Dice il saggio: comunicato stampa lungo (anzi, in questo caso molto lungo), preambolo breve. Sarò quindi di poche parole. Nonostante l’alta pressione atmosferica, continua la pioggia di comunicati stampa sul Tribunale della Pedemontana, diventato il vero e proprio tormentone dell’estate bassanese 2026. Nei giorni scorsi ne ho ricevuti altri due, del Comune di Rosà e del Circolo di Bassano del Grappa di Fratelli d’Italia, entrambi favorevoli al progetto giudiziario pedemontano, ma non li ho pubblicati perché riportavano posizioni già conosciute e ribadite al presidio-flash mob di venerdì scorso alla Cittadella della Giustizia di via Marinali, al quale hanno preso parte fra gli altri anche la sindaca di Rosà Elena Mezzalira e il coordinatore e portavoce del Circolo cittadino di FdI Nicola Giangregorio.
Faccio tuttavia un’eccezione per il comunicato trasmesso oggi in redazione dal capogruppo consiliare bassanese del Partito Democratico Roberto Campagnolo, nonché consigliere provinciale, per un motivo molto semplice. Le considerazioni di Campagnolo vanno infatti in netta controtendenza con la presa di posizione dei consiglieri regionali del suo stesso partito Antonio Dalla Pozza, Giovanni Manildo e Andrea Micalizzi, dichiaratamente contrari all’istituzione del tribunale a Bassano del Grappa. Non solo: l’analisi del capogruppo consiliare Pd è permeata di una consistente dose di realismo sui termini della questione. Come dal testo che segue.
COMUNICATO
Tribunale della Pedemontana: dopo quattordici anni di promesse il territorio merita finalmente la verità
La manifestazione dei giorni scorsi ha dimostrato una cosa importante: il territorio crede ancora nel Tribunale della Pedemontana. Se fossi stato a Bassano avrei partecipato, come avevo fatto durante la campagna elettorale per le amministrative in occasione della precedente manifestazione, alla presenza del sottosegretario alla giustizia che indicava la legislatura in corso, quindi metà 2027, come il tempo necessario per riaprire il Tribunale a Bassano.
Proprio perché considero questa una battaglia seria, non posso però accettare che continui ad essere utilizzata come una bandiera da sventolare periodicamente, utile a chi governa ogni volta che si avvicina una scadenza politica, senza che il territorio ottenga risultati concreti.
Sono passati ormai quattordici anni dalla scelta, che continuo a ritenere sbagliata, di chiudere il Tribunale di Bassano. In questi anni anche il sistema giustizia in Italia è molto cambiato.
Negli ultimi sei anni Bassano è stata amministrata dal centrodestra, la Regione Veneto è governata dal centrodestra e, da quasi quattro anni, anche il Governo nazionale è nelle mani del centrodestra.
Eppure il Tribunale è ancora chiuso.
In compenso, i cittadini hanno già pagato il conto.
Oltre 12 milioni di euro di risorse pubbliche sono stati investiti per recuperare e realizzare un moderno Palazzo di Giustizia nel cuore della città. Un edificio nuovo, efficiente e prestigioso che, dopo quattordici anni, continua a rimanere sostanzialmente inutilizzato.
È il simbolo più evidente di una politica più brava negli annunci che nei risultati.
Quei milioni di euro spesi non stanno producendo alcun servizio per la collettività. Al contrario, continuano a generare costi di manutenzione senza alcun beneficio concreto. Nel frattempo Bassano continua ad avere bisogno di spazi pubblici, di uffici moderni e funzionali, di spazi per servizi e di luoghi da restituire ai cittadini, mantenendo vuoto un edificio di cinque piani in una posizione strategica del centro storico della nostra splendida Città.
Oggi c’è chi lascia intendere che la riapertura del Tribunale della Pedemontana sia ormai imminente.
Questa convinzione si fonda sulla presentazione del disegno di legge “Disposizioni in materia di circoscrizioni giudiziarie”, depositato il 3 ottobre 2025.
Si tratta certamente di un passo avanti rispetto all’immobilismo degli anni precedenti, ma è doveroso dire ai cittadini la verità: un disegno di legge non è una legge e, soprattutto, non riapre il Tribunale.
