Titolo: “Manifesto dei Sindaci della Pedemontana e dell’Altopiano dei Sette Comuni per una giustizia più vicina ai cittadini”. Sottotitolo: “Tribunale della Pedemontana: i Sindaci della Pedemontana e dell’Altopiano dei Sette Comuni chiedono un confronto costruttivo nell’interesse dell’intero Veneto”.
È il documento che è stato predisposto in vista del presidio-flash mob di venerdì scorso in via Marinali a sostegno dell’apertura del Tribunale della Pedemontana, come viene ancora chiamato da queste parti, e che è stato diffuso nel corso della manifestazione medesima. Non mi soffermo sui contenuti del Manifesto, trattandosi di un testo lunghissimo. Basterà dire – e del resto la cosa è anche molto intuitiva – che vi sono elencate e approfondite tutte le motivazioni per le quali, come si legge nella conclusione del documento, i firmatari dichiarano che “i Sindaci della Pedemontana e dell’Altopiano dei Sette Comuni continueranno a sostenere con convinzione il progetto del Tribunale della Pedemontana, nella certezza che rafforzare questo presidio significhi contribuire a rendere più forte, più moderna e più competitiva l’intera Regione Veneto”.
Ma è appunto sui firmatari del Manifesto dei Sindaci che intendo concentrare la mia e la vostra attenzione. In calce al testo sono riportati i nomi di 43 primi cittadini di tre province (Vicenza, Padova e Treviso) sottoscrittori del documento congiunto. Uno di loro è però Martina Rocchio, avvocato e sindaco di Curtarolo in Provincia di Padova, Comune non compreso nell’ancora ipotetico circondario giudiziario pedemontano. I sindaci firmatari dei Comuni direttamente coinvolti nel progetto sono pertanto 42.
Ma come ben sappiamo, visto che a Bassano tutti si riempiono la bocca di questo dato, i Comuni inseriti nella circoscrizione del nuovo Tribunale di Bassano del Grappa sono in tutto 72. Quelli che tutti insieme fanno “gli oltre 500mila abitanti” che faranno riferimento al presidio di giustizia bassanese.
Lo conferma anche il testo del disegno di legge d’iniziativa del Governo n. 2646 “Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie”, approvato dal Consiglio dei Ministri il 22 luglio 2025 e ora all’esame del Parlamento per la conversione in legge. All’articolo 2, il ddl governativo prevede l’“Istituzione del tribunale di Bassano del Grappa e della procura della Repubblica presso il tribunale di Bassano del Grappa”. E al comma 1 del medesimo articolo vengono elencati in ordine alfabetico i 72 Comuni delle tre province sui quali il nuovo tribunale avrà giurisdizione. Lo sottolineo perché è il dato ufficiale da cui partire per svolgere le considerazioni che seguiranno.
E adesso, egregi lettori, utilizziamo ancora una volta il nostro mitico pallottoliere. I Comuni che dovrebbero far parte del circondario giudiziario pedemontano, come abbiamo detto, sono 72. Ma i sindaci coinvolti nel progetto che hanno sottoscritto il Manifesto dei Sindaci a favore del Tribunale della Pedemontana sono 42. Ergo: mancano all’appello 30 Comuni, e non sono certamente pochi.
Prendiamo quindi il registro e facciamo l’appello dei presenti e degli assenti. Non per sfizio ma per una oggettiva presa di coscienza del rapporto tra la “geografia del consenso” e la “geografia del dissenso” in un territorio interprovinciale interessato da un provvedimento di revisione della geografia giudiziaria.
Partiamo innanzitutto coi presenti. Tra i firmatari del Manifesto ci sono 10 sindaci dell’area “bassanese” (Bassano del Grappa, Cartigliano, Cassola, Mussolente, Pove del Grappa, Romano d’Ezzelino, Rosà, Solagna, Tezze sul Brenta, Valbrenta), 4 sindaci dell’area di Marostica-Nove (Marostica, Nove, Pianezze, Colceresa), 7 sindaci dell’Altopiano (Asiago, Enego, Foza, Gallio, Lusiana Conco, Roana, Rotzo) e altri 3 primi cittadini della provincia di Vicenza (Bressanvido, Pozzoleone, Schiavon).
