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Sigaro qua, Sigaro là

Da Doro a Solagna una mostra fotografica che accomuna “storie di tabacco” tra Viñales (Cuba) e Valbrenta, con gli scatti cubani dei fotografi Massimo Santinello e Donatella Tormene e le immagini storiche della Vallata tratte dall’archivio degli Amici del Nostrano del Brenta.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Giu 29, 2026

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Una delle foto scattate a Cuba da Massimo Santinello e Donatella Tormene ed esposte in mostra

Le due sigaraie del Consorzio Tabacchicoltori Monte Grappa che arrotolano foglie di tabacco con veloce perizia su un tavolo della Antica Trattoria Da Doro a Solagna sono le depositarie di un mestiere antico in cui la precisione e la ritualità del gesto si tramandano da generazioni. È l’occasione, piuttosto rara per i non addetti ai lavori, di assistere in diretta alla nascita del sigaro Nostrano del Brenta ovvero, secondo la denominazione ufficiale, del Nostrano del Brenta 1763. Lo produce per l’appunto il Consorzio, che ha sede a Campese e che porta avanti la tradizione secolare della lavorazione del tabacco in Vallata.

La singolare dimostrazione viene proposta per l’inaugurazione di una mostra fotografica, allestita da Doro fino al prossimo settembre e intitolata “Dalle foglie al fumo”. Sottotitolo: “Storie di tabacco tra Viñales-Cuba e Valbrenta-Italia”. Sulle pareti del locale sono esposte le fotografie realizzate nel 2025 dalla coppia padovana di fotografi Massimo Santinello e Donatella Tormene nella valle di Viñales, il cuore della coltivazione del tabacco e della produzione dei mitici sigari cubani, nei pressi de L’Avana. Ma non solo: esposte in mostra anche immagini fotografiche della coltivazione del tabacco in Valbrenta, tratte dall’archivio degli Amici del Nostrano del Brenta, il gruppo locale che ormai da anni si dedica con passione alla promozione culturale della storia del tabacco e del sigaro di casa nostra. 

“Queste immagini – afferma il testo di presentazione della mostra – mettono in relazione due luoghi lontani, Viñales e Valbrenta, uniti da una stessa pratica: coltivare, essiccare, lavorare la foglia fino a trasformarla in fumo. A Cuba, il tabacco è paesaggio e identità. Nella valle di Viñales, ogni fase del lavoro conserva una dimensione manuale, tramandata, quotidiana. Nel territorio del Brenta, la produzione di sigari racconta una storia diversa ma parallela: radicata nella memoria locale, ancora presente, ancora viva.”

“Accostando fotografie contemporanee e immagini storiche – prosegue il testo –, la mostra costituisce un dialogo tra tempi e geografie. Non si tratta di confronto, ma di risonanza; gesti simili, ritmi condivisi, culture che si riflettono. Tra foglia e fumo, emerge ciò che resta: il lavoro delle mani, la trasformazione della materia, la continuità di un sapere.”

L’inaugurazione della mostra si svolge senza troppi cerimoniali, secondo lo stile del padrone di casa Giovanni “Doro” Scapin. È lui a dare il via ai brevi interventi inaugurali, sottolineando che le foto parlano di “fatica che viene tramandata”. Cristian Bertoncello, che assieme al fratello Nicola è il front-man degli Amici del Nostrano del Brenta, sottolinea come le storie parallele del tabacco di Viñales e Valbrenta producano “una risonanza tra una parte e l’altra dell’oceano”. Infine i due fotografi introducono i contenuti dell’esposizione. Donatella Tormene legge una storia che descrive il “vero spirito” di una fabbrica di sigari de L’Avana mentre Massimo Santinello illustra i criteri espositivi dell’allestimento.

Terminati i discorsi di rito, la presentazione della mostra vive un’interessante appendice con l’intervento fuori programma di Massimo Zerbo. Zerbo è il “master blender”, letteralmente il “maestro miscelatore” del Consorzio Tabacchicoltori Monte Grappa. “Seguo il tabacco dal seme alla cenere”, mi spiegherà poi.

Dalle sue parole, veniamo a scoprire alcune caratteristiche della produzione del Nostrano del Brenta: la scelta delle foglie migliori, la loro essiccazione all’aria, la pressatura delle foglie, la montatura della sottofascia e della fascia e altre cose ignote a chi, come me, non s’intende di sigari. Zerbo spiega inoltre che per le caratteristiche di produzione il Nostrano del Brenta è più “soave” e meno “corposo” rispetto all’assai più famoso Sigaro Toscano. La vendita dei sigari Made in Valbrenta è comunque affidata alle Manifatture Sigaro Toscano, che li commercializza in tutta Italia.

I Nostrani del Brenta vengono tutti prodotti al Consorzio al Campese, grazie anche e soprattutto all’opera di una ventina di sigaraie, ma la coltivazione del tabacco per i sigari della Valle, che Massimo Zerbo definisce “eroica”, è praticata oggi in altre parti del Veneto: Basso Vicentino, Alta Padovana in area Borgoricco e la zona di Castelfranco Veneto. È una specie di “delocalizzazione” ma va bene lo stesso. 

Al termine dell’inaugurazione mi porto a casa un paio di sigari, gentilmente omaggiati dagli Amici del Nostrano del Brenta. Ma non essendo io un fumatore del settore né tanto meno un esperto di foglie di tabacco arrotolate, pongo a Cristian Bertoncello la fatidica domanda: “Come si fuma un sigaro?”. Bertoncello me lo spiega, in parole semplici, e in me si apre un nuovo mondo che vi svelo nell’occasione.

Innanzitutto bisogna tagliare il sigaro in due. L’operazione viene fatta con un piccolo aggeggio dal simpatico nome di “ghigliottina”. Ovviamente non ce l’ho e mi viene omaggiato anche questo. Che cosa non si fa per gli esperimenti scientifici. La ghigliottina ha un buco circolare in centro, con una doppia lama in posizione di “riposo” e con un diametro sufficiente a contenere l’inserimento di un sigaro. Tirando le due estremità dell’attrezzo, le due lame si aprono, il buco si svuota, si mette dentro il sigaro e poi, spingendo in senso opposto le due estremità…zac! Taglio netto e l’“ammezzimento” è fatto. Dopodiché, si prende una delle due metà del Nostrano del Brenta, la si accende sull’estremità più larga e si fuma, molto lentamente. Anzi, si “puffa”. Per la serie: “puff puff”. Il fumo cioè non va inalato ma mantenuto in bocca per assaporarne l’aroma e quindi espulso. “Due “puff” al minuto”, consiglia Bertoncello. “Meglio ancora – aggiunge – se si gusta il sigaro assieme a un buon distillato.” Come vedete, ho preso nota di tutto. Sono pronto, sperando di saper usare bene la ghigliottina, a immedesimarmi nel ruolo del Grande Puffo.

Ma intanto i due mondi paralleli del tabacco, Viñales a Cuba e Valbrenta, si incontrano idealmente nella mostra fotografica ospitata da Doro a Solagna. Due luoghi distinti e molto lontani, ma accomunati dalla stessa tradizione di lavorare le foglie di tabacco per trasformarle in sigari pregiati. Lo stesso prodotto, fatte ovviamente le debite proporzioni, e la stessa passione, da una parte e dell’altra.

Insomma, parafrasando “Il barbiere di Siviglia” di Rossini: Sigaro qua, Sigaro là.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.