Sono giorni importanti, anche se per scaramanzia non voglio scrivere che siano decisivi, per il futuro dell’unico istituto superiore statale che aveva sede ai piedi del Grappa. E continuo ad occuparmi della questione. Perché dedicare pensieri e parole alla vicenda della sede pedemontana dell’Alberghiero Maffioli non vuol dire solamente occuparsi dei destini di una scuola. Significa anche porre l’accento sulle prospettive di sviluppo di un intero territorio.
Dal punto di vista cronistico, le ultime notizie riferiscono di un incontro che sarà convocato in Provincia a Treviso dal presidente Marco Donadel ai primi di settembre, per un confronto con gli attori interessati sulle nuove possibilità di riattivare la sede associata del Maffioli nella zona pedemontana. Ne ho già scritto nel mio precedente articolo “Aggiungi un posto al tavolo”.
Ma non solo. Apprendo oggi dalla Tribuna di Treviso che una delegazione del Comitato Spontaneo per il mantenimento dell’Istituto Alberghiero della Pedemontana è già stata ricevuta da Donadel, a cui i rappresentanti dei genitori e dei docenti hanno consegnato una corposa relazione sui motivi a favore della riapertura della sede scolastica distaccata.
Un elemento rilevante evidenziato dal dossier è il numero delle iscrizioni, che sfata alcuni luoghi comuni: 242 gli studenti che oggi frequenterebbero la sede pedemontana che non c’è più contro i 166 iscritti nella sede dell’Alberghiero di Montebelluna. Alla faccia dell’“andamento demografico e delle iscrizioni” che era stato invocato a suo tempo dall’allora presidente della Provincia Marcon a motivazione della chiusura della sede associata di Villa Fietta a Fietta di Paderno del Grappa, in Comune di Pieve del Grappa.
Un secondo dato centrale riportato dal documento è il calo generale della popolazione scolastica del Maffioli: -27,5% nelle sedi di Castelfranco e Montebelluna contro il -16,3% a Villa Fietta. Una “forbice” inesorabile ma che ha visto comunque più performante la sede pedemontana rispetto alle altre due.
Una terza ragione fortemente a vantaggio del progetto di “resurrezione” del polo scolastico pedemontano, come rimarca la relazione del Comitato Spontaneo, è l’economicità della sede dell’ex scuola media di Possagno, messa a disposizione del Maffioli dal sindaco Valerio Favero ma rimasta ancora al palo. Secondo i conti del Comitato, verrebbe a costare 25.000 euro all’anno tutto compreso contro i 75.000 euro all’anno di Villa Fietta tra affitto, utenze e palestra.
Ora il presidente Donadel dispone di informazioni di prima mano per meglio valutare la situazione in vista del vertice dei primi di settembre. Ma al netto della vicenda dell’Alberghiero in sé e per sé, il caso Maffioli non è solo una questione di gestione e di riorganizzazione scolastica. È anche e soprattutto una prova del fuoco della volontà politica di non considerare la fascia di Veneto compresa fra Borso del Grappa e Cavaso del Tomba come un comprensorio di serie B.
Oggi la Pedemontana del Grappa e immediati dintorni costituiscono probabilmente la zona meno gioiosa della Marca Gioiosa. Un’area conosciuta e apprezzata all’estero (grazie al volo libero di Borso del Grappa e al Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno) ma sottovalutata in patria, a cominciare – visto come sono andate fino adesso le cose proprio con il caso dell’Alberghiero – dalla stessa Provincia di cui fa parte. Un pezzo rilevante di quel territorio pedemontano veneto di cui la politica si riempie spesso la bocca, a cominciare dai sostenitori del Tribunale della Pedemontana, ma che di fatto viene considerato come “periferia” e trattato come tale.
L’attuale presidente della Provincia di Treviso ha tuttavia il potere di invertire la rotta e i suoi messaggi di apertura riguardo al futuro del Maffioli fanno ben sperare al riguardo. Gioca a suo favore il fatto che Marco Donadel è anche il sindaco di Roncade, Comune distante dalle nostre latitudini: una circostanza che dovrebbe renderlo più neutrale ed obiettivo nel trattare la questione. Ricordiamoci che Stefano Marcon, l’allora presidente della Provincia che ha decretato la fine della sede associata del Maffioli di Villa Fietta, era anche il sindaco di Castelfranco Veneto, il Comune dove è ubicata la sede centrale di Villa Dolfin dell’Istituto Alberghiero. Molto più di una semplice coincidenza.
Intanto, in questa particolare vicenda di “geografia scolastica”, tutte le strade portano a Possagno. Per il mantenimento del plesso formativo statale nell’area pedemontana non c’è alternativa praticabile al momento. Come è già noto, e come ribadisco anche adesso, nel paese di Canova c’è la sede di proprietà comunale dell’ex scuola media, messa a disposizione dal sindaco Favero ancora un anno fa in quanto libera e vuota, poiché dall’imminente anno scolastico 2026/27 la scuola secondaria di primo grado si è trasferita a Cavaso.
Niente di nuovo sotto il sole: per la sede distaccata del Maffioli vorrebbe dire ritornare nel Comune dove nacque nel 1981. Ma anche per la stessa Possagno, paese di poco più di duemila abitanti, vorrebbe dire una scarica di novità e una ventata di aria giovane al di là del gesso sette-ottocentesco di Antonio Canova che ne polarizza l’immagine.
In attesa di vedere come si evolveranno le cose, resta ferma la considerazione di fondo del rapporto reciproco, funzionale e inscindibile tra un polo didattico e il luogo che lo ospita. Una stretta interdipendenza tra “formazione” e “ubicazione” che nel caso specifico dell’Istituto Alberghiero e della Pedemontana del Grappa assume contorni rilevanti. Perché una scuola regala “vita” e regala indotto economico al territorio in cui si trova, a maggior ragione in un’area più disagiata rispetto ad altri distretti, anche molto vicini, del mitico e contraddittorio Nordest.
Mi si potrà obiettare che la pedemontana trevigiana che si estende sotto il Massiccio è già ben fornita al riguardo. E questo grazie alla consolidata presenza di scuole superiori paritarie del calibro dell’Istituto Cavanis di Possagno e soprattutto di quel potente centro di eccellenza internazionale che risponde al nome di Istituti Filippin, a Paderno del Grappa. Vero, verissimo. Ma un territorio che vuole vivere non ha bisogno solo dell’élite. Ha bisogno, prima di tutto, anche del popolo.