Sono trascorsi ormai nove mesi dalla sua presentazione e l’iter parlamentare deve ancora compiersi.
Il provvedimento, ottenuti i vari pareri preventivi, dovrà completare l’iter in Commissione Giustizia della Camera, potrà essere modificato attraverso emendamenti, anche incidendo sull’elenco dei tribunali previsti, dovrà essere approvato dall’Aula e successivamente trasmesso al Senato, dove ricomincerà l’intero percorso: Commissione, eventuali modifiche e voto dell’Assemblea. Se il Senato dovesse modificare anche una sola parte del testo, il disegno di legge dovrebbe tornare nuovamente alla Camera fino all’approvazione dello stesso identico testo da parte di entrambi i rami del Parlamento. Solo dopo la promulgazione del Presidente della Repubblica e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale la legge potrebbe entrare in vigore. E non finisce qui.
La stessa legge rinvia poi a successivi decreti del Ministero della Giustizia che quasi sicuramente, comunque vada, non sarà quello attuale, per stabilire la data effettiva di apertura dei Tribunali, gli organici, il personale e l’organizzazione degli uffici. Fino ad allora lo stabile di via Marinali continuerà a rimanere chiuso e vuoto.
Anche ipotizzando un iter parlamentare particolarmente rapido, è difficile immaginare che il Tribunale possa diventare operativo in tempi brevi, visto che il tempo medio di approvazione di un disegno di legge è di un anno quando va bene.
C’è poi un elemento che troppo spesso viene taciuto.
Se il Parlamento non approverà definitivamente il disegno di legge entro la fine della legislatura, il provvedimento decadrà automaticamente e l’intero iter dovrà ripartire da zero nella legislatura successiva.
È questo il punto che durante le manifestazioni viene raccontato poco o per nulla e tra qualche mese le forze politiche saranno più impegnate in campagna elettorale che in Parlamento.
Ma ai cittadini interessava ieri e interessa ancora oggi una sola domanda: quando riaprirà davvero il Tribunale della Pedemontana?
Ad oggi questa risposta non c’è. L’ultimo orizzonte temporale indicato era “entro la fine della legislatura”. Alla luce dello stato dell’iter parlamentare, però, questo obiettivo appare sempre più difficile da raggiungere. Il rischio concreto è che quella che veniva presentata come una scadenza si trasformi nell’ennesimo punto di partenza, spostando ancora una volta la riapertura del Tribunale a un futuro indefinito e, oggi, impossibile da indicare con certezza.
Per questo credo che il territorio debba pretendere più responsabilità, più trasparenza e più verità.
Sostenere il Tribunale della Pedemontana significa pretendere che venga riaperto davvero, non utilizzarlo ciclicamente come argomento di campagna elettorale.
Io continuerò a sostenere ogni iniziativa che possa riportare la giustizia a Bassano.
Ma continuerò anche a denunciare una vicenda che, dopo quattordici anni, ha già prodotto un danno enorme: milioni di euro di denaro pubblico immobilizzati in un edificio vuoto, una città privata di spazi preziosi e un territorio ancora in attesa di un risultato che continua ad essere annunciato, ma mai raggiunto.
Va bene organizzare una manifestazione davanti a un Palazzo di Giustizia vuoto. Ogni volta si spera sia l’ultima. Il vero problema, però, è che quel Palazzo, costato oltre 12 milioni di euro ai cittadini, continua a rimanere vuoto dopo quattordici anni.
Il Tribunale della Pedemontana non ha bisogno di nuove promesse. Ha bisogno di una data certa di riapertura. Se quella data oggi non c’è, lo si dica con chiarezza. Perché Bassano ha il diritto di conoscere la verità e di pretendere che quel patrimonio pubblico venga finalmente restituito alla città anche per un eventuale altro utilizzo, invece di restare il simbolo di anni di promesse vuote e non mantenute.
Roberto Campagnolo, Capogruppo Partito Democratico – Consiglio comunale di Bassano del Grappa, Consigliere provinciale di Vicenza.

