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Porta a porta in faccia

I sindacati di categoria diffidano i sindaci del bacino Etra dal proseguire con la raccolta porta a porta, invocando responsabilità civili, penali e di danno erariale. In consiglio comunale a Bassano mozione della minoranza di “solidarietà istituzionale al sindaco di Bassano e a tutti i sindaci del nostro territorio per la singolare diffida ricevuta”.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Lug 20, 2026

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Foto di Alessandro Tich

Detta in parole povere, e detta brutalmente: la raccolta porta a porta è una pratica sempre più sgradita agli operatori del servizio rifiuti di Etra. Del resto, la stessa Etra Spa ha incentivato negli ultimi tre anni una forte politica aziendale di rivoluzione del sistema con la realizzazione un po’ ovunque di isole ecologiche munite di press container per la differenziata H24, usufruendo dei fondi del Pnrr. Non tutte le installazioni dei nuovi impianti hanno eliminato il vecchio sistema di raccolta nelle zone interessate: ad esempio in quartiere XXV Aprile a Bassano il porta a porta sta ancora continuando.

La novità che non ti aspetti è tutta contenuta in una lettera di diffida trasmessa dai sindacati di categoria FP-CGIL, FIT-CISL, UIL Trasporti e FIADEL al Consiglio di Bacino Brenta per i Rifiuti, ai sindaci dei Comuni soci del Consiglio di Bacino Brenta per i Rifiuti e per conoscenza a Etra Spa Società Benefit. Oggetto della lettera: “Formale diffida e richiamo alle precise responsabilità civili e penali in ordine all’insorgenza di malattie professionali e infortuni determinati dal sistema di raccolta “Porta a Porta” (PaP)”.

Le organizzazioni sindacali, che intervengono “in nome e per conto dei lavoratori del settore igiene ambientale operanti nel territorio”, lamentano “la gravità della situazione” e intendono “formulare un richiamo formale e vincolante circa le precise responsabilità giuridiche, di natura civile e penale, che ricadono in capo a codesto Consiglio di Bacino, ai singoli Primi Cittadini del Comuni soci nonché a Etra Spa Società Benefit in qualità di garanti della salute pubblica e della salute e sicurezza dei lavoratori.”

“Il persistere nell’adozione del sistema “Porta a Porta” – prosegue la lettera – rappresenta ormai una scelta organizzativa intollerabile, direttamente responsabile di un incessante e drammatico aumento di infortuni, malattie professionali e conseguenti inidoneità alla mansione tra gli operatori di Etra.” Continua il testo: “A fronte della manifesta disponibilità di soluzioni stradali automatizzate ed eco-compatibili (tecnologie underground/semi-underground ad accesso controllato tramite badge/tessera) – in grado di mantenere fermi i risultati della differenziata eliminando al contempo il rischio biomeccanico ed operativo – il rifiuto di avviare una revisione strategica non configura più una mera discrezionalità politica, bensì una consapevole e colposa omissione delle tutele antinfortunistiche obbligatorie per legge.”

Et voilà, la “minaccia” è servita

È a questo punto che la lettera di diffida dei sindacati mette in guardia i sindaci sulle presunte responsabilità del caso.

Responsabilità civile: si richiama l’articolo 2087 del Codice Civile che impone “di adottare tutte le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica dei prestatori di lavoro, secondo la migliore tecnologia ed esperienza disponibile”. Ergo: “La continuazione del modello PaP a fronte della nota usura psicofisica degli operatori genera una responsabilità civile diretta in capo agli enti soci e, a chi materialmente esegue il servizio, per il risarcimento del danno biologico, differenziale e patrimoniale causato dalle malattie professionali contratte (…).”

Responsabilità penale: secondo le organizzazioni sindacali, la “mancata tempestiva modifica del modello di raccolta” integra i presupposti, in caso di infortunio o di malattia professionale accertata, “per l’attivazione della responsabilità penale personale per i reati di lesioni personali colpose gravi o gravissime (art. 590 C.P.) o, nelle ipotesi più nefaste, di omicidio colposo (art. 589 C.P.), con la specifica aggravante della violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro”. “I Sindaci, quali datori di lavoro/committenti e massime autorità sanitarie locali – avverte il testo – non possono schermarsi dietro le delibere societarie a fronte di un rischio per la salute ampiamente documentato e prevedibile.”

E come se non bastasse, per i sindacati ci sono anche il danno erariale e la responsabilità contabile: “L’eccessivo e deflagrante bisogno di risorse umane, l’impiego intensivo di mezzi pesanti in percorsi capillari “stop-and-go” e la cronica carenza di personale abilitato (patente C e CQC) determinano un’esplosione di costi di gestione scaricata sulle tariffe dei cittadini.” “Continuare a finanziare un servizio strutturalmente inefficiente, che moltiplica a specchio le spese a carico della sanità pubblica per la cura e la gestione delle inidoneità lavorative – incalzano le OO.SS. –, espone gli amministratori all’azione della Corte dei Conti per evidente danno erariale dovuto a mala gestione delle risorse pubbliche.”