Fanno parte dei sottoscrittori del documento, oltre alla già citata sindaca di Curtarolo, anche 9 sindaci della provincia di Padova (Campo San Martino, Carmignano di Brenta, Cittadella, Galliera Veneta, Grantorto, San Giorgio in Bosco, San Martino di Lupari, San Pietro in Gu, Tombolo). Infine, al Manifesto dei Sindaci hanno aderito 9 fasce tricolori della provincia di Treviso (Cavaso del Tomba, Fonte, San Zenone degli Ezzelini, Monfumo, Pieve del Grappa, Possagno, Borso del Grappa, Castelcucco, Pederobba).
Quali sono dunque i 30 Comuni assenti, inseriti dal disegno di legge nella circoscrizione giudiziaria pedemontana ma mancanti tra le firme del documento congiunto? Eccoli qua, in ordine alfabetico: Altivole, Asolo, Breganze, Caerano di San Marco, Caltrano, Calvene, Carrè, Castelfranco Veneto, Castello di Godego, Chiuppano, Cogollo del Cengio, Cornuda, Fara Vicentino, Fontaniva, Gazzo, Loria, Lugo di Vicenza, Maser, Montecchio Precalcino, Resana, Riese Pio X, Rossano Veneto, Salcedo, Sandrigo, Sarcedo, Thiene, Valdastico, Vedelago, Zanè e Zugliano. 17 Comuni in provincia di Vicenza, 2 in provincia di Padova e 11 in provincia di Treviso.
Fatta eccezione per Rossano Veneto, Comune “di casa nostra” e in quanto tale favorevole al Tribunale della Pedemontana ma che non ha potuto firmare perché commissariato, è questa la cartina geografica del fronte del dissenso interno al progetto giudiziario bassanese.
Nell’elenco degli assenti ritroviamo innanzitutto alcune conferme consolidate: tra le municipalità dissenzienti ci sono i 12 Comuni dell’Alto Vicentino (Thiene, Breganze, Caltrano, Carrè, Chiuppano, Fara Vicentino, Lugo di Vicenza, Montecchio Precalcino, Sandrigo, Sarcedo, Zanè e Zugliano) che lo scorso maggio avevano richiesto di “essere esclusi dalla nuova circoscrizione giudiziaria bassanese”. Riguardo ancora alla provincia di Vicenza, anche la posizione contraria del Comune di Valdastico, situato davvero “ai confini dell’impero” rispetto a Bassano, era già nota.
Note dolenti, per i fautori del tribunale pedemontano, arrivano anche dalla provincia di Treviso. Nel Manifesto dei Sindaci manca innanzitutto la “firmona” (perché è un Comune importante) di Castelfranco Veneto. Inevitabile, vista la recente presa di posizione della neo sindaca Maria Ghimenton, che rovesciando l’adesione al progetto del suo precedessore leghista Stefano Marcon si è detta contraria all’appoggio all’istituzione del tribunale a Bassano.
La Ghimenton mi ha scritto oggi che la sua posizione resta quella che ha già espresso nel suo post sui social e che sulla questione del tribunale non intende rilasciare ulteriori interviste. Amen. Cito allora il passaggio a mio avviso più significativo del suo post: “Che il Sindaco di Bassano del Grappa e Marcon continuino pure a lottare per il Tribunale di Bassano, ma non chiedano a me di farlo! Io non faccio guerra a nessuno, ma lavoro per quelle che sono le vere priorità per la mia Città.”
Salta inoltre all’occhio, scorrendo l’elenco degli assenti, il nome del Comune di Asolo, che pure nel 2023 aveva aderito al progetto pedemontano in occasione delle visite bassanesi del sottosegretario Ostellari. Importante non tanto per numero di abitanti (quasi 9.000) ma quale Comune di riferimento del territorio dell’Asolano, anche Asolo sta per defilarsi da coro dei peana pro Tribunale di Bassano del Grappa.
“Abbiamo sottoscritto qualche anno fa l’appoggio a questo Tribunale della Pedemontana. Per la recente richiesta del Manifesto dei Sindaci ho ritenuto tuttavia opportuno riproporre l’argomento in giunta – dichiara a Seven il sindaco di Asolo Franco Dalla Rosa –. Non siamo riusciti a parlarne nella giunta scorsa e ne parleremo quindi nella giunta di questa settimana. Vediamo anche che rispetto a qualche anno fa sono cambiati i tempi, in maniera negativa. È già difficile la situazione nei Tribunali esistenti, non vorremmo che venga fatta una scelta per aggravare i tempi della giustizia. Ne parleremo comunque in giunta giovedì prossimo.”
Che dire, in conclusione? La matematica non è un’opinione. Ma, a questo punto, anche la geografia.

