Breaking News: grazie ai preziosi contatti del KGTich, sono riuscito a vedere e a leggere in esclusiva la sceneggiatura del primo remake dell’Odissea di Christopher Nolan, il film di cui tutti parlano. Si intitola “Fincodissea” e racconta le peripezie dell’eroe Nicola Ulisse Finco alla conquista della Provincia di Vicenza. Non sarebbe etico spoilerare il contenuto di un film prima della sua uscita nelle sale ma vista la grande attualità dell’argomento non posso farne a meno.
“Fincodissea” narra le avventure di Nicola Ulisse, re di Bassano, che intraprende un lungo e pericoloso viaggio per tornare in quella che per lungo tempo è stata la sua casa e cioè il mondo dei Palazzi che contano, dopo 14 anni vissuti da imperatore senza guerre al consiglio regionale del Veneto. Ad attenderlo c’è la fedele e paziente Penelope, che è l’impersonificazione della Provincia di Vicenza. È lì che Ulisse Finco vuole andare. E lei, aspettando il suo arrivo, sta tessendo e disfacendo la tela, che è un tessuto di altissimo valore, pari agli 11.040 euro lordi (oltre 9.000 euro netti) di stipendio mensile del presidente della Provincia, parificato dalla legge all’indennità del sindaco del Comune capoluogo della Provincia medesima, per un totale annuo di carica di 132.480 euro lordi complessivi.
Ma non solo Penelope è in attesa del ritorno del nostro prode: ad aspettare con speranza il suo rientro c’è anche Telemaco Celebron, già vicesindaco del regno di Vicenza nonché fido segretario particolare di Ulisse, e divulgatore social delle prodezze dell’eroe, nel regno di Bassano.
Tuttavia, attorno a Penelope c’è un nugolo di ambiziosi e minacciosi pretendenti: sono i Proci di Fratelli d’Italia, intenzionati a conquistare la sua mano rivendicando il diritto del partito di destra ad ambire alla presidenza del regno provinciale.
Nicola Ulisse intraprende il suo periglioso viaggio dopo il geniale trucco da lui ideato per superare le mura degli ostacoli alla sua candidatura: la Casa dei Comuni di Troia, finto dono agli avversari interni del centrodestra, nella cui pancia è entrato assieme agli altri otto sindaci dei Comuni della Provincia di Vicenza con più di 15 mila abitanti, per creare una lista unitaria che vada oltre alle divisioni di partito.
L’abile trucco è stato congegnato grazie all’accordo con il re di Vicenza Possamao, in quota Partito Democratico, continuatore delle gesta dell’omerico Menelao. Ma per tutto il suo viaggio Ulisse Finco sarà attanagliato dal rimorso per l’espediente da lui stesso inventato, che lo ha portato a scendere a patti con la sinistra. Rimarrà un senso di colpa che lo accompagnerà per sempre, come un reduce dal Vietnam.
Nel suo percorso via mare, il protagonista della “Fincodissea” affronta un pericolo dietro l’altro. Approdato con i suoi seguaci nella misteriosa isola di Melonia, all’interno di una grotta si imbatte in un gigante con un occhio solo: è il ciclope Giovinemo, coordinatore provinciale di Vicenza di Fratelli d’Italia, che in preda all’ira cattura e divora molti suoi compagni di viaggio. E neanche il palo conficcatogli nell’occhio impedirà a Giovinemo di scatenare la sua collera contro i promotori della Casa dei Comuni, inseguendoli nella corsa sfrenata verso le loro imbarcazioni per fuggire.
In un’altra isola, gli affamati compagni dell’Ulisse leghista vengono accolti da una donna che offre loro da mangiare. Il re di Bassano si accorgerà poi che quella donna è la Circe Donazzan, euromaga di Fratelli d’Italia, che aveva già lanciato il suo anatema contro la Casa dei Comuni (“Solo un esempio, non banale, che dimostra plasticamente quanto gli inciuci per ottenere ruoli portano a surreali compromessi di facciata, poco virtuosi in primis per il territorio”) e che si è rifatta sui sostenitori del patto Ulisse-Possamao trasformandoli, con le sue arti magiche, in maiali. Nicola Ignazio Odisseo riesce a convincerla a far tornare i suoi compagni di avventura alle fattezze umane, ma capisce che il suo accordo con la sinistra è ormai una via senza ritorno.
