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Sentenza Capitale

Perché la candidatura di Bassano del Grappa a Capitale Italiana della Cultura 2029 è una questione di importanza vitale per l’amministrazione Finco.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Giu 25, 2026

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Foto di Alessandro Tich

Oramai ci siamo. Il prossimo 1° luglio, e cioè tra pochi giorni, scade il termine per la presentazione al Ministero della Cultura delle manifestazioni di interesse per la candidatura al titolo di Capitale Italiana della Cultura 2029, che oltretutto sarà anche l’anno dell’ultimo semestre (da gennaio a giugno) dell’amministrazione del sindaco di Bassano del Grappa Nicola Ignazio Finco. Poi si passerà alla fatidica fase della selezione dei candidati. Entro il prossimo 23 settembre i Comuni e i territori concorrenti saranno tenuti ad inviare al Ministero il dossier di candidatura, comprensivo di titolo, progetto culturale, valutazione di sostenibilità economico-finanziaria e obiettivi perseguiti. Entro il 16 dicembre la giuria selezionerà le 10 città finaliste, le quali saranno invitate ad audizioni pubbliche, che si terranno entro il 10 marzo 2027. Entro il 25 marzo 2027, infine, la giuria proporrà al ministro della Cultura la candidatura ritenuta più idonea per essere insignita del titolo di Capitale Italiana della Cultura 2029. In altre parole, sarà nominata la città vincitrice che godrà di un contributo di un milione di euro per la realizzazione delle attività progettate nel dossier.

Il Comune di Bassano del Grappa, che come ben sappiamo si è candidato al prestigioso titolo nazionale, si è già mosso per tempo, ufficializzando la partecipazione al bando del Ministero già lo scorso gennaio in occasione della cerimonia di San Bassiano e portando avanti nei mesi successivi tutta una serie di iniziative per il coinvolgimento della città e del territorio con l’obiettivo di “fare squadra” per raggiungere l’ambito riconoscimento.

Ma, Houston, abbiamo un problema: ora è spuntata all’improvviso sull’orlo del bicchiere, pardon sul filo di lana anche la candidatura di un altro Comune del Veneto, affacciato sulla sponda veronese del Garda e noto in tutto il mondo per la produzione del vino: Bardolino. Non si tratta soltanto di una candidatura cittadina: Bardolino aspira infatti ad essere il capofila di un progetto di ampio respiro territoriale che intende valorizzare in modo integrato il patrimonio culturale, storico, paesaggistico e ambientale dell’intera area gardesana.

Dice il saggio che due galli in un pollaio non stanno proprio bene e il fatto di avere due candidature nella stessa Regione dimezza di fatto le rispettive possibilità di partenza di essere prese in considerazione e può essere quindi deleterio per entrambe. Intanto, ieri il consiglio regionale del Veneto ha approvato una mozione che impegna la Regione a sostenere il progetto di Bardolino e nella stessa giornata il consiglio regionale ha approvato anche una mozione parallela, presentata dalla consigliera Morena Martini, a sostegno della candidatura di Bassano del Grappa. Per la serie: in principio era il caos. Staremo a vedere.

Nel frattempo, il Comune di Bassano sta concentrando già da tempo forze e risorse sulla sua corsa alla conquista al titolo nazionale. Ha presentato ufficialmente la sua candidatura lo scorso aprile alle Gallerie d’Italia di Milano. Ha avviato il laboratorio di coprogettazione che si rivolge a istituzioni, associazioni, imprese, scuole, operatori culturali e sportivi, realtà del terzo settore e cittadini per “promuovere un’ampia alleanza attorno a un progetto capace di parlare alla città, al comprensorio bassanese e all’intero sistema veneto”. Ha organizzato due giornate dedicate all’istituzione del Comitato promotore della candidatura e all’avvio dei tavoli di coprogettazione. Ha istituito il TAG, Tavolo Agenda Giovani, l’organismo consultivo composto da dieci giovani tra i 18 e i 27 anni, appositamente selezionati, che avranno il compito di formulare proposte e contributi per il dossier di candidatura e sviluppare idee e proposte culturali rivolte alla città e al territorio e che avranno persino una sede dedicata all’ex Ufficio IAT di Largo Corona d’Italia.

