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Gli ABBA de noialtri

Pensieri e parole su una foto del gruppo di Fratelli d’Italia, scattata in consiglio comunale la sera di Halloween di due anni fa.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Set 5, 2026

magzin magzin
31 ottobre 2024: Elena Pavan, Deniz Caron, Gianluca Pietrosante, Stefano Giunta. Foto di Alessandro Tich

Eh già: non ci sono più i cari vecchi album delle foto di una volta, fatte con la pellicola e stampate su carta, dopo aver portato a sviluppare il rullino dal fotografo. Quelli che ogni tanto si sfogliavano con nostalgia e che, tra una foto e l’altra, ci facevano vedere “come eravamo”. Nella nostra attuale era digitale, per rivedere un’immagine scattata nel passato devi avere la fortuna di non averla cancellata oppure di recuperarla dopo averla condivisa da qualche parte.

Ci sono poi foto, come quelle pubblicate a corredo degli articoli giornalistici, che “raccontano” un determinato fatto e che valgono per quello che sono e cioè per il momento in cui sono state scattate. Altrimenti non sarebbero foto di attualità. Ma può anche capitare che una di queste immagini realizzate in un determinato momento del passato assuma nuovi significati, soprattutto di analisi storica, nel presente.

È il caso della foto che vedete pubblicata sopra, che sono riuscito a recuperare e che ho scattato in consiglio comunale a Bassano la sera di Halloween di due anni fa. Ovvero il 31 ottobre 2024. 

L’immagine ritrae i quattro componenti di quello che era allora il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia. Da sinistra a destra: Elena Pavan, Deniz Caron, Gianluca Pietrosante e il capogruppo Stefano Giunta. È rimasto escluso dall’inquadratura il quinto componente dell’allora gruppo FdI, Stefano Monegato. Ma per il semplice fatto che lui si trovava in un altro punto della sala consiliare, seduto sullo scranno, dove siede ancora oggi, di presidente del consiglio comunale. E vista la coincidenza di quel consiglio comunale con la festa delle zucche e dei fantasmi, abbinata alla foto dei quattro portacolori di FdI, avevo allora scritto un articolo intitolato “Quartetto o Scherzetto”.

Va spiegato che quella non era un’immagine scattata a caso o per infoltire l’archivio, ma era una vera e propria foto di attualità. Quello era infatti il consiglio comunale nel quale l’ex sindaca Elena Pavan, da appena due settimane iscrittasi a Fratelli d’Italia, ha lasciato i banchi di minoranza per accomodarsi sui banchi di maggioranza, aggiungendosi al gruppo consiliare FdI e formando così il nuovo quartetto (più il presidente del consiglio Monegato) dei consiglieri comunali del partito della Meloni.

Si tratta dunque del momento fatidico dell’ingresso della Pavan in maggioranza. E rivista oggi, questa foto assume un valore documentario davvero notevole. Perché ha immortalato, inconsapevolmente, l’inizio di una fine. La fine degli idilli post-elettorali all’interno dell’alleanza di centrodestra dopo la vittoria di quattro mesi prima, al ballottaggio delle comunali, di Nicola Finco.

Oggi quel quartetto, così come raffigurato nello scatto, non esiste più. È rimasto un terzetto. Non sono invece mancate varie forme di scherzetto che nel tempo hanno generato la situazione sfociata nella crisi politica di questi giorni tra Fratelli d’Italia e il resto della coalizione.

Non ricorderò in questa sede tutti gli scherzetti accaduti negli ultimi due anni, finirei con lo scrivere un libro. Sarà sufficiente riepilogare i punti basilari. Collegandoli ai consiglieri comunali immortalati nello scatto, nell’ordine di inquadratura: da sinistra a destra nella foto.

Partiamo quindi da Elena Pavan. Da quando quella sera di due anni fa è entrata in maggioranza è stata il pomo della discordia con le frange più intransigenti della maggioranza stessa, e lo è tutt’oggi. Si trova infatti nella spiacevole condizione di separata in casa. I pasdaran (anzi, le pasdaran) della rivoluzione finchiana non la vogliono in squadra, perché “colpevole” di essersi candidata al primo turno contro Nicola Finco, e fino adesso le è stato impedito di partecipare alle riunioni di maggioranza.

Ora la Pavan ha fatto sapere a mezzo stampa che intende parteciparvi, spezzando il tabù nei suoi riguardi. Se son rose fioriranno e se son spine pungeranno.

