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Vacanze iraniane

Guerra e aumento dei prezzi: come la guerra in Iran cambierà le vacanze degli italiani. Un’analisi della situazione e qualche “consiglio dagli esperti”.

Domenico Riccio Domenico Riccio
  • Apr 14, 2026

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Foto: Seven Magazine


Quello che sta succedendo in Medio Oriente è costantemente sulle prime pagine dei giornali da un mese e mezzo ormai, con aggiornamenti quotidiani sullo stato delle cose. Giornali e TV hanno già parlato anche del rincaro prezzi di benzina ed energie (ne abbiamo parlato anche noi di Seven Magazine con l’articolo “Il prezzo della guerra”) ma ultimamente si sente sempre più spesso parlare di vacanza a rischio per milioni di italiani.

Partiamo da un breve recap della situazione per i più distratti: il 28 febbraio Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran, in risposta il 2 marzo l’Iran chiude lo stretto di Hormuz da dove passa circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) del mondo. Il blocco porta un improvviso aumento dei prezzi. Tra il 7 e 8 aprile USA e Iran negoziano un “cessate il fuoco” per avviare delle trattative diplomatiche, portando questi ultimi a riaprire lo stretto di Hormuz, ma questa pace dura solo 2 ore. Israele bombarda ancora il Libano e l’Iran in risposta decide di bloccare ancora lo stretto. Questo momento di tensione porta anche al fallimento delle trattative tra USA e Iran, che si sono tenute ad Islamabad con il Pakistan a fare da mediatore.

A parte quelle due ore, lo stretto di Hormuz è sostanzialmente chiuso dallo scorso 2 marzo. L’Italia, per avere il quadro della nostra situazione, acquista greggio e GNL per un valore di 11 Miliardi di euro all’anno che passa da quello stretto.

Da quel piccolo tratto di mare passa anche il 10% dei rifornimenti europei di “Jet fuel”, il cherosene aeronautico. Anche se sembra un percentuale relativamente bassa, bisogna tener presente che i mercati energetici lavorano sul margine, quindi anche una piccola riduzione porta ad un aumento sostanziale dei prezzi. Il valore del Jet fuel in questo mese e mezzo di guerra è già raddoppiato, passando dagli 830 dollari per tonnellata di metà febbraio agli oltre 1600 dollari per tonnellata attuali. Il prezzo del carburante pesa sulle finanze di una compagnia aerea per un valore che va tra il 25 al 40% e se il prezzo del carburante aumenta l’unico modo di rientrare della spesa è farla gravare sul costo dei biglietti.

L’ultima petroliera carica di jet fuel, la Rong Lin Wan, è arrivata a Rotterdam il 9 aprile, perché era partita prima dell’inizio del conflitto. Nello stesso giorno la ACI Europe, l’associazione che rappresenta oltre 600 aeroporti in tutta Europa, ha inviato a Bruxelles una lettera che conteneva tutte le preoccupazioni sulla situazione attuale. La frase chiave contenuta nella lettera è: “Se il transito attraverso lo stretto di Hormuz non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, la carenza sistemica di carburante per aerei è destinata a diventare una realtà per l’UE.

Tre settimane, non di più, e poi saranno intaccate le riserve di carburante in maniera troppo grave per tornare indietro in tempi brevi, ma siamo già al punto in cui se pure lo stretto di Hormuz venisse riaperto nello stesso momento in cui leggete questo articolo ci vorrebbero fino a sei mesi per tornare ai volumi di traffico pre guerra, come indicato dalla IATA (International Air Transport Association). Il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha convocato per il 21 aprile una riunione dei Ministri dei Trasporti dei 27 paesi membri dell’UE, definendo quella che stiamo vivendo la crisi energetica più acuta della storia mondiale.

Si stima, perché non ci sono dati ufficiali rilasciati dal nostro governo o da altri governi europei, che l’Italia dovrebbe avere delle scorte per coprire 4 settimane di carenza del carburante prima di entrare in crisi. Per questo abbiamo visto un razionamento del carburante negli aeroporti di Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna già dal 4 aprile, mentre nei giorni successivi si sono accodati a questa scelta gli aeroporti di Brindisi, Reggio Calabria e Pescara. I primi 7 scali italiani ad imporre delle restrizioni.

Veniamo ora alle domande che ci riguardano da vicino: come tutto questo influirà sulle nostre vacanze? Conviene prenotare adesso o aspettare per vedere come evolvono le cose?

A differenza di quello che si potrebbe pensare leggendo l’articolo fino a questo punto, la possibilità che il nostro volo per le vacanze venga cancellato è ancora minimo, ma molto dipende da dove si parte, quando si parte e con quale compagnia.
I voli più a rischio, circa il 5-10%, sono quelli a corto raggio (quelli che hanno destinazioni raggiungibili anche in treno), i voli charter per le isole minori e quelli stagionali con scali che vengono coperti da un solo fornitore di carburante.

Chi decide di prenotare adesso le vacanze blocca il prezzo dei biglietti allo stato attuale, con rincari già significativi ma che potrebbe aumentare ancora di più, mentre chi decide di aspettare rischia sicuramente dei prezzi più alti ma avrà a disposizione più tempo per valutare la situazione ancora tutta in divenire.
Anche se le attuali normative europee prevedono già il rimborso del biglietto per voli cancellati, le stesse prevedono forme di risarcimento come voucher per voli successivi. Gli esperti delle principali associazioni per le agenzie di viaggio e tour operator in Italia consigliano quindi di non limitarsi alle assicurazioni per il solo biglietto aereo ma di stipulare dei contratti di assicurazione che prevedano il rimborso del pacchetto vacanza completo (aerei, hotel, case vacanza, musei e tutto quanto viene prenotato in anticipo).

Il CODACONS ha già avvisato i consumatori che un’assicurazione del genere potrebbe costare tra 8-10% del valore complessivo della vacanza, con valori di franchigia che possono variare molto, e di controllare che il contratto stipulato preveda che gli eventi legati a crisi energetiche o cause belliche siano coperti, perché non è la norma per questo tipo di assicurazioni. Questo potrebbe essere l’unico modo per non perdere gli eventuali anticipi per chi decide di prenotare ora a prezzi bloccati.

Le vacanze estive 2026 avranno, in ogni caso, dei rincari notevoli.

Domenico Riccio

“Ho lavorato come Responsabile Comunicazione in ambito politico per anni, poi ho deciso di fare il salto dall’altro lato. Appassionato di politica, storia e citazioni. Vedo il giornalismo come l’arte di raccontare la verità, non formare opinioni.”