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Le avventure di topolino

Polemiche politiche sulla visita scolastica degli alunni di Marostica ai migranti della rotta balcanica a Trieste: la montagna ha partorito il topolino. Il ministro Valditara non ha riscontrato alcuna irregolarità sull’iniziativa. Luisetto (Pd) passa all’incasso: “Attendiamo le scuse da Anna Maria Cisint, Elena Donazzan e Silvio Giovine per la becera campagna di propaganda”.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Lug 31, 2026

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L’ingresso della scuola primaria ‘Arpalice Cuman Pertile’ di Marostica (foto di Alessandro Tich)

Signore e signori, benvenuti alle avventure di topolino. Non il Topolino di Walt Disney, beninteso, ma quello che è stato partorito dalla montagna di polemiche politiche lanciate dal fronte di centrodestra (più di destra che di centro, per la verità) sulla celeberrima visita scolastica, avvenuta lo scorso 13 maggio, di due classi quinte della scuola primaria ‘Arpalice Cuman Pertile’ ai migranti della rotta balcanica in piazza della Libertà, alias “piazza del mondo” a Trieste, quotidianamente assistiti dai volontari dell’OVD Linea d’Ombra e della rete italiana dei Fornelli Resistenti.  

Celeberrima suo malgrado, perché il tritacarne degli attacchi sulla trasferta della scuola e dei corrispondenti contrattacchi a favore dell’insolito viaggio d’istruzione, l’hanno fatta diventare un caso nazionale, sul quale sono state scritte – e io personalmente ne ho scritte ancora di più – brentane di parole.

La notizia che taglia la testa alla bora è l’esito delle verifiche effettuate sulla vicenda dal Ministero dell’Istruzione: il ministro Giuseppe Valditara ha comunicato al Parlamento che, al termine degli accertamenti degli ispettori ministeriali, non è emersa alcuna irregolarità sull’iniziativa della primaria di Marostica. In altre parole, il progetto di educazione civica “sul campo” della ‘Cuman Pertile’ non ha fatto riscontrare alcuna anomalia, tale da giustificare provvedimenti nei confronti della dirigenza scolastica e del corpo insegnante.

Si dissolvono così in un attimo, come una bolla di sapone, le esplosioni di veleno fatte deflagrare attraverso i media da alcuni esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia. A scatenare il termitaio era stata l’europarlamentare leghista e già sindaca di Monfalcone Anna Maria Cisint, che ha così sentenziato sui social: “Prima il lavaggio del cervello in classe, dove i bambini sono stati costretti a “simulare” la Rotta balcanica camminando a piedi scalzi sui sassi e poi portati in gita scolastica in mezzo ai clandestini. Parte ora interrogazione al ministro Valditara”. Nel mio noto editoriale “Bora et Labora” ho poi sottolineato che i migranti di Trieste sono tutto, fuorché “clandestini” o “irregolari”, trattandosi di richiedenti asilo.

Un’interrogazione al ministro è partita su iniziativa del deputato vicentino di Fratelli d’Italia Silvio Giovine, che aveva dichiarato, tra le altre cose: “La scuola deve formare cittadini liberi e consapevoli, non esporre bambini a messaggi politicamente orientati, ideologici o peggio diseducativi come l’idea che le forze dell’ordine siano un ostacolo da eludere.” E questo perché, come sempre affermato da Giovine, quello degli alunni di Marostica sarebbe stato “un percorso esperienziale volto a farli immedesimare nel cammino di migranti irregolari costretti a sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine”.

Anche questa cosa dello “sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine”, come ho chiarito sempre nel mio editoriale, è stata una fake news di prima categoria. I migranti di Trieste non solo non sfuggono alla Polizia (d’altro canto, confluendo regolarmente ogni sera in piazza della Libertà, come potrebbero?) ma la loro permanenza più o meno lunga nel nostro Paese, visto che poi in tanti proseguono il viaggio fino in Nord Europa e soprattutto in Germania, comincia con l’identificazione e registrazione alla Questura di Trieste a cui, dopo alcune settimane, segue la consegna dei documenti per chiedere asilo politico o protezione internazionale. 

Certamente queste persone disperate cercano di “sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine” ma in Paesi “diversamente democratici” lungo la rotta balcanica, come ad esempio la Turchia o la Bulgaria, dove se vieni arrestato rischi la tortura o di morire in prigione. Cari parlamentari che sparate nel mucchio: informatevi meglio.

Non poteva mancare, in questo fuoco di accerchiamento, l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Elena Donazzan, che sempre tra le altre cose aveva dichiarato: “La scuola pubblica deve insegnare il rispetto delle regole, delle istituzioni e della legalità. Non trasformarsi in uno spazio di militanza politica costruita sulla pelle dei più giovani.”

E sempre per restare in tema epidermico, non era stato nella pelle per dire la sua anche l’on. vicentino Erik Pretto, allora ancora parlamentare della Lega prima della sua crisi d’identità che lo ha poi portato a iscriversi a Forza Italia. Queste le sue parole, diffuse alla stampa: “Nessuno provi ad usare bambini e ragazzi come strumento di pressione politica o mezzo di propaganda.”

Alla luce dei risultati delle ispezioni del Ministero, tutte queste dichiarazioni citate in virgolettato diventano un nulla cosmico. E adesso, dopo il topolino partorito dalla montagna, c’è anche chi passa politicamente all’incasso. Si tratta della consigliera regionale del Partito Democratico Chiara Luisetto, che in una sua nota stampa partita da Palazzo Ferro Fini a Venezia tuona: “Attendiamo le scuse da Anna Maria Cisint, Elena Donazzan e Silvio Giovine per la becera campagna di propaganda”.

“Ora che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha formalmente ‘assolto’ la scuola primaria ‘Arpalice Cuman Pertile’ di Marostica per il viaggio d’istruzione a Trieste e il progetto educativo incentrato sulla conoscenza della rotta balcanica dei migranti – afferma Luisetto –, chi ha voluto costruire su questo caso una indegna e becera campagna mediatica chieda scusa.” “Si è trattato di un processo mediatico, basato sull’odio e la xenofobia. Fondato insomma sul nulla, perché era evidente fin dall’inizio che non c’erano imputati da condannare o assolvere in questa vicenda. Non ho mai avuto il minimo dubbio sulla correttezza, sulla preparazione e sulla professionalità delle insegnanti – continua l’esponente dem – che avevano strutturato un percorso di educazione civica e solidarietà, condiviso con gli organi collegiali e le famiglie.”

“L’invio degli ispettori che alcuni esponenti della destra più oscurantista, capitanata da Anna Maria Cisint, Elena Donazzan e Silvio Giovine, avevano sollecitato dando vita ad una caccia alle streghe, ha svelato una verità che era già evidente – continua la consigliera regionale –. Resta il fatto che si sia trattata di un’ispezione dalla pesante ingerenza sull’autonomia scolastica dell’istituto. Ora sono doverose le scuse di questi esponenti politici per tutto quello che hanno fatto passare a questa scuola e a questa comunità.” “Una comunità – conclude Luisetto – che fortunatamente ha saputo difendersi da sola, respingendo le accuse di ‘lavaggio del cervello’, dimostrando una straordinaria capacità di rimanere unita e fiera del proprio modello educativo.”

Così si conclude questa storia delle avventure di topolino che ha ingigantito oltremodo una semplice gita scolastica di due classi quinte partite da Marostica, dove l’unico tricolore da difendere è quello delle fave triestine.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.