Morale della favola: tutto ciò predetto, i sindacati di categoria diffidano il Consiglio di Bacino e i sindaci “dal proseguire nell’estensione o nel mantenimento del sistema di raccolta “Porta a Porta” per le frazioni a più alto impatto (in primis la frazione organica) senza l’avvio immediato di una riconversione verso modalità stradali automatizzate ed eco-compatibili”. Si chiede inoltre l’immediata convocazione (entro tre mesi) di un “tavolo tecnico istituzionale vincolante” per definire “un cronoprogramma certo di dismissione del modello PaP a favore di sistemi sicuri ed efficienti”.

E se ciò non avverrà? Interpretando liberamente il testo della diffida e citando il film “Il Gladiatore”, i sindacati scateneranno l’inferno: procedura di mobilitazione con chiamata in causa dell’opinione pubblica, più “formale ed articolato esposto presso le Procure della Repubblica competenti per territorio e presso gli organi di vigilanza sanitaria (SPISAL e Ispettorato del Lavoro)” con allegata la stessa lettera di diffida “quale prova documentale della piena e pregressa consapevolezza delle S.V. in ordine alla nocività e pericolosità del servizio prestato dai lavoratori.”

Solidarietà…dalla minoranza

Un aspetto insolito di questa notizia già insolita per conto suo è una mozione che sarà presentata e discussa nel prossimo consiglio comunale di Bassano del Grappa, convocato per giovedì 23 luglio, intitolata “Solidarietà istituzionale al sindaco di Bassano e a tutti i sindaci del nostro territorio per la singolare diffida ricevuta”. A protocollare l’atto consiliare di vicinanza al sindaco Finco e ai suoi colleghi è stata infatti…la minoranza e nella fattispecie i due consiglieri del Partito Democratico Roberto Campagnolo e Paola Tessarolo.

La mozione osserva che “l’impostazione della diffida sembra attribuire ai Sindaci poteri di direzione e gestione di Etra che il nostro ordinamento non riconosce e che per la parte gestionale residua che esisteva con il Consiglio di Sorveglianza composto da amministratori è stato cancellato con il superamento del sistema duale dalla passata amministrazione”. I consiglieri di minoranza ricordano che “Etra è una società di capitali a totale partecipazione pubblica dotata di propri organi amministrativi, propri dirigenti e proprie responsabilità gestionali”, che “la proposta di superamento del porta a porta è contenuta già nel piano industriale proposto dagli amministratori di Etra” e che “tale proposta andrebbe a peggiorare i livelli di servizio a favore dei cittadini, soprattutto i più deboli e anziani”.

“Sono riconosciute le difficoltà sopportate dagli operatori Etra che lavorano ogni giorno per raccogliere i rifiuti prodotti da tutti noi – prosegue il testo della mozione –. Non neghiamo il problema ma sarebbe più utile affrontarlo come stanno facendo altre aziende pubbliche che si occupano di servizi ambientali nel nostro territorio, agendo principalmente su due fattori: 1) Aumentare la percentuale di raccolta differenziata 2) Introdurre nuove tecnologie e mezzi per la raccolta.”

L’atto consiliare rileva quindi “con sincero stupore” che “se davvero i Sindaci potessero decidere direttamente come organizzare turni, mezzi, modalità operative, probabilmente non servirebbero più né il Consiglio di Amministrazione né il Direttore Generale, con evidente risparmio di costi per i cittadini”.

In caso di approvazione della mozione, il consiglio comunale esprime quindi “la propria più sentita solidarietà istituzionale al Sindaco di Bassano del Grappa e a tutti gli altri Sindaci e amministratori pubblici del nostro territorio, improvvisamente promossi –  almeno secondo gli estensori della diffida –  ad Amministratore Delegato di Etra, Direttore Operativo, Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione e, presumibilmente, anche Coordinatore della raccolta porta a porta”. Invita poi il sindaco e l’amministrazione “ad organizzare un convegno pubblico di approfondimento sulla raccolta differenziata, mettendo direttamente a confronto le principali realtà pubbliche che operano nel nostro territorio (…) per conoscere le diverse modalità organizzative anche in rapporto alle percentuali di raccolta differenziata raggiunta nei rispettivi territori gestiti.”

La mozione invita infine “le organizzazioni sindacali, per le future comunicazioni, a valutare l’opportunità di indirizzare le diffide principalmente ai soggetti che la legge individua come responsabili della gestione della società e dell’organizzazione del lavoro, la cosa dovrebbe anche risultare agevole visto che l’attuale Presidente del consiglio di amministrazione di Etra casualmente è un ex sindacalista, evitando di attribuire ai Sindaci poteri che l’ordinamento semplicemente non prevede”.

Come dire: cari sindacati, è tempo di vacanze al mare e avete preso un granchio.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.