“Con questa faccia da straniero, sono soltanto un uomo vero anche se a voi non sembrerà”. Così cantava Georges Moustaki qualche secolo fa. Noi boomers ce lo ricordiamo bene. Eppure, le parole del testo di quella canzone del 1969, che all’epoca fu una hit internazionale (Lo straniero, titolo della versione italiana; Le métèque, titolo della versione originale in francese), sono ancora oggi attualissime. Perché quello dello “straniero”, e cioè dell’“altro”, è il tema che più di tutti continua a dividere le coscienze e le sensibilità delle persone e soprattutto le ideologie di base della politica.
Il caso delle due classi quinte della scuola primaria di Marostica recatesi in visita scolastica dai migranti della rotta balcanica a Trieste ne è stata l’ennesima, e particolarmente eclatante, conferma. Non esiste una “via di mezzo” per valutare e commentare l’accaduto: o si sta di qua, criticando e attaccando anche violentemente la scelta della scuola di far provare ai bambini questa esperienza, oppure si sta di là, approvando e plaudendo all’intento di educazione civica che la primaria “Arpalice Cuman Pertile” ha voluto riservare ai suoi alunni.
Ed è inevitabile, a quasi una settimana ormai dallo scoppio del caso divenuto suo malgrado nazionale, che la politica continui a confrontarsi affidando all’attenzione dei media i rispettivi ed opposti punti di vista. Nella giornata di ieri, a poca distanza di tempo l’uno dall’altro, sono giunti in redazione due distinti comunicati stampa di commento politico sull’incontro degli scolari di Marostica con le tante “facce da straniero” a Trieste: il primo del Circolo Territoriale di Bassano del Grappa di Fratelli d’Italia, trasmesso dal portavoce Nicola Giangregorio, e il secondo del Circolo di Bassano del Grappa del Partito Democratico. E, come vedrete dai due testi che seguono, è la conferma della conferma: una “via di mezzo” non c’è.
Qui Fratelli d’Italia
“La scuola torni a educare con equilibrio, senza derive ideologiche”
Il dibattito nato attorno all’esperienza proposta agli alunni della scuola Cuman Pertile continua a far discutere famiglie, cittadini e mondo politico. In queste ore si sono susseguite ricostruzioni e prese di posizione che, tuttavia, sembrano omettere un elemento centrale del percorso educativo organizzato: i ragazzi sono stati bendati e fatti camminare a piedi nudi su una superficie sconnessa e bagnata, all’interno di un’attività presentata come esperienza formativa e di immedesimazione nel disagio vissuto dai migranti.
Come Circolo di Fratelli d’Italia Bassano del Grappa riteniamo necessario riportare il confronto su un piano di serietà educativa e di buon senso, evitando sia le strumentalizzazioni sia le semplificazioni.
La scuola deve certamente educare alla sensibilità, al rispetto e alla conoscenza delle difficoltà altrui, ma deve farlo sempre mantenendo equilibrio, misura e coerenza pedagogica. Per comprendere il disagio e la fragilità sociale non servono esperienze simboliche o spettacolarizzazioni emotive: sarebbe sufficiente accompagnare i ragazzi in realtà che quotidianamente operano sul territorio, come Casa San Francesco o tante associazioni che aiutano persone in difficoltà, per toccare con mano situazioni vere e concrete. Senza esporre i ragazzi a rischi che, dopo alcuni giorni, vengono confermati anche dalle autorità locali.
Il punto centrale, infatti, è un altro: non si può parlare di sacrificio, resilienza, empatia e responsabilità soltanto in occasioni costruite a tavolino, mentre nella quotidianità troppo spesso si tollerano atteggiamenti opposti.
Viviamo in una società in cui si arriva a contestare il cibo della mensa scolastica creando comitati per decidere cosa debba essere servito, dove ci si lamenta dei compiti dimenticando che studiare è una fortuna, dove si rinuncia agli allenamenti sotto la pioggia senza comprendere il valore dell’impegno e della disciplina, nonostante le possibilità economiche consentano di praticare sport che in molte parti del mondo restano un privilegio.
C’è una crescente difficoltà educativa che riguarda il rapporto tra diritti e doveri, tra sacrificio e gratificazione immediata. Ed è proprio qui che scuola e famiglie dovrebbero lavorare insieme, costruendo quotidianamente senso civico, responsabilità e rispetto delle opportunità che si hanno.
