Non prendiamocela ogni volta che sbagliamo. Perché da un errore può nascere l’idea che cambia tutto, anche il destino. La storia delle scoperte e delle invenzioni è piena di casi del genere. Ma può accadere anche nell’arte: chiedere conferma a Bruno Catalano, scultore di origini italo-francesi nato in Marocco nel 1960 e costretto ad emigrare con la sua famiglia in Francia, a Marsiglia, a soli 15 anni. Sono infatti nati da un errore di fusione del bronzo i suoi celebri “Viaggiatori”, sculture che raffigurano persone in movimento e con la valigia in mano, caratterizzate dal fatto di essere incompiute, mezze piene e mezze vuote, creando una suggestiva illusione ottica nella quale i vuoti vengono riempiti dai tasselli del paesaggio circostante, ogni volta diverso a seconda del luogo che ospita le installazioni.
Per chi, come l’artista, è stato sradicato dalla sua terra natale, il “Viaggiatore” rappresenta la metafora di una condizione umana perenne e universale: il viaggio come migrazione, la cui destinazione rimane a noi ignota, con la valigia che racchiude i ricordi della vita. E i vuoti riempiti dai frammenti dell’ambiente in cui è collocata l’opera raffigurano i brandelli di una nuova identità che il viaggiatore, nella sua terra di approdo o anche di passaggio, deve comunque acquisire.
Questa volta i “Viaggiatori” di Catalano, già esposti da anni in piazze e in luoghi aperti d’Italia, Francia, Gran Bretagna e del resto del mondo, Stati Uniti e Australia compresi, approdano temporaneamente a Castelfranco Veneto. Fino al prossimo 6 novembre sarà possibile ammirarli e fotografarli – trattandosi di opere indubbiamente “instagrammabili” – a ridosso delle mura castellane. Merito della mostra “Bruno Catalano incontra Giorgione”, organizzata dalla Galleria Ravagnan, curata da Rina Dal Canton, presentata da Lorena Gava e promossa dalla Città di Castelfranco Veneto. Et voilà, mesdames et messieurs: l’arte di Bruno Catalano si fa in quattro.
La mostra temporanea è composta infatti da quattro sculture “squarciate” nel vuoto e collocate in altrettanti punti del centro storico: la prima in piazza San Liberale, davanti al Duomo e vicino al Museo Casa Giorgione; la seconda di fianco alla volta d’ingresso di Porta Treviso; la terza nei giardini pubblici che costeggiano le mura, in dialogo con la statua di Giorgione e la quarta nello slargo degli stessi giardini, vicino al monumento ai Carabinieri.
Questo è un articolo che parla anche di eroismo puro. Perché l’inaugurazione della mostra davanti alla scultura in piazza San Liberale, con gli interventi delle autorità e degli ospiti, si svolge sotto un sole pieno e in una canicola equatoriale. Al posto della fusione del bronzo, si rischia la fusione dei partecipanti. Non si può certo dire che l’accoglienza all’autore non sia calorosa. E io sono qui, in modalità Tich a microonde, non solo perché le figure sospese di Catalano mi intrigano assai, ma anche perché è uno dei primi tagli del nastro del nuovo sindaco di Castelfranco Veneto Maria Ghimenton, eletta al ballottaggio lo scorso 8 giugno.
All’evento inaugurale interviene di persona anche l’artista. Cosa non scontata dal momento che, come rivela la curatrice Rina Dal Canton, “l’autore non di frequente è presente alle sue esposizioni”. “Ognuno di noi può confrontarsi con sé stesso di fronte a queste figure – afferma la storica dell’arte Lorena Gava –. Ogni vuoto di queste opere è un trauma nascosto, conseguente a una mancanza, a uno strappo, a un ricordo. E nell’arco metallico di queste che sono delle vere e proprie installazioni, il perno centrale è la valigia.” “È un vuoto integrato da ciò che mettiamo dietro”, evidenzia la gallerista Chiara Ravagnan, contitolare della Galleria Ravagnan di Piazza San Marco a Venezia che espone e promuove a livello internazionale le opere di Catalano.
Il sindaco Maria Ghimenton, in uno slancio di onestà intellettuale che fa già ben capire di che pasta è fatta, rende innanzitutto merito ai promotori privati che hanno voluto proporre l’esposizione “in periodo commissariale” per un’iniziativa che quindi non è riconducibile né alla sua, appena iniziata, né alla precedente amministrazione comunale. “Da oggi – dichiara il sindaco – la nostra città non ospita semplicemente delle opere d’arte ma si trasforma in una mostra a cielo aperto, in un cammino tra bellezza e riflessione.”
E Bruno Catalano? Riparato dal solleone da un provvidenziale cappello panama e parlando in italiano con un forte accento français, lo scultore ringrazia tutti per l’opportunità di esporre anche qui le sue opere e per l’onore di poter “incontrare” Giorgione. E conclude il suo breve discorso testualmente così: “I “Viaggiatori” sono arrivati a Castelfranco. Je suis content. Merci à vous!”.
Non c’è di che, monsieur Catalano, artista originario del Marocco e trapiantato in Francia. Dai che magari, da una parte o dall’altra, vincete anche il Mondiale.









