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Arco e frecce: via ai nuovi Guglielmo Tell

Dal 2027 nella Provincia Autonoma di Trento sarà legale cacciare i cinghiali con arco e frecce. Animalisti e associazioni sul piede di guerra.

Domenico Riccio Domenico Riccio
  • Lug 9, 2026

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Immagine di vladimircech su Magnific

Tra pochi mesi nella Provincia Autonoma di Trento e in Trentino Alto Adige sarà possibile cacciare i cinghiali con arco e frecce grazie ad un provvedimento varato per limitare la diffusione della peste suina africana, questo almeno secondo le intenzioni dichiarate da Roberto Failoni, l’assessore a Foreste, caccia e pesca della provincia di Trento.

La decisione ha l’appoggio dell’ISPRA, Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale, che vede questo tipo di attività venatoria come alternativa all’impiego di armi da fuoco e utile all’identificazione dell’animale ucciso, oltre che ad essere privo di quella che viene definita “invalidità ambientale”. Secondo l’ISPRA senza il rumore degli spari si evita di dar fastidio ad altri animali che nel periodo di caccia concesso per i cinghiali possono essere in fase di migrazione e/o di nidificazione.

In realtà questo metodo di caccia è già possibile in altre regioni, tra cui il Veneto, per la caccia agli ungulati (animali provvisti di zoccoli, tra cui appunto cinghiali, cervi, daini, caprioli e stambecchi).

Anche se quella della Provincia di Trento non è una novità, associazioni e animalisti tornano sul piede di guerra.

Le dichiarazioni rilasciate dai vari enti non lasciano molto spazio all’immaginazione. Secondo Alessandro Piacenza, responsabile della tutela della fauna selvatica di OIPA Italia: “Un altro provvedimento estremo e pericoloso ai danni della fauna selvatica e della sicurezza pubblica: non più solo l’abbattimento come metodo di contenimento, ma anche attraverso una pratica che aumenta il rischio di ferimenti e di lunghe agonie per gli animali. È sconcertante che, nel 2026, si possa anche solo ipotizzare di legittimare una proposta del genere, contraria a ogni principio di civiltà. Chiediamo che venga ritirata senza esitazioni e che le istituzioni smettano di inseguire gli interessi di una minoranza dedita alla caccia, invece di adottare soluzioni realmente efficaci, etiche e basate sulle evidenze scientifiche”.

Anche l’ENPA, tramite la sezione di Rovereto, ha dichiarato: “ferma condanna nei confronti del provvedimento approvato dalla Giunta provinciale di Trento che introduce l’utilizzo dell’arco e delle frecce negli interventi di controllo dei cinghiali. Siamo di fronte a una scelta che sembra uscita da un film dell’orrore. Non basta uccidere gli animali: li si condanna a una sofferenza ancora maggiore. Parlare di ‘controllo mirato’ è un eufemismo che non nasconde la realtà: se il colpo non è perfettamente letale, il cinghiale può trascinarsi per ore con le viscere trafitte prima di morire dissanguato.

Se non per il rispetto dovuto agli animali almeno per la tutela della sicurezza dei cittadini. La maggioranza della popolazione è contraria alla caccia, tanto più quando viene praticata con modalità così cruente”.

In pratica la caccia con arco e frecce può essere crudele per l’animale, che se pur colpito in organi vitali muore per dissanguamento dopo una lunga agonia, tanto quanto pericolosa per le persone. Proprio la mancanza del rumore dello sparo, come sottolineato dall’ISPRA, rappresenta un pericolo per escursionisti, residenti, turisti e cercatori di funghi che potrebbero non accorgersi di essere finiti in un’area pericolosa, soprattutto ora che il nuovo DDL caccia (di cui abbiamo già parlato in un articolo precedente) già approvato in Senato il 23 giugno scorso potrebbe allargare le zone in cui la pratica venatoria è concessa, compresi i parchi pubblici.
Immaginate di essere nel prato di un parco pubblico dopo una sessione di trekking o un giro in bicicletta, con la vostra famiglia magari, e all’improvviso sentite il sibilo di una freccia che vi sfiora, se siete fortunati. 

Però non tutti hanno la mira di Guglielmo Tell e voi potreste non essere fortunati come il figlioletto dell’eroe elvetico.

Domenico Riccio

“Ho lavorato come Responsabile Comunicazione in ambito politico per anni, poi ho deciso di fare il salto dall’altro lato. Appassionato di politica, storia e citazioni. Vedo il giornalismo come l’arte di raccontare la verità, non formare opinioni.”