale e più i “distinguo” politici monteranno anche in riva al Brenta.
Autorevoli rumors di palazzo fanno intendere che quello che abbiamo visto fino adesso in questo mese di agosto, in quella che appare essere la fase più nervosa dei primi due anni di amministrazione comunale, è solo un prologo di quello che accadrà da settembre in poi. “Prepara i popcorn”, mi ha scritto mister X. I rumors non sono notizie e vanno presi per quelli che sono, ma vanno comunque tenuti in considerazione. Non mi resta quindi che concludere con un colpo di teatro.
“Un cavallo, un cavallo, il mio regno per un cavallo!”. È la famosa frase pronunciata dal re d’Inghilterra Riccardo III, nell’omonimo dramma di Shakespeare, che sconfitto in battaglia cerca disperatamente un cavallo per fuggire e salvare la pelle. Ma per salvarsi dalle insidie che a quanto pare lo attendono nell’autunno caldo della politica bassanese, di cui è già iniziato il conto alla rovescia, al re di Bassano Nicola I non basterà il Cavallo Colossale di Canova.

