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Area 51

Chiusa, segreta, inaccessibile, occultata alla pubblica opinione. Come la celebre base militare del Nevada al centro dei “misteri” extraterrestri. L’area dell’ex Polo Museale Santa Chiara è diventata di per sé un UFO: Unidentified Finco’s Object.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Ago 30, 2026

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Foto di FulBicildrone – Archivio Seven Magazine

“USA a caccia di alieni, nell’Area 51 spunta una ‘torre nera’”. Così l’AGI (Agenzia Giornalistica Italia) in un articolo dello scorso 23 febbraio. È una notizia vera ed è la notizia più recente che riguarda l’Area 51, la celeberrima base militare sperduta nel deserto del Nevada, occultata alla pubblica opinione da livelli di segretezza assoluti e da sempre associata, nel pensiero comune, a misteriosi avvistamenti di alieni e di UFO e ad altrettanto misteriosi complotti governativi per oscurare la “verità” che si nasconderebbe al suo inaccessibile interno. 

La notizia riguarda la “comparsa” nelle immagini satellitari di Google Earth di una struttura isolata, verticale, triangolare sulla punta, di colore scuro, che dalla lunga ombra proiettata sul terreno avrebbe un’altezza tra i 45 e i 60 metri, proprio nel cuore del nulla sabbioso e roccioso del Nevada Test and Training Range, com’è chiamata ufficialmente l’Area 51, già Nevada Test Site – 51 negli anni che furono.

Quanto è bastato per scatenare nuovamente il fermento degli appassionati di extraterrestri che collegano il centro di sperimentazione aeronautica ultrasegreta con presunti incontri ravvicinati con gli alieni o con presunte “prove” della loro esistenza.

Ma c’è di più: come riporta sempre l’articolo dell’AGI, il presidente Trump ha annunciato che darà ordine al Pentagono e alle agenzie federali di iniziare a desecretare i file su alieni, UFO e “fenomeni aerei non identificati”, citando il “tremendo interesse” dell’opinione pubblica. Carramba che trumpata.

Perché ne scriviamo sulla nostra testata online locale? Perché anche noi, qui a Bassano del Grappa, abbiamo la nostra Area 51. Chiusa, segreta e inaccessibile come la base militare americana. E pure occultata fino ad oggi alla pubblica opinione non essendoci più state notizie che la riguardano, da parte di chi dovrebbe fornirle e cioè l’amministrazione comunale, ormai da tempo immemorabile. 

È l’area dell’ex Polo Museale Santa Chiara, in pieno centro storico, ridotta ad un pezzetto di deserto del Nevada, ma con “cratere” in mezzo, dopo le note vicissitudini che hanno riguardato il cantiere, poi interrotto definitivamente. E anche dopo le idee pensate, proposte e mai realizzate per la sua riconversione in qualcosa di diverso o addirittura – vedasi il mega progetto pubblico/privato del “Genius Center” nella passata amministrazione – in qualcosa di più grande.  

Proprio in questi giorni è ritornata all’improvviso d’attualità grazie al fotografo bassanese Tiziano Tasca, che sul suo profilo Facebook ha postato la foto di una delle finestre coi vetri infranti del muro del “cratere” che si affaccia su viale delle Fosse, segnalando lo stato di abbandono, civico prima ancora che progettuale, in cui versa la Grande Incompiuta di Bassano del Grappa. 

Ha scritto Tasca su FB: “Bassano del Grappa, Viale delle Fosse, ex Caserma Cimberle Ferrari. NON APRITE QUELLA FINESTRA.” Uno sfogo che è divenuto ulteriormente di pubblico dominio dopo un servizio che gli è stato dedicato dal Tg Bassano Notizie di TVA Vicenza. “Non aprite quella finestra”: una citazione da film horror che punta il dito su un luogo tenuto “nascosto” e che suscita una certa inquietudine. Ecco perché l’ex Polo Santa Chiara può essere considerato l’Area 51 de noialtri.

Non si pensi che l’accostamento del “buco col cantiere fermo intorno” di Bassano alla base dei misteri “extraterrestri” del deserto del Nevada sia azzardato. E partiamo subito da una coincidenza clamorosa.

L’ex Polo Santa Chiara, infatti, è diventato di per sé un UFO. Già, proprio così: è un Unidentified Finco’s Object, ovvero un Oggetto Finchiano Non Identificato. Del tutto alieno – è proprio il caso di dirlo – agli interessi dell’amministrazione comunale e completamente scomparso dai radar della programmazione a medio e lungo termine del governo cittadino.

Gli ultimi segnali di vita nello spazio captati dagli ufologi risalgono al 2024, nei primi mesi del mandato dell’attuale sindaco pro tempore, quando proprio Finco, all’assemblea del Quartiere Centro Storico, aveva pomposamente annunciato: “Per l’ex Polo Santa Chiara lanceremo un concorso di idee con il Premio di Architettura Città di Bassano.” Bah. Magari sarò stato disattento, ma io di questo concorso di idee non ho avuto più notizia. Ma forse sono un complottista.

È pur vero che qualsiasi intervento per costruire qualcosa su questa ferita eternamente aperta della città sarebbe estremamente impegnativo (per usare un eufemismo) sotto il profilo dell’investimento finanziario, con o senza la partecipazione dei privati, e che in quanto tale è una brutta gatta da pelare. Tuttavia il continuare a non parlarne sembra quasi il tentativo di chiudere la gatta in un pacco sigillato per spedirla, senza ricevuta di ritorno, alle amministrazioni comunali che seguiranno.

Resta quindi da capire come diavolo fare in modo che la attuale pubblica amministrazione riapra gli “X Files” sull’Area 51 di casa nostra e dia finalmente qualche notizia su un minimo barlume di idea – se mai un minimo barlume di idea sia apparso negli ultimi due anni nelle stanze di via Matteotti – per un possibile o perlomeno auspicabile futuro del grande buco incompiuto di viale delle Fosse.

In realtà una soluzione ci sarebbe. Questo lavoro potrebbero farlo benissimo gli americani, che hanno già un’ampia e consolidata esperienza sulle aree top secret e il cui presidente, come abbiamo visto, ha già espresso la volontà di rivelare i segreti sull’area militare del Nevada. Perché non farlo anche a Bassano?

Per togliere la segretazione sulle future prospettive di un luogo che è stato anche militare, negli anni in cui era la caserma Cimberle Ferrari, gli yankees mi sembrano più affidabili dell’amministrazione Finco. E non sussisterebbero neppure problemi di competenza territoriale. Basterebbe chiedere a Donald Trump di prendere una cartina di Bassano del Grappa e, come ha fatto l’altro ieri con il Lago Ontario, con un pennarello cambiare il nome dell’ex Polo Santa Chiara in ex Polo America.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.