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Processo a distanza

Venerdì a Bassano si terrà un presidio pubblico per il nuovo Tribunale della Pedemontana. Intanto il Comitato di Vicenza contrattacca: “Il progetto del Tribunale della Pedemontana non convince più nemmeno i Comuni che dovrebbe servire”.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Lug 8, 2026

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Foto di FulBicildrone. Archivio Seven Magazine

Questione Tribunale: l’estate si fa sempre più calda. Dopodomani, venerdì 10 luglio, alle ore 11, in via Marinali a Bassano del Grappa, si terrà un presidio pubblico a sostegno dell’apertura del nuovo Tribunale della Pedemontana, come si continua a chiamarlo in città nonostante il nome ufficiale contenuto nel ddl del Governo sia quello di nuovo Tribunale di Bassano del Grappa.

L’invito a partecipare alla mobilitazione sta girando da un telefonino all’altro, su iniziativa di un gruppo generico di soggetti indicati come “sindaci, categorie economiche ed ordini professionali del territorio”. “Dopo 14 anni di battaglie – scrive il testo dell’invito –, chiediamo con una sola voce la riapertura di un servizio di giustizia vicino ai cittadini e alle imprese della Pedemontana. Un presidio pubblico per dire che questo territorio non può fare a meno del suo Tribunale.”

La nuova “chiamata alle armi” per il Tribunale di Bassano segue a ruota la sequela di interventi della politica che negli ultimi giorni hanno animato a cascata il confronto sulle sedi di giustizia nel territorio, riaperto dalla conferenza stampa di mercoledì 1°luglio a Palazzo Ferro Fini a Venezia del consigliere regionale vicentino di Forza Italia Jacopo Maltauro. Conferenza stampa nella quale, tra gli altri, è intervenuto anche l’avv. Gaetano Crisafi, presidente del Comitato per una Giustizia di Qualità a Vicenza.

E proprio il Comitato di Vicenza, per il tramite del suo presidente, ha trasmesso in redazione un nuovo comunicato stampa con il quale, prendendo spunto dal comunicato diffuso lunedì 6 luglio dai due esponenti di Fratelli d’Italia Elena Donazzan e Silvio Giovine, europarlamentare la prima e deputato il secondo (leggasi il nostro precedente articolo “Tribuna Politica”), mette i puntini su le “i” su vari aspetti della vicenda. Come dal testo che segue.

COMUNICATO

TRIBUNALE DELLA PEDEMONTANA: IL PROGETTO NON CONVINCE PIÙ NEMMENO I COMUNI CHE DOVREBBE SERVIRE

Al Comitato non interessano le rassicurazioni: chiediamo garanzie scritte e il rispetto degli impegni assunti.

Abbiamo letto con attenzione il comunicato diffuso dagli onorevoli Silvio Giovine ed Elena Donazzan in merito all’istituzione del Tribunale della Pedemontana.

Più che rassicurarci, ci ha lasciato profondamente perplessi. Non tanto per il contenuto, che ripropone argomenti arcinoti, quanto perché arriva dopo l’incontro che il Comitato per una Giustizia di Qualità a Vicenza ha avuto con l’on. Giovine solo pochi mesi fa.

In quell’occasione non abbiamo espresso opinioni. Abbiamo portato dati, documenti e numeri. Abbiamo illustrato la gravissima scopertura degli organici del Tribunale di Vicenza, i carichi di lavoro, le difficoltà operative e i rischi che deriverebbero dall’istituzione di un nuovo Tribunale senza un preventivo e concreto rafforzamento degli uffici esistenti. L’on. Giovine ascoltò con attenzione quelle osservazioni e ci assicurò che avrebbe seguito personalmente l’evoluzione del progetto.

Oggi, invece, leggiamo l’ennesimo comunicato nel quale si ripetono rassicurazioni che, allo stato, non trovano riscontro in alcuna garanzia normativa. La domanda che poniamo è molto semplice. Se davvero il nuovo Tribunale nascerà senza sottrarre neppure un magistrato o un dipendente ai Tribunali di Vicenza, Padova e Treviso, perché questa garanzia non viene inserita direttamente nella legge? 

Se il Governo è realmente convinto di quanto afferma, non dovrebbe avere alcuna difficoltà a trasformare questa promessa in una precisa disposizione normativa. Una legge vale molto più di qualsiasi comunicato stampa. Ma c’è un altro aspetto che il comunicato degli onorevoli Giovine e Donazzan ignora completamente. Si continua a rappresentare il Tribunale della Pedemontana come una scelta largamente condivisa dal territorio. La realtà racconta una storia diversa.

Rispetto al 2012 lo scenario politico e istituzionale è profondamente cambiato. Oggi la maggioranza dei Sindaci dei territori interessati dalla riforma ha espresso dubbi, forti perplessità o aperta contrarietà al progetto.

Ma vi è un fatto ancora più significativo. La contrarietà al progetto non riguarda più soltanto Vicenza. Si sta progressivamente estendendo ai territori coinvolti dal nuovo assetto della geografia giudiziaria. L’ultima presa di posizione del Comune di Castelfranco Veneto, appartenente al circondario del Tribunale di Treviso, conferma che il dissenso verso questa riforma sta diventando sempre più ampio e trasversale.

È un dato politico che non può essere sottovalutato. Perché cambia radicalmente la prospettiva del dibattito. Il problema non è più solo Vicenza che difende il proprio Tribunale. Il problema è che il progetto non convince nemmeno i Comuni che il Governo vorrebbe trasferire nel nuovo Tribunale. 

Se i territori che dovrebbero essere i primi beneficiari della riforma chiedono invece di rimanere nel circondario di Vicenza, significa che il progetto presenta criticità profonde che non possono essere liquidate con qualche dichiarazione rassicurante.

A queste prese di posizione si aggiungono quelle espresse dalla Magistratura tutta, dagli Ordini degli Avvocati, dai Sindaci dei capoluoghi e da decine di amministrazioni comunali. Davvero possiamo pensare che abbiano tutti torto?

Il Comitato per una Giustizia di Qualità a Vicenza continuerà a confrontarsi nel merito, con spirito costruttivo e senza contrapposizioni territoriali. Ma continuerà anche a pretendere risposte concrete. Perché la geografia giudiziaria non può essere ridisegnata sulla base di annunci politici. Richiede dati, programmazione, risorse e il consenso dei territori coinvolti.

La credibilità della politica non si misura dai comunicati stampa. Si misura dalla capacità di mantenere gli impegni assunti, di trasformarli in norme vincolanti e, soprattutto, di avere il coraggio di ascoltare i territori.

Ma ascoltare i territori significa anche ascoltare chi la giustizia la amministra e la vive ogni giorno: magistrati, avvocati, personale amministrativo, operatori del diritto e tutti coloro che quotidianamente lavorano nei nostri tribunali.

Sono proprio queste persone che conoscono le criticità del sistema, che ne sopportano le inefficienze e che possono valutare con cognizione di causa gli effetti di una riforma della geografia giudiziaria. Ignorare la loro esperienza significherebbe rinunciare al contributo di chi è più qualificato a indicare ciò che funziona e ciò che, invece, rischia di compromettere ulteriormente il servizio giustizia.

Le riforme della giustizia non possono essere calate dall’alto. Devono essere costruite insieme ai territori e a chi, ogni giorno, garantisce il funzionamento degli uffici giudiziari. Solo così potranno essere davvero efficaci e condivise.

Comitato per una Giustizia di Qualità a Vicenza

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.