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Il Provinciale

Considerazioni a ruota libera sull’ipotesi di Nicola Finco presidente della Provincia di Vicenza.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Lug 24, 2026

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Fascia azzurra della Provincia inserita nella foto con AI

Nicola Finco, eletto nel 2024 sindaco di Bassano del Grappa con poco più di 500 voti di differenza sul suo competitor al ballottaggio Roberto Campagnolo, ha sempre pensato in grande. Soprattutto per se stesso. Ha saputo coltivare le amicizie politiche e le frequentazioni televisive giuste, necessarie e sufficienti per conquistare un posto al sole all’interno della Lega, già Lega Nord, e col tempo ha affinato la capacità di richiamare consensi nelle campagne elettorali.

La sua prima elezione alla Regione Veneto, nel 2010, quando aveva solo 26 anni, è stata (ma solo apparentemente, grazie a una candidatura favorita dai piani alti) un miracolo. All’epoca era consigliere comunale di minoranza a Bassano, nel gruppo della Lega Nord guidato dal compianto Luciano Todaro, ma sul piano della politica regionale era ancora un “signor nessuno”. Quindi, progressivamente, ha fatto strada e ne ha fatta tanta: è riuscito a farsi rieleggere a Venezia per altri due mandati, concludendo la sua carriera in laguna con la carica di vicepresidente del consiglio regionale del Veneto, dalla quale ha dovuto poi dimettersi dopo essere stato eletto sindaco di Bassano. 

Una caratteristica del nostro eroe è quella di essere molto ambizioso. Cosa piuttosto normale, nel suo mondo di eletti dal popolo. Prova ne sia il suo dichiarato auspicio nei tempi che furono di essere nominato assessore regionale, un ruolo che conferisce molto più potere e molta più visibilità mediatica rispetto a un normale consigliere di Palazzo Ferro Fini a Venezia. Ma Luca Zaia, uno a cui Nicola Finco non è mai andato troppo a genio, gli ha sempre negato questa possibilità. E l’entusiasmo di Zaia nel sostenerlo quando si è candidato a sindaco della città del Grappa è sembrato quasi un endorsement per “liberarsi” dalla sua presenza sul Canal Grande.

Ora l’ambizione finchiana potrebbe raggiungere un nuovo obiettivo. Il condizionale è d’obbligo perché si tratta ancora di una ipotesi, ma comunque suffragata dalla dinamica politica delle cose. Sto parlando di Nicola Finco il Provinciale, la figura che si sta delineando a seguito del patto “Per una Provincia che torni ad essere la Casa dei Comuni”, sottoscritto dai sindaci dei nove Comuni del Vicentino sopra i 15 mila abitanti per costituire un listone unitario alle prossime elezioni per il rinnovo del presidente e del consiglio della Provincia di Vicenza, in programma a novembre.

Un accordo bipartisan di cui Finco appare essere il principale ispiratore, assieme al suo collega di Vicenza Giacomo Possamai, in quota Partito Democratico, al punto che “asse Finco-Possamai” è diventato giornalisticamente il sinonimo dell’intesa raggiunta tra i nove primi cittadini.

Ma come dice il solito saggio:gnanca el can move a coa par niente. E anche e soprattutto in politica, nulla si fa senza avere un tornaconto. Che per quanto riguarda il sindaco di Bassano, secondo i rumors sempre più insistenti, sarebbe proprio quello di aspirare all’elezione sul ponte di comando di Palazzo Nievo a Vicenza.

Perché fare il presidente della Provincia non equivale a svolgere una carica solamente decorativa, come si potrebbe pensare. Il capo dell’amministrazione provinciale, che presiede il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci, è la prima figura di riferimento per le competenze residue rimaste alle Province dopo la riforma Delrio: in primis l’edilizia scolastica, che è un pallino del sindaco di Bassano anche nel suo Comune. E poi la pianificazione provinciale territoriale di coordinamento, la viabilità, la pianificazione dei servizi di trasporto in ambito provinciale e altro ancora. Ergo: la Provincia è un campo allargato per farsi vedere sul territorio e per richiamare titoli sui giornali, oltre ai limiti ristretti della cronaca di Bassano.

Sotto il profilo strettamente politico, conquistare la presidenza di Palazzo Nievo a seguito di un patto raggiunto col centrosinistra sarebbe inoltre per Finco un modo molto esplicito per smarcarsi ulteriormente da Fratelli d’Italia, il partito che più lo disturba all’interno della sua maggioranza a Bassano e che – guarda caso – per voce di Elena Donazzan più si è dichiarato contrario all’accordo bipartisan della “Casa dei Comuni”. Ma qui entra in gioco anche l’aspirazione ad essere rieletto dell’attuale presidente della Provincia Andrea Nardin, in quota FdI.

Tuttavia, secondo il punto di vista del vostro umile editorialista, il vero nodo della questione è un altro: per il sindaco di Bassano del Grappa la presidenza della Provincia altro non sarebbe che una nuova rampa di lancio. 

Rispetto all’avanzata età media della politica italiana (l’unico settore in cui i dinosauri non si sono ancora estinti), Finco è ancora giovane. Se lo vorrà, nel 2029 potrà ricandidarsi a sindaco di Bassano. Dopodiché – se rieletto, e sempre che nel frattempo non cambi la legge al riguardo – non potrà ricandidarsi a sindaco per la terza volta. Nel qual caso, ma anche se fra tre anni rinunciasse a tentare il bis, io non lo vedo proprio a fare il Cincinnato che si ritira dalla politica per curare l’orto di casa o tornare al suo vecchio mestiere di tecnico di un’azienda dell’energia elettrica. Questione di abitudine, ma anche e soprattutto di stipendi.

Godere di un curriculum da consigliere regionale del Veneto per 14 anni, sindaco di Bassano del Grappa e presidente della Provincia di Vicenza sarebbe un ottimo biglietto da visita per continuare la scalata verso le vette consentite dalla sua fedeltà ai leader del suo partito. Quella devozione grazie alla quale l’anno scorso, in occasione delle elezioni regionali, Matteo Salvini, in piena intesa con l’allora candidato governatore Alberto Stefani, lo ha nominato coordinatore e responsabile della campagna elettorale della Lega in Veneto.

Oltre alla possibilità di puntare alla presidenza della Provincia, Nicola Finco ha quindi le spalle ampiamente coperte per indirizzare la sua ambizione, in un futuro più o meno prossimo, verso nuove strade. Lo dice anche il noto proverbio: tutte le strade portano a Roma.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.