L’immedesimazione nel disagio non può diventare un gesto episodico o ideologico, utile più a lanciare messaggi culturali che a costruire realmente coscienza critica nei ragazzi. Sarebbe come andare a messa una volta e sentirsi cattolici, oppure fare volontariato saltuariamente pensando di aver risolto i problemi del mondo.
Per Fratelli d’Italia l’educazione deve essere concreta, coerente e credibile. I valori dell’umanità, della solidarietà e dell’empatia si insegnano anzitutto con l’esempio quotidiano, con la responsabilità personale e con il rispetto delle regole, non attraverso percorsi che rischiano di trasformarsi in iniziative ideologiche più che pedagogiche.
La scuola italiana ha un compito fondamentale: formare cittadini consapevoli, liberi e preparati, senza mai perdere il contatto con la realtà e con il ruolo educativo che le famiglie chiedono ogni giorno alle istituzioni scolastiche.
Nicola Giangegorio, Portavoce Circolo Territoriale Fratelli d’Italia – Bassano del Grappa
Qui Partito Democratico
Educazione civica e dignità della Persona: quando la scuola fa ciò che deve.
La recente iniziativa portata avanti da insegnanti e studenti della scuola di Marostica merita di essere raccontata e valorizzata, non solo per la sensibilità dimostrata, ma perché si inscrive perfettamente nel quadro normativo e valoriale che proprio il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha delineato con le nuove Linee guida per l’Educazione civica, firmate dal Ministro Giuseppe Valditara il 7 settembre 2024.
“Gli alunni e le alunne hanno vissuto un’esperienza formativa autentica. Hanno incontrato una scuola che non si è limitata a trasmettere nozioni, ma ha saputo educare alla vita, al rispetto, alla solidarietà – le parole di Paola Tessarolo, consigliera comunale del PD bassanese, che prosegue – Un dono grande, che merita di essere riconosciuto.”
Le Linee guida per l’Educazione civica sono esplicite: l’obiettivo della disciplina è formare “cittadini responsabili”. I principi fondativi del documento richiamano direttamente la Costituzione e sottolineano la centralità della persona, il valore della dignità individuale e l’importanza della solidarietà. Il documento ministeriale è chiaro:
«La conoscenza della Costituzione – nelle sue dimensioni storiche, giuridiche, valoriali – rappresenta il fondamento del curricolo di educazione civica. […] Da qui nasce l’importanza di valorizzare i talenti di ogni studente e la cultura del rispetto verso ogni essere umano.» — Linee guida per l’insegnamento dell’Educazione civica, MIUR, settembre 2024.
“Le stesse Linee guida richiamano l’articolo 2 della Costituzione, che pone al centro i “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” – interviene Maria Di Pino, Segretaria dem cittadina, che prosegue – Educare alla solidarietà e al riconoscimento della dignità di ogni persona non è quindi un’opinione pedagogica: è un mandato istituzionale. A chi volesse mettere in discussione la metodologia praticata e l’operato delle insegnanti, vale la pena ricordare quanto sancisce l’articolo 33 della Costituzione: “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”.
“Le docenti hanno esercitato questa libertà in modo responsabile, coerente con i programmi ministeriali e con i valori fondamentali del nostro ordinamento” insiste Di Pino. Chi critica questa iniziativa si trova pertanto in posizione di contrasto non con una scelta personale delle insegnanti, ma con la Costituzione italiana e con le indicazioni dello stesso Ministero, come già ampiamente espresso dal Partito Democratico attraverso le parole della consigliera Regionale Chiara Luisetto nei giorni scorsi.
“Le numerose voci che si sono levate in difesa delle insegnanti e dei bambini sono il segnale che la comunità sa riconoscere il bene quando lo vede. Quell’abbraccio collettivo è esso stesso un atto di educazione civica: dimostra che la solidarietà non è solo un valore scritto nei libri, ma una pratica viva. Ai bambini e alle bambine va detto con chiarezza: ciò che hanno vissuto è prezioso. La bellezza di quelle esperienze appartiene loro e nessuna voce contraria può sottrarla. Le parole di chi non comprende l’essenziale, e non conosce nemmeno l’abc che regola la scuola, non devono turbarli. Le maestre hanno fatto esattamente ciò che dovevano fare. E lo hanno fatto bene” conclude Tessarolo.