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Futurama

Vannacci & Friends: a Nove Futuro Nazionale presenta i cinque nuovi circoli del partito costituiti sul territorio. E sulla conferenza stampa entra a gamba tesa la notizia nazionale della condanna al gioielliere Roggero.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Lug 17, 2026

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Giampaolo Lorenzato, Stefano Valdegamberi e Isabella Dotto in conferenza stampa

Benvenuti ad una nuova puntata di Futurama, la serie animata – anzi, molto animata – dell’espansione sul territorio di Futuro Nazionale. In provincia di Vicenza, ma anche nel resto della regione, il partito del generale Roberto Vannacci sta puntando bandierine su un Comune di qua e un Comune di là, nel nome della cosiddetta “vannaccizzazione” del territorio medesimo. Ora si aggiungono cinque nuovi circoli costituiti in altrettanti Comuni della nostra zona: Nove, Marostica, Romano d’Ezzelino, Cassola e Lusiana-Conco. Ulteriori circoli di FN stanno per vedere la luce, come ad esempio a Mussolente e ad Asiago, ma saranno oggetto di future (perché sempre di Futuro si parla) comunicazioni.

Il parto pentagemellare che regala cinque nuovi circoli a papà Roberto viene annunciato in una conferenza stampa convocata all’hotel Le Nove a Nove. E per annunciare il lieto evento intervengono in tre: Stefano Valdegamberi, consigliere regionale (al suo quinto mandato) e responsabile di FN per gli enti locali nel Triveneto; Isabella Dotto, già magistrato onorario e già assessore comunale a Vicenza, nonché fino a qualche settimana fa esponente di spicco di Forza Italia in provincia di Vicenza e Giampaolo Lorenzato, consigliere comunale di lungo corso di Romano d’Ezzelino, nuovamente assurto in questi giorni agli onori delle cronache per la proposta di creare una palestra nel suo Comune “per addestrare i giovani all’uso delle armi” e referente del neonato Comitato Romano d’Ezzelino 1514 di FN. 

“Futuro Nazionale è in costante crescita – afferma Valdegamberi –. Ce lo conferma anche il sondaggio politico di Swg che attesta al 6,3% i consensi al partito fondato dal generale Roberto Vannacci.” Una crescita che, secondo la narrazione dei relatori, si riflette anche nei numeri degli iscritti da queste parti: solo attorno ai cinque circoli appena costituiti gravitano circa 200 persone “convintamente radicate nelle loro idee” e in Veneto le adesioni si attestano tra le 12 e le 13mila.

La madrina dell’operazione acchiappa-iscritti a livello locale è proprio Isabella Dotto, che spiega: “Mi è stato chiesto di promuovere la formazione di Futuro Nazionale nel territorio pedemontano e ho già provveduto alla costituzione dei cinque nuovi circoli. C’è molto entusiasmo e l’aspettativa della gente comune è di tornare a parlare e agire su temi fondanti di Futuro Nazionale: sicurezza, libertà concreta, famiglia, merito, identità, lavoro e difesa delle eccellenze italiane.” Già, ma non sono gli stessi valori sbandierati ai quattro venti dall’attuale alleanza di governo di centrodestra? A sentire il FN-pensiero, il governo Meloni si è limitato a “dire” ma senza “fare”.

“In quattro anni di governo di destra – sbotta Giampaolo Lorenzato – non c’è un’azione che sia una per noi piccoli imprenditori. Il generale Vannacci è l’ultima possibilità.” Non è solo la sinistra, dunque, nel mirino dei lampi e tuoni dei seguaci vannacciani ma anche l’attuale destra governativa. “Noi seguiamo delle idee, dei principi e dei valori – puntualizza Valdegamberi a Seven Magazine –. Abbiamo constatato che all’inizio l’attuale destra di governo diceva le stesse cose nostre e poi abbiamo visto che si è adeguata a delle politiche che sono più frutto di linee europee, che inizialmente nemmeno loro condividevano, e poi si è adagiata lì.” “Noi siamo alternativi in questo senso – aggiunge il consigliere regionale – sia alla sinistra ma anche a quella destra che fa le politiche della von der Leyen, di Draghi e delle grandi lobby finanziarie e che segue le agende di Davos. Noi siamo alternativi al sistema, sotto questo punto di vista.”

