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La carica dei 120

Più di 120 anni sul groppone ma pronti a mordere la strada come alle loro origini. Dal 29 al 31 maggio, con partenza e arrivo a Bassano, la settima edizione della Prova Resistenza: la manifestazione rievocativa del C.V.A.E. riservata ai veicoli prodotti prima del 1905

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Mag 21, 2026

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Uno dei veicoli ancêtres partecipanti alla Prova Resistenza

Si chiamano veicoli ancêtres, che in francese vuol dire “antenati”. Fred e Barney non c’entrano però, benché già i Flintstones dei cartoni animati si muovessero con un’auto “preistorica”, con due rulli rocciosi al posto dei pneumatici e con la forza motrice dei piedi del conducente al posto del motore. Qui però non siamo all’età della pietra ma siamo comunque all’età dei primi vagiti – o se preferite dei primi rombi – dell’automobile, rievocata da una manifestazione unica nel suo genere.

Si chiama Prova Resistenza, è organizzata dal C.V.A.E. (Circolo Veneto Automoto d’Epoca) “Giannino Marzotto” ed è riservata per l’appunto ai veicoli ancêtres vale a dire ai mezzi di locomozione, tutti originali, prodotti prima dl 1905. Non ho sbagliato a digitare sulla tastiera e ripeto il numero, con tanto di punto esclamativo: 1905! In altre parole, sono tutti veicoli che hanno più di 120 anni sul groppone.

La settima edizione della Prova Resistenza si svolgerà da venerdì 29 a domenica 31 maggio prossimi sulle strade del Veneto, con partenza ed arrivo a Bassano del Grappa e non per caso. La città di Bassano era infatti presente nel tracciato originario della competizione da cui tutto trae origine: la Prova Resistenza Veicoli Automobili Province Venete, che ebbe luogo nel giugno 1899 (anche qui non ho sbagliato numero: 1899!) all’interno del programma della Fiera del Santo di Padova.

A quel tempo, alcuni nobili e facoltosi industriali, proprietari dei primi veicoli a motore, si costituirono in associazione dando vita all’Unione Automobilisti Veneti, di fatto il primo Automobile Club del Veneto. Ma nel Veneto ancora fortemente rurale di quell’epoca, questi strani mezzi che si muovevano col motore erano visti come delle specie di UFO. Per dimostrare quindi al pubblico la validità di questi nuovi veicoli, alternativi alle obsolete carrozze a trazione animale, venne appunto organizzata la Prova Resistenza, una corsa automobilistica piuttosto impegnativa (22 equipaggi alla partenza e 15 all’arrivo), lungo un tracciato ad anello di 172 chilometri, con partenza ed arrivo a Padova, che univa le province di Padova, Vicenza e Treviso e che vide trionfare un giovanissimo e scatenato Ettore Bugatti alla guida di un triciclo Prinetti & Stucchi, alla media allora supersonica di oltre 44 km/h.

La Prova Resistenza del C.V.A.E., nata nel 2019 per il 120simo anniversario di quella corsa in stile Belle Époque, è un evento rievocativo che viene organizzato ogni anno portando sulla strada splendidi veicoli di inizio secolo che comprendono motocicli, tricicli, quadricicli e automobili in rappresentanza dell’alba del motorismo. Per la prima volta, la manifestazione si presenta sotto l’egida contemporanea di ASI (Automotoclub Storico Italiano) e ACI Storico, i due enti deputati alla conservazione e allo sviluppo del patrimonio storico del motorismo. Ma al di là dell’aspetto rievocativo, qual è la vera particolarità della Prova Resistenza? Lo chiedo ad Umberto Voltolin, “anima organizzatrice” della manifestazione, nonché consigliere del C.V.A.E, responsabile ASI per i veicoli centenari e presidente del Museo dell’Automobile Bonfanti di Romano d’Ezzelino. “È quella – spiega Voltolin – di far rivedere a tutta la popolazione quella che è stata la nascita e l’evoluzione dei mezzi a motore, dove c’era gente che partiva da niente, da un’idea, per arrivare poi alle auto e ai mezzi di oggi.”

Solo un richiamo al passato o anche un messaggio di attualità? “Sicuramente c’è qualcosa di attuale perché la storia serve sempre per insegnare a come comportarsi in futuro – risponde ancora Voltolin –. Quindi, soprattutto per i giovani che sono abituati a trovare l’oggetto fatto e finito, questo evento offre la possibilità di vedere come si è arrivati a questo punto. È pertanto un discorso anche culturale, di conoscenza, di capire come ci si muoveva 120 anni fa.”

Alla Prova Resistenza 2026 parteciperanno una ventina di equipaggi provenienti da Paesi europei come Austria, Francia, Germania e Svizzera e dall’Italia, con la partecipazione di ben tre Musei dell’automobile italiani come il Mauto di Torino, il Nicolis di Villafranca di Verona e il Bonfanti di Romano d’Ezzelino. Il percorso si snoderà per circa 80 chilometri lungo strade secondarie pianeggianti.

Venerdì 29 maggio partenza dal Museo Bonfanti per raggiungere poi Possagno con visita al Museo Gypsotheca Antonio Canova e rientro a Romano con sosta aperitivo a Ca’ Apollonio Heritage. Sabato 30 sarà il “big day” della manifestazione: partenza alle 9 dal Museo Bonfanti e quindi via in direzione di Marostica (con visita al Castello Inferiore e Piazza degli Scacchi) e di Cittadella per la sosta pranzo alla Birraria ai Giardini, con rientro a Bassano del Grappa alle ore 16 per l’arrivo finale in piazza Libertà accolti dai balli in costume ottocentesco del gruppo Serenissima Danze 800, prima della cena conclusiva da Trevisani. Domenica 31 maggio rientro degli equipaggi alle loro sedi.

Sarà certamente uno spettacolo unico poter ammirare in movimento veicoli con oltre 120 anni sulle spalle ma ancora pronti a mordere la strada come alle loro origini. Altro che Old Wild West: questo è il regno delle Old Wild Cars. Alla Prova Resistenza cercheranno quindi di resistere il più possibile gli scoppiettanti veicoli ancêtres alimentati coi sistemi dell’epoca: un paio di vetture a vapore, di cui una di proprietà del Museo dell’Automobile Bonfanti, e tutte le altre attrezzate con i primi motori a combustione interna.

Ma la cosa incredibile, almeno per noi naviganti del Terzo Millennio, e che io personalmente non sapevo, è che tra la fine dell’800 e i primissimi anni del ‘900 esistevano già anche le vetture elettriche. “Assolutamente sì – conferma Umberto Voltolin –. All’inizio del ‘900 l’automobile era ormai diffusa in tutto il mondo, nata una decina di anni prima, e circa il 60% delle vetture circolanti al mondo erano auto elettriche. Perché i primi mezzi di locomozione, a tre o a quattro ruote che fossero, erano mezzi a vapore oppure mezzi elettrici. Solo in fase successiva, alla fine dell’800, nasce il motore endotermico, quindi con l’utilizzo di quella che oggi chiamiamo benzina ma che allora si chiamava petrolina e veniva acquistata dal farmacista o dal droghiere.”

Le auto elettriche che esistevano già da molto prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale? Caspita, che notizia: roba da perdere la Tesla.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.