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Crac si gira

“The Italian Banker”: il dramma del crollo delle banche del Veneto nel bruciante film del regista padovano Alessandro Rossetto, protagonista dell’ultima giornata della rassegna “Dietro lo sguardo”. “La scommessa drammaturgica è stata quella di dare la parola ai “cattivi” per affrontare la questione da un punto diverso e riflettere su cosa è successo davvero.”

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Giu 21, 2026

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Il regista Alessandro Rossetto interviene prima della proiezione del film ai Metropolis (foto Villa Angaran San Giuseppe)

Avete presente il ballo di Leonardo DiCaprio e Kate Winslet nel Titanic? Non sempre la danza è portatrice di una storia a lieto fine. Può essere anche una danza macabra, oscura e premonitrice di un triste epilogo, benché cadenzata da suadenti ritmi sudamericani, come quella che anima la festa notturna ambientata in una splendida villa veneta (Villa Pisani a Lonigo) che fa da filo conduttore a The Italian Banker, il primo film dedicato allo scabroso tema del crollo delle banche del Veneto, girato nel 2021 dal regista padovano, e di stanza a Roma, Alessandro Rossetto.

I partecipanti e danzatori della festa – signori in giacca e cravatta e signore ingioiellate – sono tutti rappresentanti di un jet set economico che continua a ballare anche se sull’orlo di un precipizio, invitati come ogni anno alla serata dalla Banca Popolare del Nordest, il Lato Oscuro della Forza che a seguito del crac ha ridotto sul lastrico migliaia di famiglie. Nel bel mezzo dell’inquietante party, compare il protagonista del film: il dottor Carrer, già potentissimo presidente della banca, diventato bancarottiere, che in un lungo e sferzante monologo racconta la sua verità su tutto il bene che la banca ha fatto negli anni alle persone e sulla disfatta dell’istituto di credito.

Si tratta ovviamente di un personaggio fittizio, ma allo spettatore della pellicola la sua figura rievoca inevitabilmente quella dei vertici delle due banche venete crollate realmente nel 2017: Veneto Banca e soprattutto, per il pubblico vicentino, Banca Popolare di Vicenza. In più, come rivela il regista, il bravo attore protagonista Fabio Sartor, scomparso nel 2024, nella vita reale è stato una delle migliaia di vittime del risparmio colpite dal crac delle banche venete.

The Italian Banker è l’evoluzione cinematografica, con nuove scene e un finale “diverso”, dello spettacolo teatrale Una banca popolare, scritto da Romolo Bugaro – che ha curato anche la sceneggiatura della pellicola –, prodotto nel 2020 dal Teatro Stabile del Veneto, diretto dallo stesso Rossetto e rappresentato sul palcoscenico da un gruppo di attori che hanno poi costituito anche il cast del film.

E proprio Alessandro Rossetto è l’ospite d’onore del programma in matinée della quarta e ultima giornata di “Dietro lo sguardo”, l’edizione 2026 degli Stati Generali della Letteratura in Veneto, organizzata da Villa Angaran San Giuseppe assieme ai Metropolis Cinemas e al Giardino Parolini di Operaestate e dedicata ai linguaggi del cinema, con un focus particolare sul racconto cinematografico del Veneto.

Una mattinata che, come alle proiezioni dei cinema di una volta, prevede un primo e un secondo tempo: alle 10, ai Metropolis, la proiezione di The Italian Banker col regista presente in sala e successivamente, a Villa Angaran San Giuseppe, un aperitivo con il regista seguito da un’interessante chiacchierata tra la docente dell’Università di Padova Farah Polato e Alessandro Rossetto, affiancato dallo sceneggiatore Romolo Bugaro e dall’attore del cast Valerio Mazzucato.  

La caratteristica principale di The Italian Banker è quella di essere un film spiazzante, lontano dall’ovvietà e dalle facili aspettative. La narrazione filmica non riguarda infatti – come ci si potrebbe attendere – la disgrazia economica della miriade di piccoli risparmiatori messi in ginocchio dal crollo delle banche del Nordest, ma il dramma parallelo di un’élite di ricchi imprenditori e faccendieri del Veneto conniventi con i vertici della banca, appartenenti al “sistema” responsabile e corresponsabile del crollo di sé stesso. Le scritte che compaiono all’inizio e alla fine del film inquadrano i dati delle conseguenze del crac delle banche venete nella loro globale tragicità, tuttavia la trama si focalizza sull’ipocrisia e sulle frustrazioni di una cupola di persone che dopo aver beneficiato per lunghi anni e a piene mani della “generosità” dell’istituto di credito, ne sono rimaste anch’esse travolte.

Rossetto, Bugaro e Mazzucato riferiscono che già la pièce teatrale è stata oggetto di critiche e attacchi da parte di qualcuno che ha giudicato lo spettacolo come “allineato alle banche” perché non focalizzato “sul dramma dei piccoli risparmiatori” ma incentrato su una élite collusa col potere. “Non è stato affatto facile – aggiunge il regista –. Abbiamo voluto affrontare la questione da un punto di vista diverso per fare un carotaggio dentro le cose che sono successe e per una riflessione ulteriore su cosa è successo davvero.”“Questa era la scommessa drammaturgica e c’era anche l’idea di dare la parola ai “cattivi”, che naturalmente si difendono, arrampicandosi sugli specchi, sostenuti da una connivenza circostante molto importante”, dichiara e conferma a Seven Alessandro Rossetto.

Girato in dieci notti, The Italian Banker presenta un’altra peculiarità: è un film completamente in bianco e nero. La qual cosa rende ancora più noir una vicenda già molto noir per conto suo. “Sì, è una scelta estetica molto cercata – ci dice ancora il regista –. Diciamo che la parabola della storia che ha dei risvolti anche violenti si prestava al bianco e nero, però è vero anche che il bianco e nero permette di sospendere nel tempo. E quindi questa storia che viene raccontata, che ha a che fare con i tracolli delle popolari venete, attraverso il bianco e nero diventa una storia più universale.”

Ma quanto è stato difficile presentare il crac delle banche venete senza cedere al rischio dei luoghi comuni? “La scrittura dello spettacolo di Romolo Bugaro andava proprio in questa direzione – risponde il cineasta padovano –. Lui ha lavorato molto in ricerca e ha seguito questa linea di dare la parola al “cattivo” e di mettere in relazione la vicenda con la connivenza dell’élite. Questo ha salvaguardato il progetto dalla possibilità di essere retorici e commiserevoli soltanto.”

Non vi voglio naturalmente spoilerare il finale del film, che è un tragico e clamoroso colpo di scena, ma va sottolineato che il più “cattivo” fra i “cattivi” della situazione, il mega presidente della banca Carrer, alla fine in qualche modo se la cava. Come purtroppo è successo anche nella realtà. “È andata così, nella realtà, e diciamo che le didascalie iniziali e finali del film, che presentano all’inizio la vicenda e poi traggono le conclusioni alla fine, parlano proprio di questo – concorda e conclude Alessandro Rossetto –. Ovvero del fatto che purtroppo c’è dell’impunito e questo crollo del tabù della salvaguardia dell’idea comunitaria è una cosa molto grave.”

The Italian Banker è uno di quei film che dopo i titoli di coda ti rimangono in testa, portandoti a riflettere e a pensare in modo più approfondito su come questa catastrofe finanziaria di casa nostra sia potuta succedere. Crac si gira.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.