“Alternativi” al punto che Isabella Dotto ha da poco lasciato Forza Italia per sposare la causa del generale. “Non ho cambiato idea, è il partito che ha cambiato direzione – mi dice, riferendosi a Forza Italia –. Io sono una donna di destra e porto avanti convintamente quelle che sono le mie idee di donna di destra. E se un partito cambia direzione rispetto all’inizio, io cambio partito.” Chi in FN sembra davvero nuotare nel suo brodo primordiale è Giampaolo Lorenzato, consigliere comunale che negli anni a Romano d’Ezzelino si è distinto per delle prese di posizione piuttosto forti. E adesso cosa trova in Futuro Nazionale rispetto alla sua indole politica? “Esattamente casa mia – mi risponde –. Esattamente un posto dove poter manifestare le posizioni che voi definite “forti” e che io trovo perfettamente naturali: posizioni di destra.”

Un tema prioritario del partito è quello della sicurezza e sulla conferenza stampa, inevitabilmente, entra a gamba tesa la notizia nazionale del momento: la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi inflitta dalla Cassazione al gioielliere Mario Roggero per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo una rapina a mano armata nel suo negozio, con la condanna accessoria al risarcimento di quasi 800 mila euro alle famiglie dei rapinatori uccisi. È poi seguita la querelle Mattarella-Nordio, col ministro della Giustizia che ha aperto un’istruttoria sulla possibile grazia al gioielliere condannato e il capo dello Stato che gli ha ricordato due cose: che la concessione della grazia è facoltà riservata dalla Costituzione esclusivamente al presidente della Repubblica e che non essendo stata ancora resa nota la motivazione della sentenza della Cassazione, ogni discorso al riguardo “è assolutamente prematuro”. Apriti cielo.

“Io sto con Roggero”, ha tuonato ieri in un video il generale Vannacci. E sta con Roggero, per proprietà transitiva, tutto Futuro Nazionale. Isabella Dotto, parlando da giurista, rimarca che la legislazione sulla legittima difesa “va cambiata”. “Il caso Roggero è l’emblema del fatto che la legge si deve adeguare ai tempi e alle nuove minacce – dichiara –. Oggi la legge equipara l’azione dell’aggressione con la reazione esasperata di chi subisce l’aggressione. Non possiamo più giudicarle sullo stesso piano. Questo è il tempo in cui la legge deve essere riscritta.”  

Assai più drastico Lorenzato, che in merito alla questione della grazia per Roggero se ne esce con una “lorenzata” delle sue: “C’è stata un’interferenza e c’è stata una violenza del capo dello Stato. O valgono gli articoli della Costituzione oppure non valgono. La Costituzione afferma che il potere è del popolo. Non siamo in una monarchia, dove decide il capo. Il potere ce l’ha il popolo, che lo esercita attraverso i propri delegati politici.”

Penso, egregi lettori, che possa bastare. E concludo questo articolo con l’annotazione di due “presenze” in mezzo al pubblico della conferenza stampa che non possono passare inosservate.

La prima presenza che non ti aspetti è quella di Luciano Dissegna, ex vulcanico sindaco di Romano d’Ezzelino, uno che quando parla – al di là di come la si pensi – non dice mai cose scontate e che a un certo punto si alza dalla sedia per esprimere il suo pensiero su come lo Stato stia trattando le imprese, sottolineando “di non avere tessere di partito da 25 anni”. La seconda presenza, pure inattesa, è quella dell’avvocato Antonio Mauro, noto professionista legale bassanese, uno dei principali esponenti del Comitato per il Tribunale della Pedemontana. L’avv. Mauro approfitta dell’occasione per chiedere ai referenti del partito il supporto dei parlamentari di FN alla causa del Tribunale della Pedemontana a Roma. “La nostra rappresentanza parlamentare è ancora un po’ sparuta”, riconosce Valdegamberi. Ma per voce dei Tre Caballeros Valdegamberi Dotto Lorenzato, il sostegno al progetto giudiziario bassanese è incondizionato.

Al termine dell’incontro, avvicino Luciano Dissegna e gli chiedo: “Ma allora sei un vannacciano?”. Risposta: “Non sono gli altri. Non sono il male assoluto della sinistra e non sono i “traditori delle imprese” della destra. E non mi resta adesso che guardare a qualcun altro.” Parafrasando Proust: alla ricerca della destra perduta.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.