Insomma, di tutto e di più. Uno spiegamento di forze e di progettualità che rivela un’ansia da prestazione senza precedenti, quasi a controbilanciare l’oggettiva pochezza – sotto il profilo dei grandi progetti per la città – di tutto il resto.

L’attuale amministrazione comunale di Bassano del Grappa, ormai vicina al suo giro di boa, ha certamente conseguito dei risultati degni di nota, primo fra tutti il recente annuncio dell’avvenuta concessione per la gestione del Caffè Italia, sottoposto a un intervento di ristrutturazione e chiuso ormai da tempo immemore. Ma in fin dei conti, pur tenendo conto dell’importanza storica del locale, si tratta solamente dell’apertura di un bar. Niente di più. L’amministrazione Finco ha inoltre posto sin da subito particolare attenzione al problema dell’edilizia scolastica ed è di questi giorni la notizia che il Comune di Bassano ha avviato un’indagine esplorativa per raccogliere proposte e idee riguardanti l’ex Scuola Pascoli e la Scuola Canova. Ma anche in questo caso rientriamo nell’ambito dell’ordinaria amministrazione e ci mancherebbe che i governanti cittadini non si occupassero del destino di edifici di proprietà del Comune, resi inadeguati agli scopi didattici dall’usura del tempo. Tra le altre cose, Finco può vantare a suo pro anche il rientro sotto il suo Comune della Polizia Locale, ma come abbiamo visto il trasferimento della funzione sta ancora creando dei seri e non indifferenti problemi con qualche Comune dell’Unione Montana.

Per passare poi al campo specifico della cultura – visto che Bassano aspira a diventarne la Capitale Italiana –, tra qualche mese saremo inondati dal battage di comunicazione sul ritorno al Museo Civico del ricomposto Cavallo Colossale di Canova, attualmente esposto alle Gallerie d’Italia a Milano. Ma è un’operazione ereditata dalla precedente amministrazione Pavan, così come lo è stata la mostra record di Segantini. Niente di nuovo sotto il sole.

Di ordinaria amministrazione è piena la rassegna stampa dei mezzi di informazione locali, grazie anche a un attivissimo ufficio stampa del Comune di Bassano che ci trasmette tutti i giorni notizie di ogni tipo, ma non sono queste cose ad elevare la qualità di programmazione di una giunta e di una maggioranza comunale. Manca il colpo di reni, il tratto distintivo, la grande idea originale, l’intervento epocale che contribuisca a disegnare la Bassano del futuro e che dia il segno indelebile negli anni a venire di quella che è l’attuale amministrazione in carica.

Le grandi questioni della città che sono irrisolte da anni se non da decenni – Teatro, ex Polo Santa Chiara, ex Scuola Mazzini, Piano Mar – sotto il mandato di Finco rimarranno molto probabilmente come tali, rimandate alla cortese attenzione delle amministrazioni che verranno. Non c’è nulla che possa evidenziare il cosiddetto salto di qualità – o per citare lo slogan elettorale del sindaco nel 2024, il “cambio di passo” – nella gestione della cosa pubblica cittadina.

E allora, in mancanza d’altro, all’amministrazione di Nicola Ignazio Finco non resta che sperare. Nella buona sorte di una giuria ministeriale che alla fine della corsa decida per la nomina di Bassano del Grappa a Capitale Italiana della Cultura 2029. Sarebbe la svolta di un intero quinquennio di amministrazione, quel “tratto distintivo” e “risultato epocale” che farebbe finalmente volare in alto la città e che consegnerebbe il mandato amministrativo 2024-2029 alla memoria dei posteri.

La concorrenza delle altre città e territori italiani candidatisi ad oggi per il titolo (Cremona, Valle Camonica, Ostuni, Melfi e l’accoppiata Cassino e Montecassino) era già bella tosta e adesso si aggiunge sulla tavola anche un Bardolino di troppo. Per quanto non sembri essere una concorrenza troppo affollata, almeno con i numeri a disposizione oggi, bisogna fare comunque tutti gli scongiuri del caso. Perché per l’amministrazione Finco, per i motivi da me presupposti ed evidenziati sopra, l’aspirazione a conquistare la nomina di Capitale Italiana della Cultura 2029 è una questione di importanza vitale.

Per questo, per Bassano del Grappa e soprattutto per chi la governa pro tempore, quella della giuria del Ministero della Cultura sarà una Sentenza Capitale.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.