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La Tempesta di Giorgione

Il Comune di Castelfranco Veneto è compreso nel circondario giudiziario del Tribunale della Pedemontana. Ma la nuova sindaca castellana Maria Ghimenton, avvocato, si dissocia dal progetto giudiziario bassanese: “È una richiesta anacronistica. Se ci sono risorse, allora vengano impiegate per rendere più efficiente quello che c’è.”

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Lug 8, 2026

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La nuova sindaca di Castelfranco Veneto Maria Ghimenton, quarta da sinistra nella foto, con la sua giunta comunale (foto da Facebook / Città di Castelfranco Veneto)

C’era una volta Castelfranco Veneto. Ovviamente Castelfranco Veneto c’è ancora: ma non c’è più quel Comune trevigiano capofila dell’area castellana che nel 2023, l’anno delle quattro visite del sottosegretario alla Giustizia senatore Andrea Ostellari a Bassano del Grappa, aveva dichiarato la sua adesione al progetto del Tribunale della Pedemontana. Erano altri tempi: il sindaco di Castelfranco era Stefano Marcon, che rivestiva pure la carica di presidente della Provincia di Treviso, esponente della Lega e quindi dello stesso partito di Ostellari. Detto, fatto: tra i 72 Comuni di tre province (Vicenza, Treviso e Padova) inseriti nel circondario giudiziario del nuovo Tribunale di Bassano del Grappa dal ddl sulla revisione della geografia giudiziaria approvato dal Governo e ora all’esame del Parlamento, c’è anche Castelfranco Veneto.

Ma quelli erano, per l’appunto, altri tempi. Ora il Comune di Castelfranco ha voltato pagina e dallo scorso 8 giugno il nuovo sindaco, anzi la nuova sindaca è Maria Wanjera Ghimenton, impostasi al ballottaggio a capo di una coalizione di centrosinistra, formata al primo turno dal Partito Democratico e da due liste civiche. Per la cronaca: la nuova prima cittadina castellana è nata a Kiriaini in Kenia e Wanjera, il suo secondo nome, che vuol dire “nata fuori dalla propria patria”, le è stato dato dal papà Fernando, che lavorava come medico nel Paese africano. Segni particolari: la Ghimenton è un avvocato, che esercita presso lo Studio Legale Guglielmin nella città del Giorgione, specializzato in diritto penale. Va da sé pertanto che i temi della giustizia, e quindi anche delle sedi di giustizia nel territorio, appartengano al suo Dna professionale. 

Ed ecco che, ex abrupto (ogni tanto mi piace usare i latinismi, così cari agli avvocati), è comparsa nella mia rassegna stampa un’intervista alla neo sindaca Maria Ghimenton realizzata dalla collega Laura Berlinghieri, pubblicata sul Mattino di Padova ed esplicitamente intitolata, in virgolettato: “No al Tribunale di Bassano. La politica ascolti la gente”.

In sostanza, la nuova numero uno dell’amministrazione castellana ha espresso le ragioni di quello che appare come un clamoroso dietrofront nei confronti del progetto giudiziario bassanese. Per la sindaca quella di Bassano “è una richiesta anacronistica” e per di più anche controproducente sotto il profilo delle risorse umane dal momento che per far funzionare il Tribunale della Pedemontana “sarebbe necessario trasferire personale attualmente impiegato a Treviso, Vicenza e Padova, i cui Tribunali lavorano già sotto organico”. Sono cose che abbiamo già più volte sentito dire dai presidenti degli Ordini degli Avvocati delle tre province interessate, come pure il dato di fatto sottolineato dalla Ghimenton in tema di giustizia di prossimità: “Nemmeno la scusa del risparmio negli spostamenti sta in piedi, dal momento che i processi civili sono già per larghissima parte telematici” e cioè celebrati a distanza senza la necessità della presenza fisica delle parti in Tribunale. Mentre le imprese, per il diritto societario, per le cause più grosse fanno già riferimento a Venezia “dove c’è un tribunale specializzato”.

Sostenendo che la rinascita dell’ottavo tribunale del Vento andrebbe contro alle esigenze di contenimento dei costi, mentre il solo Tribunale di Treviso soffre già di una carenza del 40% di ufficiali giudiziari, la sindaca Castellana ha fatto quindi partire la stilettata: “Se la Regione ha soldi da investire, li metta nell’Ospedale di Castelfranco: quello sì che rappresenta un servizio utile ai cittadini.” E questo perché “se è vero che ci sono delle risorse in più, allora vengano impiegate per rendere più efficiente quello che c’è”.

Così parlò, al quotidiano regionale, Maria Wanjera Ghimenton. Va specificato che le dichiarazioni a mezzo stampa di un primo cittadino non sono sufficienti a modificare il testo del disegno di legge che include anche Castelfranco Veneto tra i Comuni dell’ancora ipotetico circondario giudiziario pedemontano. Servono altre azioni, soprattutto in sede di audizione presso le Commissioni Giustizia delle due Camere. E se la nuova amministrazione comunale castellana sarà intenzionata o meno a farsi sentire in sede istituzionale, lo sapremo solo vivendo (citazione da Battisti e Mogol).

Ma la presa di posizione della sindaca castellana apre una nuova ed ulteriore breccia di dissenso, e per di più da parte di uno dei Comuni più importanti inclusi nel progetto, nei confronti del Tribunale della Pedemontana. Che si aggiunge alla ribellione di dodici Comuni dell’Alto Vicentino, con Thiene in testa, compresi nel medesimo circondario pedemontano, i cui sindaci lo scorso maggio hanno chiesto di “essere esclusi dall’inserimento nella nuova circoscrizione giudiziaria”. 

Da Castelfranco Veneto, sul tema delle sedi di giustizia, sono partiti tuoni e fulmini in direzione di Bassano: è la nuova Tempesta di Giorgione.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.