Quando si scrivono articoli come questo, il rischio è sempre lo stesso: fare una “marchetta” pubblicitaria a favore di un’impresa commerciale, o comunque legittimamente a scopo di lucro, che in questo modo gode di visibilità mediatica con tutti i vantaggi – peraltro gratuiti – che ne conseguono. In queste circostanze , la discriminante per decidere se occuparsi o meno della cosa è una sola: la rilevanza della notizia. E se la notizia in quanto tale è rilevante, non si tratta più di promozione mascherata da articolo giornalistico ma di un aggiornamento inserito nel contesto di un’informazione generale di pubblico interesse.
È il caso di un comunicato trasmesso in redazione da Unexpected Italy, azienda innovativa che punta l’attenzione sull’Italia più autentica ed etica, allo scopo di valorizzare il turismo responsabile e inclusivo. Titolo della nota stampa: “Hotel senza Wi-Fi e borghi senza auto: Unexpected Italy, la startup che punta sul turismo «scomodo»”. Caspita, interessante.
L’informazione generale di pubblico interesse è la seguente: la tendenza turistica del 2026 inverte la rotta. Meno servizi standardizzati e più autenticità radicale. “In un’epoca in cui siamo costantemente connessi, raggiungibili e sovrastimolati – afferma il comunicato –, il vero lusso sta diventando sempre più raro: staccare davvero.” Col nostro attuale stile di vita medio rischiamo di entrare in una spirale senza fine: secondo l’American Psychological Association, “oltre il 70% degli adulti sperimenta livelli elevati di stress legati al sovraccarico informativo e ai ritmi quotidiani”. Studi della Harvard Medical School dimostrano inoltre che “il contatto con la natura e la riduzione degli stimoli digitali contribuiscono ad abbassare i livelli di cortisolo, migliorare il sonno e aumentare la capacità di concentrazione”. Eppure, mentre cresce il bisogno di rallentare, l’offerta turistica sembra andare nella direzione opposta: sempre più comfort, sempre più servizi e sempre più stimoli.
E così, Unexpected Italy ha ricercato e selezionato sei luoghi turistici “autentici” e spesso nascosti del Bel Paese, che hanno scelto di non scendere a compromessi con gli standard tecnologici e di servizio del cosiddetto overtourism. “Tra artigiani, produttori locali, trattorie, selezioniamo strutture ricettive che definiamo scomode, perché decidono di non piacere a tutti, preferendo la coerenza all’algoritmo e diventando veri presidi di resistenza culturale – spiega Elisabetta Faggiana, fondatrice della startup –. In un mondo saturo di stimoli digitali, rallentare non è una rinuncia, ma un atto di libertà. Proponiamo un’ospitalità etica, radicata nel territorio, dove la disconnessione diventa la chiave per ritrovare un contatto autentico con se stessi e con la bellezza ruvida e vera del nostro Paese.” E questo perché, come sottolinea la referente di Unexpected Italy, “il vero lusso, oggi, non risiede nell’aggiungere servizi, ma nell’avere il coraggio di togliere il superfluo”.
La selezione celebra pertanto il “lusso della sottrazione” attraverso sei rifugi dove il silenzio è il vero protagonista. Ce n’è per tutti i gusti e soprattutto per tutte le rinunce: a cominciare dal Parco del Grep in Piemonte che offre case sugli alberi senza Wi-Fi, dove la disconnessione è totale e il cibo arriva in cesti da picnic. In Liguria, La Sosta di Ottone III richiede di abbandonare l’auto per abbracciare il ritmo lento di un borgo affacciato sul mare mentre Follonico, in Toscana, invita a “disimparare la fretta” in un casale in pietra della Val d’Orcia. C’è poi Sextantio, albergo diffuso in Abruzzo che preserva l’estetica medievale, dove il comfort moderno viene sostituito da camini in pietra e da candele.
Concludiamo la lista dei prescelti di Unexpected Italy con il nostro Veneto che presenta addirittura due “perle della scomodità” selezionate. Una è il Cargador de Ron a Valdobbiadene, una casera immersa nel bosco dove gli arredi nascono da materiali di recupero. L’altra – e qui arriviamo finalmente nel territorio di Seven – è La Scuola Guesthouse a Lusiana Conco, sull’altopiano di Asiago, cui dedichiamo la nostra “non marchetta” per rilevanza della notizia generale a monte dell’informazione.
Si tratta di una vecchia scuola elementare degli anni ‘20, ritornata a vivere come casa per ospiti. Ogni dettaglio richiama l’infanzia e le camere portano il nome delle materie scolastiche: Geografia, Storia, Aritmetica, Scienze, La Stanza della Maestra. Niente televisione e niente eccessi: solo il necessario per sentirsi accolti. La colazione è un rito fatto di prodotti locali, torte fatte in casa e vista aperta sulle colline.
Fine dell’hydration break, quello con gli spot al Mondiale. Riguardo a La Scuola Guesthouse, penso di aver scritto abbastanza. In questo mondo di prenotazioni con l’AI, di pacchetti turistici tutto compreso e di rutilanti disponibilità tecnologiche, è un esempio di struttura ricettiva che bada all’essenziale: letto e scomodino.
Spazio, quindi, al “lusso della sottrazione” dove meno si ha e più, a quanto pare, si gode. È questa dunque la nuova frontiera del turismo Radical Chic? Sinceramente non lo so. Accontentatevi, per il momento, di questo articolo Radical Tich.

