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Incredibile ma Viero

Il Caffè Italia è stato concesso dal Comune al vincitore del bando per la gestione senza la denuncia e omologazione INAIL dell’impianto di riscaldamento, obbligatoria per legge per motivi di sicurezza. Ora il Comune ha istruito la pratica ma la storia diventa sempre più complicata.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Set 23, 2026

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Foto di Alessandro Tich

Caffè lungo, Caffè poco espresso, Caffè (s)corretto, Caffè indigesto, Caffè allungato… eccetera. Ormai sull’infinita vicenda del Caffè Italia ho esaurito il bonus dei titoli con la caffeina. Ma la storia va avanti, a quattro mesi di distanza dalla concessione per la gestione dello storico locale, chissà per quanto ancora si trascinerà in attesa della tanto auspicata riapertura e continua a riservare mirabolanti sorprese.

Le ultime notizie fresche fresche sulla Caffènovela risalivano al consiglio comunale di lunedì scorso 21 settembre, con la risposta dell’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Viero all’interrogazione delle minoranze “sullo stato di procedura di affidamento e sulla mancata riapertura” dell’immobile di proprietà comunale. Un’interrogazione quanto mai opportuna, dopo quattro mesi di nulla di fatto e dopo le voci incontrollate, circolate in città, secondo le quali l’unico partecipante e vincitore del bando di concessione Andrea Tedesco della società Baristeria di Romano d’Ezzelino avrebbe rinunciato all’affidamento del locale.

Ne ho già scritto in un precedente articolo e riassumo. L’assessore Viero ha comunicato al consiglio comunale che “il soggetto non ha rinunciato all’aggiudicazione” ma “l’aggiudicazione definitiva non si è ancora formalizzata perché si stanno completando alcune verifiche tecniche, proprio su richiesta del proponente e aggiudicatario”. Tedesco ha infatti “formalizzato il 7 agosto alcune osservazioni legate alla dotazione impiantistica dell’immobile, nell’ottica del suo progetto specifico di riapertura”. È quindi in corso “un dialogo” tra i tecnici comunali e il proponente “per capire quali adeguamenti impiantistici siano opportuni per il tipo di attività proposta”. Di conseguenza, come dichiarato sempre da Viero in sala consiliare, “in questo momento non è possibile fare delle previsioni a stretto giro sulla riapertura del Caffè Italia, proprio perché ci sono dei passaggi istituzionali e formali che si stanno facendo.”

Come ho già avuto modo di commentare nel precedente articolo, dopo tutti i dispendiosi lavori di riqualificazione dell’immobile ad opera del Comune e solo dopo l’esito del bando di concessione, ora sono spuntate delle nuove problematiche relative agli impianti, tali da costringere a ulteriori verifiche tecniche e ulteriori adeguamenti dell’impiantistica. Incredibile ma Viero.

Pensavo che tutte queste “novità” fossero ampiamente sufficienti ad inquadrare l’attuale situazione, a dir poco sorprendente per usare un eufemismo, del Caffè che non apre mai. E invece no. Un’altra perla si aggiunge alla collana degli intoppi tecnici e burocratici che sembrano perseguitare il pubblico esercizio di proprietà comunale ubicato nel punto più panoramico della città.

Il Caffè Italia è stato infatti concesso al vincitore del bando per la gestione, e quindi teoricamente pronto per essere gestito chiavi in mano, senza la denuncia e omologazione INAIL dell’impianto di riscaldamento, obbligatoria per legge. Si tratta di un aspetto tecnico poco noto se non sconosciuto ai non addetti ai lavori, cercherò quindi di spiegarlo in breve.

La pratica INAIL riveste un ruolo cruciale per la sicurezza degli impianti termici. È la pratica di denuncia e omologazione all’ente degli infortuni che deve essere disposta dall’installatore per gli impianti termici che impiegano acqua in pressione, con una potenza termica superiore a 35 kW. Fine della breve spiegazione tecnica. 

Senza questa verifica, l’impianto termico non può assolutamente essere messo in funzione, con ricadute civili e penali in caso di incidenti e con conseguente nullità della copertura assicurativa.

La notizia è che l’amministrazione di Bassano del Grappa ha finalmente istruito, “quale adempimento obbligatorio”, la pratica per la denuncia e relativa omologazione INAIL della caldaia del Caffè Italia, a locale già affidato al vincitore della concessione.

Lo ha stabilito una determinazione dirigenziale del responsabile dell’Ufficio A4 – Servizio Sviluppo Investimenti, pubblicata oggi, mercoledì 23 settembre, sull’albo pretorio online del Comune.

Funziona così: la pratica viene trasmessa telematicamente all’ente degli infortuni, con tutti i documenti richiesti, e poi l’INAIL effettua un sopralluogo di verifica e collaudo sull’impianto installato. Dal punto di vista economico, la pratica è una bazzecola: l’ente comunale deve infatti corrispondere all’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro appena 186 euro di competenze. Dal punto di vista normativo, invece, è un passaggio fondamentale per la prevenzione della sicurezza e tutela delle persone che lavorano nel pubblico esercizio e che frequentano il locale.

La regolarizzazione dell’obbligatoria pratica di omologazione INAIL della caldaia a pressione è stata così disposta dall’ufficio competente dopo oltre un anno dalla conclusione dei lavori di ristrutturazione dell’immobile del Caffè Italia e dall’emissione del certificato di regolare esecuzione dei lavori. Incredibile ma Viero 2, la vendetta.

Una anomalia in corso di riparazione che pertanto contraddice quanto testualmente e pubblicamente affermato lunedì scorso dallo stesso assessore Andrea Viero nella sua risposta all’interrogazione in consiglio comunale: “Ci tengo a precisare che l’immobile è appena stato ristrutturato e l’impiantistica è perfettamente a norma.”

E invece no, di nuovo. La caldaia del pubblico esercizio non è a norma e lo sarà non appena la pratica obbligatoria con l’ente degli infortuni sarà conclusa. 

Questa discrepanza procedurale, unita alle “ulteriori verifiche tecniche sulla dotazione impiantistica richieste dall’aggiudicatario”, fa sì che tutta questa storia diventi sempre più complicata. Sarà per questo che il Caffè rende nervosi.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.