Il giorno dell’apocalisse è stato lo scorso 24 giugno, con due terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 che hanno sconvolto il nord del Venezuela. I maggiori danni si sono concentrati lungo la costa del Paese ed in particolare nella città portuale di La Guaira, a pochi chilometri a nord della capitale Caracas. Il bilancio del sisma, come sempre accade per questi cataclismi, si evolve di ora in ora. Mentre sto scrivendo gli ultimi dati riferiti dalle agenzie riportano un bilancio provvisorio di almeno 2.645 morti, più di 12.000 feriti, più di 15.000 sfollati e quasi 90.000 famiglie assistite. Quasi 50.000 persone, inoltre, risultano ancora disperse. Secondo un rapporto dell’Unicef, nel Paese sudamericano 1,8 milioni di persone, tra cui 680.000 bambini, hanno bisogno di assistenza umanitaria.
Dopo il grande disastro è subito scattata la altrettanto grande macchina degli aiuti internazionali al Venezuela terremotato. Ma c’è anche una realtà associativa, presente pure nel nostro territorio, che si è subito rimboccata le maniche per dare il proprio contributo diretto alle necessità scaturite dall’emergenza.
Si tratta dell’Associazione di Promozione Sociale Casa Italo Venezuelana N.C.S. (Nord Centro Sud), costituitasi nel 2020 e composta da volontari di entrambi i Paesi. Tra i suoi fondatori c’è Lys Golia, italo-venezuelana, laureata in Lingue, residente a Pianezze, nata a Caracas da genitori italiani emigrati nel secondo dopoguerra e da 32 anni trapiantata in Italia. Lys è particolarmente impegnata nella raccolta degli aiuti a livello locale. “L’Associazione Casa Italo Venezuelana N.C.S., insieme alla comunità dei Venezuelani residenti nel Bassanese – si legge sul volantino che promuove l’iniziativa –, chiede un aiuto concreto per l’acquisto di farmaci e beni di prima necessità per l’invio attraverso canali e persone di fiducia.”
Per tutte le info è attivo un numero telefonico di contatto, che posso riportare anche qui: 349 50 82 330. È possibile fare anche una donazione in denaro sull’Iban dell’Aps, con la causale “emergenza terremoto”.
Bisogna anche dire che quando si parla del Venezuela, si parla anche di un pezzo d’Italia. “Milioni di Venezuelani hanno origini italiane – ricorda infatti lo stesso volantino –. È nostro dovere aiutare.” “Quella italiana è la seconda comunità più numerosa del Venezuela, dopo quella spagnola e prima di quella portoghese”, conferma a Seven Magazine Lys Golia, che incontro a Marostica per porle alcune domande a cui lei mi risponde con la voce rotta più di una volta dall’emozione.
Lys, come state seguendo le notizie dal Venezuela dopo il terremoto? Come le state vivendo?
Le stiamo vivendo con molta apprensione. E con grande attesa di sperare che i tanti dispersi vengano trovati e che gli aiuti arrivino veramente dove devono arrivare, a chi ne ha veramente bisogno, Siamo preoccupatissimi, tutti.
Di cosa c’è bisogno in Venezuela oggi?
Di tutto. Anche di molte cose che noi non riusciamo a procurare, perché siamo un’associazione che non ha la struttura per farlo. Servono attrezzature per continuare a scavare e non è un miracolo che dopo otto giorni trovino ancora persone in vita sotto le macerie. Perché probabilmente queste persone sono sotto strutture dove ci sono spazi che consentono ancora di respirare. La società civile è tutta lì, a scavare con le proprie mani per fare questo lavoro. Purtroppo, tra gli aiuti primari, servono anche le borse per i cadaveri. Servono farmaci antinfiammatori e tante altre cose.
E voi della Casa Italo Venezuelana cosa fate, per quanto riguarda gli aiuti?
Noi riceviamo parecchi aiuti da altre comunità. Faccio l’esempio più recente: un gruppo di ragazzi venezuelani sono arrivati a Bassano con un camion di aiuti con medicinali, abbigliamento, cibo e ance cibo per gli animali. Hanno scaricato tutti questi aiuti in un deposito, e li dobbiamo presto inviare.
Quindi: medicinali, cibo…
E abbigliamento. Perché la zona de La Guaira è una zona calda e i bambini che sono rimasti abbandonati, senza alloggio, non hanno da vestire per le notti fresche di Caracas. Perché di notte a Caracas è più fresco. Quindi tanti vestiti per bambini, pannoloni…
Tutto questo materiale lo avete ancora qua?
Sì, lo abbiamo ancora qua.
Quando lo spedite?
Stiamo aspettando il via da parte di un corriere al quale ci appoggiamo da tempo. Sembra che la settimana prossima, e ho avuto questa notizia fresca da pochi minuti, questo corriere potrà cominciare a inviare gli aiuti.
Poi questi aiuti dove arrivano? A chi vanno? Chi li riceve?
Li riceve la nostra rappresentante di fiducia a Caracas che si appoggia a una parrocchia, a una scuola e a un’organizzazione di medici che metterà a disposizione anche un deposito per il materiale. E dopo, per consegnare gli aiuti, ci sono dei gruppi di venezuelani che portano le cose a chi ne ha bisogno. Hanno anche un censimento delle persone che necessitano di aiuti e riescono ad arrivare alle persone che hanno bisogno, soprattutto a La Guaira. Quella è proprio la zona del disastro.
Gli aiuti che state raccogliendo sono sufficienti per i vostri scopi o avete bisogno ancora di altri aiuti?
Noi siamo una piccola associazione e dobbiamo fare i conti anche con le donazioni per poter realizzare un invio di denaro che ovviamente ci costerà. Però ho anche visto che ci sono grandi organizzazioni, come la Caritas e l’Unicef, che stanno aiutando.
Sì, ma per quanto vi riguarda, avete bisogno che le persone che si rivolgono a voi diano ancora qualche aiuto?
Medicine. Servono ancora medicine. Noi siamo abbastanza coraggiosi per cercare di gestire la cosa là. Lo abbiamo già fatto durante la pandemia, quando siamo riusciti ad arrivare a 14 ospedali, non solo a Caracas ma anche fuori dalla capitale. Quindi cerchiamo di darci da fare. Logicamente mi servono più mani, per caricare le scatole sul camion da trasportare al corriere quando sarà il momento. Perché questi aiuti arrivano al corriere a Roma e poi da Roma partono per Caracas. Non so in che aeroporto arrivano, lo ignoro. Ma tutti i nostri aiuti arriveranno in Venezuela.
Se una persona volesse aiutarvi, cosa deve fare? A chi deve rivolgersi?
Se questa persona vuole aiutarci con qualche contributo, abbiamo l’Iban del conto corrente dell’associazione. Chi volesse invece donare aiuti come medicinali eccetera, deve avvisare me, Lys, al numero dedicato per i contatti.
Dopo una decina di giorni dal terremoto e dopo lo choc, voi venezuelani d’Italia come vi sentite?
Siamo scossi, come il terremoto. Non è una metafora, siamo proprio scossi. E impauriti. Ci sentiamo svuotati. È dura, è dura.

