Quasi 2000 chilometri in auto tra andata e ritorno, partendo da Subotica, la città della Serbia vicina al confine con l’Ungheria, situata a nord della provincia autonoma plurilingue della Vojvodina dove il mondo slavo e quello ungherese si incrociano da secoli. Destinazione: Piovega di Sotto, in territorio comunale di Enego. Qui, a pochi passi dal parcheggio della Premiata Birreria Cornale e del Bar Gelateria Al Confin, posto su un terreno a prato adagiato sulla riva destra del Brenta, proprio all’inizio della strada comunale Valgadena, si trova l’ex Cimitero Militare Austro-Ungarico. In realtà, per pochi metri il camposanto è ubicato oggi in Comune di Valbrenta, ma in tutte le carte storiche risulta appartenere a Piovega di Sotto. Per quale motivo si chiama “ex Cimitero”, ve lo spiegherò tra poco. Ma il perché del lungo viaggio in macchina verso questo punto geografico cercato da una vita, ve lo spiego subito.
Questa è la storia di una tomba rimasta sconosciuta per 108 anni alla famiglia della persona sepolta. È il luogo dove, assieme ad altri 698 caduti dell’esercito austro-ungarico, riposava la salma di Pál Dulics, soldato croato di nazionalità ungherese, appartenente all’Infanterie-Regiment n. 86, nato nel 1886 a Györgyén (oggi Đurđin) nei pressi di Szabadka (come si chiamava allora Subotica, rimasta fino al 1918 sotto l’Ungheria) e morto il 16 giugno 1918 combattendo nella Battaglia del Solstizio (15 – 24 giugno 1918) sul Monte Asolone sul fronte del Grappa. Da allora, i suoi discendenti in Vojvodina non hanno più saputo dove riposasse per andare a posare un fiore in suo ricordo.
Il figlio di Pál Dulics, Šime Dulić, che quando ha perso il genitore aveva appena 7 anni, ha inutilmente tentato per tutta la vita di rintracciare la sepoltura del padre caduto nella Prima Guerra Mondiale. Un “vuoto” di conoscenza che è stato ereditato dalla figlia di Šime e nipote di Pál, Dubravka Dulić Galfi. Fino a che, prima del Covid che ha poi congelato il tutto per qualche anno, la signora Dubravka, assieme al marito Mijo Galfi, ha cominciato a raccogliere informazioni utili alla fatidica individuazione dei luoghi della morte e della tomba del nonno.
È così partita l’operazione che potremmo intitolare alla Steven Spielberg: “Trovate il soldato Pál”. Del caso si è interessato il prof. Tibor Molnár, storico di Senta, in Vojvodina, ed esperto della Grande Guerra, che si è rivolto all’Archivio del Museo di Storia militare di Budapest. E quest’anno è avvenuta finalmente la tanto attesa rivelazione: il soldato Pál, a 108 anni dalla sua morte sul fronte, è stato trovato. O per meglio dire, ne è stata rintracciata l’originaria sepoltura: il Cimitero Austro-Ungarico di Piovega di Sotto, tomba n. 344. Come attestato dalla mappa del catasto militare e dagli altri documenti rinvenuti all’Archivio di Budapest.
È stata la ragione del lungo viaggio in macchina da Subotica fino alla riva destra del Brenta, nel punto più stretto della Valle, della nipote Dubravka e di suo marito Mijo. Ma quel Cimitero Militare, così come precisamente raffigurato nella mappa del catasto ungherese, oggi non esiste più. E qui comincia la seconda parte della storia, quella in cui vi spiego perché si tratta di un “ex Cimitero”.
Nel 1917, le truppe imperiali allestirono nella galleria del forte Tombion un ospedale di guerra e per dare degna sepoltura ai feriti che morivano in questo ospedale o ai caduti nell’ultimo anno di guerra sul fronte del Grappa, venne realizzata nella vicina Piovega di Sotto l’area cimiteriale, nella quale, secondo la mappa del catasto austriaco, sono state tumulate in tutto 699 salme. Ma sotto il fascismo, dal 1930 al ‘35, il regime decise di svuotare i Cimiteri di Guerra più piccoli, traslando i resti dei caduti in Ossari comuni e in Monumenti più grandi in altre località. Da qui la “sparizione” del Cimitero di Piovega di Sotto.