Per la verità anche Impegno per Bassano si era candidato al primo turno contro Finco, con un proprio candidato sindaco. Ma questa cosa a quanto pare non conta. E tra Impegno e il resto della coalizione “fedele” al sindaco continua ad esserci una reciproca corresponsione politica di affettuosi sensi. Mistero della fede.

Lasciamo stare Deniz Caron, fino adesso l’unica del quartetto esente da complicazioni politiche, e passiamo a Gianluca Pietrosante.

Nella foto è immortalato di fianco a Stefano Giunta, colui che ai suoi occhi sarebbe poi diventato il suo più acerrimo nemico. L’irreparabile scissione politica tra i due si è consumata con la questione della Polizia Locale per poi assumere contorni sempre più astiosi da parte di Pietrosante, scaduti purtroppo a livello di sfiducia personale.

A ciò ha ampiamente contribuito il provvedimento disciplinare di sospensione di tre mesi da partito, irrogato a Pietrosante da Fratelli d’Italia che lo ha accusato di “una serie di condotte pregiudizievoli nei riguardi dei componenti del coordinamento comunale e del gruppo consiliare”. Appena espiata la “pena” e reintegrato nel partito lo scorso aprile, Pietrosante si è subito dimesso da Fratelli d’Italia, passando in consiglio comunale al Gruppo Misto da lui solo composto, per poi aderire pochi giorni dopo a Futuro Nazionale di cui è diventato il coordinatore cittadino.

Da qui, come ho già avuto modo di scrivere, si è trasformato in una mina vannacciante: capogruppo di sé stesso, fedelissimo al sindaco e maldisposto nei confronti del suo ex partito FdI, fino a firmare assieme ai capigruppo delle altre forze di coalizione la lettera di “sfiducia” al capogruppo di Fratelli d’Italia Stefano Giunta, “non più considerato parte del perimetro politico della maggioranza che sostiene il sindaco Nicola Finco”. In verità, anche se è arrivata per ultima, la madre di tutti gli scherzetti.

E infine, per l’appunto, Stefano Giunta. Decano della politica bassanese, da me soprannominato “l’uomo di ghiaccio”. Sempre saldo nei suoi principi, sempre calmo nelle sue esternazioni e sempre fermo nelle sue posizioni. Per questo è un personaggio scomodo. Lo è sempre stato, anche ai tempi di quand’era vicesindaco di Gianpaolo Bizzotto. E adesso ha compiuto l’upgrade: da scomodo è diventato indesiderato. Dal resto dei gruppi della maggioranza.

Non è vero, come sostengono i suoi detrattori, che abbia sempre remato contro le scelte dell’amministrazione. È vero invece che ha fatto pesare la sua posizione controcorrente in alcune questioni chiave della cosa pubblica. In primis il passaggio della Polizia Locale sotto il Comune e la sua stessa gestione, che ha portato il capogruppo FdI a chiedere nientemeno che le dimissioni dell’assessore alla Sicurezza Alessandro Campagnolo. Un precedente – ma non l’unico – di una convivenza politica indiscutibilmente problematica. E i capigruppo delle altre forze di maggioranza non gli hanno quindi perdonato più nulla.

Persino la sua richiesta, presentata nell’ultimo consiglio comunale ed approvata, di rinviare la discussione della delibera relativa all’area di via Pusterla, inserita all’ultimo momento all’ordine del giorno e non preventivamente illustrata nella commissione Lavori Pubblici da lui presieduta, è stata interpretata dagli altri come una delle scelte che “avrebbero potuto rientrare nella dialettica di coalizione”. Peccato che quella delibera sia stata approvata dalla giunta Finco poche ore prima del consiglio comunale. Alla faccia della normale dialettica di coalizione.

Sugli sviluppi del caso Giunta, da cui dipende la stabilità degli equilibri di maggioranza e della stessa amministrazione comunale, staremo a vedere. Comunque sia, ci troviamo al cospetto di una crisi senza precedenti nella recente storia amministrativa di Bassano del Grappa. 

Quella scattata la sera di Halloween di due anni fa agli allora quattro consiglieri comunali di Fratelli d’Italia seduti sui banchi di maggioranza, due donne e due uomini, sembra una foto degli ABBA. Che nel nostro caso è l’acronimo di Abbiamo Bisogno di Buona Amministrazione. Adesso però, riguardo agli attuali pericoli di tenuta della maggioranza di centrodestra a Bassano, calza a pennello una famosa canzone degli ABBA, quelli originali: “SOS”. Mi viene in mente anche il primo grande successo del gruppo pop svedese: “Waterloo”. Ma è ancora prematuro pensare di inserirlo nella classifica della Fink Parade.  

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.