L’astuto eroe del remake del film di Nolan riesce a cavarsela laddove nessun altro uomo riuscirebbe a farlo. Fa mettere la cera nelle orecchie dei suoi marinai e si fa legare al palo della sua barca per resistere al letale canto delle sirene. Sono le sirene degli alleati di centrodestra, che vogliono ammaliarlo rimproverandolo per la sua apertura politica allo schieramento opposto. Scampato il pericolo, un compagno gli chiede che cosa ha sentito nel canto delle sirene. Risponde Nicola Ulisse, nel monologo più famoso del film: “Tutto quello che da leghista non vorresti aver desiderato. Era il canto di tutte le promesse che non ho mantenuto. E che mi ha detto che voglio andare in Provincia veramente.”
Per proseguire verso la meta, Ulisse Finco deve anche affrontare la prova del fuoco dell’attraversamento fra Scilla e Cariddi, ovvero fra Centrodestra e Centrosinistra, in mezzo ai quali si presenta minaccioso il gigantesco e risucchiante gorgo della confusione politica. Poi i famelici tentacoli di Scilla, e cioè del centrodestra, iniziano a decimare quello che è restato dell’equipaggio dell’Odisseo bassanese. Ma il nostro eroe riesce a superare anche questa sventura. Sarà l’unico, alla fine, a sopravvivere alle insidie del tragitto.
Ma ci sono anche delle presenze che remano a favore del suo viaggio verso casa. Una è la dea Atena, sempre accanto a lui, grazie ai riconosciuti rapporti del re di Bassano con la Grecia. E c’è inoltre, tra gli spiriti degli eroici mortali, il potente re e condottiero Agamennone, vestito in una corazza in modalità Batman, sotto il cui elmo oscuro si cela il generale acheo Roberto Vannacci, il cui partito, Futuro Mitologico, ha dato la propria benedizione ufficiale al progetto finchiano della Casa dei Comuni.
Quella di Ulisse Finco è un’impresa eccezionale, ai limiti delle possibilità umane. Per questo l’eroe dell’impresa più fantastica della storia trova rifugio nell’isola della sottosegretaria al Ministero delle Imprese Mara Calipso Bizzotto, leghista come lui, che compare a più riprese nella pellicola e che gli indica la strada per raggiungere l’obiettivo.
Arrivato finalmente, dopo l’ultimo percorso via mare, nell’isola dei Palazzi che contano, Nicola Ulisse, per non essere riconosciuto, si presenta sotto le mentite spoglie di sindaco leghista che mai sarebbe sceso a patti con la sinistra. Qui compie la sua vendetta, eliminando uno dopo l’altro i Proci di Fratelli d’Italia. Neppure il capo dei pretendenti per la Provincia, Antinoo Nardin, riesce a resistergli. Penelope Provincia di Vicenza, finalmente, lo riconosce e si suggella il ricongiungimento d’amore.
L’ultima scena della “Fincodissea” ritrae il protagonista assieme alla sua amata, in partenza per l’esilio dorato a Palazzo Nievo nel capoluogo berico, davanti allo sguardo affettuoso di Telemaco Celebron. Ma nella mente di Nicola Ulisse resta il ricordo e il rimorso della Casa dei Comuni di Troia, il trucco che ha scardinato l’unità del centrodestra e gli stessi equilibri della politica provinciale.
È un finale aperto come quello dell’Odissea di Nolan, su cui dilagano le discussioni nei social. Forse la vera interpretazione della sofferenza interiore dell’eroe del remake può essere dedotta da una battuta dell’Ulisse bassanese, ma che è stata poi tagliata dalla sceneggiatura: “Volevo solo fare un cambio di passo”.