Un oblio che è proseguito fino ad alcuni anni fa, quando nel corso di alcuni scavi sul terreno dell’ex camposanto, oggi di proprietà privata, sono state rinvenute sottoterra una serie di lapidi e croci. Il proprietario dell’area Renzo Cavalli ha quindi ricomposto le pietre tombali ritrovate, coi nomi dei soldati ancora impressi, realizzando l’attuale piccolo ex Cimitero Militare Austro-Ungarico – poi inaugurato nel 2022 – e dedicandolo al figlio Matteo, morto prematuramente in un incidente stradale, che aveva espresso il desiderio di onorare la memoria di quei caduti e di quelle lapidi riapparse alla luce del sole. I cippi recuperati e in buone condizioni sono però solo 144. Sulla bacheca di un monumento a forma di libro sono stati aggiunti i rimanenti nominativi rintracciati, in tutto poco più di 160. Nell’ex Cimitero Militare ricomposto è stata quindi recuperata la memoria di meno della metà dei soldati austro-ungarici originariamente sepolti nel sito in riva al Brenta.
La terza, ultima e più attuale parte del nostro racconto è quella dell’esito del lungo viaggio alla ricerca del nonno perduto con partenza da Subotica. È venerdì 5 giugno e Dubravka Dulić, assieme al marito Mijo, arriva nel piccolo ex Cimitero di Piovega di Sotto alla ricerca di qualcosa che le dica: “tuo nonno era qui”. Ma il nome di Pál (“Paolo” in italiano) Dulics, ovvero Dulics Pál perché in lingua ungherese il cognome va scritto prima del nome, non viene rinvenuto né sulle lapidi, né sull’elenco degli altri caduti riportato sul monumento. Questo significa che tra i quasi 400 caduti austro-ungarici sepolti originariamente in questo sito, registrati negli archivi militari e traslati altrove negli anni ‘30 senza lasciare più alcuna traccia in loco – e quindi senza lapide ritrovata o senza nome sul monumento –, c’è anche lui.
La nipote Dubravka, visibilmente emozionata nonostante il fatto che la sepoltura del nonno non ci sia materialmente più, posa davanti al cancello d’ingresso dell’ex Cimitero un lumino acceso. È anche il momento per una preghiera. Un gesto d’amore che la sua famiglia sognava di fare da più di un secolo.
La storia, però, non finisce qui. Grazie a un contatto favorito dal noto ristoratore del luogo Romano Cornale, i due ospiti arrivati dalla Serbia vengono raggiunti a Piovega di Sotto, per uno speciale incontro a tu per tu, da Stefano Delucca e Fidenzio Grego: il primo ex finanziere da Grigno in Trentino e il secondo attuale prosindaco di Cismon del Grappa nel Comune di Valbrenta nonché componente del gruppo Alpini di Cismon.
Stefano è un componente del gruppo di ricercatori “Custodi della Memoria – Hüter der Erinnerung” della Bassa Valsugana trentina, con cui collabora anche Fidenzio, impegnati da anni nella ricerca dei soldati caduti nella Grande Guerra nel territorio del Massiccio e della Vallata e dei militari della Valsugana e del Tesino caduti o combattenti in altri fronti dal 1914, l’anno di entrata in guerra dell’esercito austro-ungarico. Sono stati i “Custodi della Memoria” a rinvenire i dati anagrafici dei soldati caduti e sepolti a Piovega di Sotto, consultando le Verlustlisten (liste delle perdite) compilate dal Ministero della Guerra di Vienna nel 1917-18 e stilando l’elenco dei nomi ricordati all’ex Cimitero che, come riconosce Delucca, “non è ancora definitivo”.
Stefano Delucca riporta i dati della diaspora dei corpi dei soldati sepolti a Piovega di Sotto e trasferiti altrove negli anni ‘30: 89 a Levico, 241 a Trento, 102 a Passo Pordoi e quindi a Gallio, 356 a Gallio e quindi ad Egna. Fanno in tutto 788 caduti, ma nel computo totale vanno probabilmente compresi anche i corpi trasferiti a Piovega di Sotto da un altro vicino Cimitero Militare Austro-Ungarico che era ubicato sulla sponda opposta del Brenta, all’altezza di località Pianello. E sempre Stefano afferma il suo impegno a proseguire le ricerche per vedere se sia possibile scoprire il luogo dove la salma del soldato Pál Dulics è stata definitivamente traslata.
Dunque, l’operazione “Trovate il soldato Pál” continua. Ma il fatto di non aver rintracciato la sua lapide né il suo nome sul monumento all’ex Cimitero Militare di Piovega di Sotto, dove venne sepolto 108 anni fa, non ha impedito alla nipote Dubravka e a suo marito Mijo di vivere un’esperienza di forte impatto emotivo. “È stato molto emozionante e molto triste, perché mio padre lo ha cercato per tutta la vita e non lo ha trovato – mi conferma Dubravka Dulić con la voce rotta dalla commozione –. Non ho visto il nome di mio nonno ma qualcosa mi dice che lui è qui. Sento la sua presenza.”
Sono parole irradiate da una luce di memoria che non si è mai spenta. Mentre un piccolo pezzo della Grande Guerra, ovvero quello che ne resta, è lì davanti a noi.





