Ieri il consiglio regionale del Veneto, sulla spinta del progetto di legge di iniziativa popolare dell’associazione “Luca Coscioni – Liberi Subito” presentato nel 2023, ha approvato una legge per regolamentare il suicidio medicalmente assistito (SMA), con una maggioranza inedita.
La legge è passata con 32 voti favorevoli, 5 astenuti e 14 contrari. La strana maggioranza era però composta dagli esponenti della Lega e Forza Italia insieme al Partito Democratico, M5S, AVS e alcune liste civiche, con i voti contrari arrivati da Fratelli d’Italia e dall’unico consigliere regionale in area Futuro Nazionale.
Questa legge prevede l’introduzione del suicidio medicalmente assistito, legale in Italia grazie ad una sentenza della Corte Costituzionale del 2019, definendone i tempi e i modi per potervi accedere. Bene ribadire che si tratta di SMA e non di eutanasia: nel primo caso, come stabilito dalla nuova legge regionale, è il paziente che si somministra il farmaco letale in maniera autonoma, mentre nel secondo caso è il personale sanitario ad effettuare la somministrazione.
Il presidente della Regione Alberto Stefani ha comunque richiesto, prima del voto, l’introduzione di alcuni emendamenti che rafforzano il ruolo delle cure palliative, cioè di quei trattamenti farmacologici per migliorare il più possibile la qualità della vita di una persona malata terminale.
Inoltre, è dato spazio all’intervento di psicologi e personale sanitario per prospettare soluzioni alternative alla morte, comprese le terapie del fine vita.
La sentenza della Corte Costituzionale, che ha portato il Veneto a prendere questa epica decisione, stabilisce comunque che la persona che fa richiesta per il SMA deve essere in grado di prendere la decisione in maniera libera e consapevole, deve essere affetta da una patologia irreversibile e trovarsi in uno stato di sofferenza fisica e psicologica che ritiene intollerabile.
Le dichiarazioni a caldo post voto cambiano da partito a partito. Per Stefani “nulla è più importante della dignità della vita umana, che va tutelata sempre e con tutti i mezzi necessari. Per questo, in accordo con tutte le forze di maggioranza, ho lavorato alla stesura e successiva approvazione di una serie di emendamenti che modificano sostanzialmente il testo della legge di iniziativa popolare nel senso del favor vitae”.
Per Luca Zaia questo voto “rappresenta un risultato importante e un atto di responsabilità del Consiglio regionale. Oggi il ‘Parlamento’ dei veneti ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di dare una risposta concreta a persone che vivono condizioni di sofferenza estrema”.
La consigliera regionale del Pd Chiara Luisetto ha scritto poco dopo sui social: “La definizione del testo varato ha visto da parte nostra un lavoro incessante, durato settimane, fatto di approfondimenti tecnici, confronti e di un intenso lavoro di interlocuzione con la Giunta con quella parte della maggioranza alla quale va riconosciuto il merito di aver imboccato la via progressista”.
Contrari gli esponenti di FdI, con le dichiarazioni a caldo anche dell’eurodeputato Paolo Inselvini all’ANSA: “Approvare l’eutanasia significa affossare il debole, ponendo su di lui la responsabilità di farsi da parte”.
A chiudere la vicenda, e ogni tipo di giudizio, le parole di Marco Cappato e Filomena Gallo dell’associazione Luca Coscioni:
“Dal Veneto arriva finalmente una scelta rispettosa dei diritti e delle libertà di chi soffre. Non appartiene a un partito o a uno schieramento, proprio perché è fondata sulla Costituzione e dà concreta attuazione al diritto all’aiuto medico alla morte volontaria, già riconosciuto dalla Corte Costituzionale grazie alle nostre azioni di disobbedienza civile”.

