Oroscopo della Città di Marostica. Segno zodiacale: gemelli. Amore: grande affetto reciproco con le altre città gemellate. Lavoro: grazie al nuovo patto di gemellaggio siglato oggi non mancherà di certo. Benessere: i gemellaggi, grazie anche e soprattutto alla Partita a Scacchi, godono di ottima salute.
Non serve essere Branko o Paolo Fox per leggere le stelle di Mozzo City. Basta presenziare alla affollata cerimonia convocata nella sala consiliare del Castello Inferiore per la sottoscrizione del nuovo patto di gemellaggio con la Città di Figline e Incisa Valdarno (Firenze) e per un incontro di benvenuto ai rappresentanti delle altre città gemellate. Marostica accoglie gli ospiti arrivati dalla Toscana e da due diversi continenti (Europa e Sudamerica) nel suo massimo splendore: è infatti in modalità Partita a Scacchi a personaggi viventi, con la piazza pronta ad ospitare la terza rappresentazione dell’edizione 2026 di questa sera e il quarto e ultimo spettacolo di domani sera.
Il gemellaggio con Figline e Incisa Valdarno, peraltro, nasce proprio “dentro” la Partita a Scacchi. È nel Comune toscano che ha infatti sede il Gruppo Sbandieratori dei Borghi e dei Sestieri Fiorentini APS, conosciuto in tutto il mondo e da 52 anni incluso nel cast della rappresentazione in costume con la sua spettacolare esibizione di bandiere roteanti e volanti nell’ultima parte della rievocazione storica, dopo il matrimonio della bella Lionora e di Oldrada con i due rampolli dei da Vallonara e dei da Angarano, reduci dalla sfida al nobil ziogo de li scacchi.
Già due anni fa, la Pro Marostica e gli Sbandieratori avevano siglato il loro patto di amicizia, in occasione dei 50 anni di partecipazione di questi ultimi alla Partita tra le mura scaligere. Adesso l’amicizia diventa istituzionale e si evolve nel patto di gemellaggio “a tempo indeterminato” tra i due Comuni, già approvato dai rispettivi consigli comunali ed oggi suggellato dalle firme dei due sindaci sulla fatidica pergamena.
Nell’occasione, la sala consiliare si presenta in versione “di più non Mozzo”. Dietro al tavolo dei relatori sono schierati in costume e coi rispettivi gonfaloni i rappresentanti degli Sbandieratori fiorentini e dei Vessilliferi di Marostica. Di fianco, Leonora e Oldrada chiudono con grazia e con letizia il cerchio. Sopra il tavolo, tre composizioni floreali realizzate da una fioreria di Marostica raffigurano le bandiere dei tre Paesi delle città gemellate presenti all’incontro: Francia (Montigny-le-Bretonneux), Italia (Marostica e Figline e Incisa Valdarno) e Brasile (São Bernardo do Campo).
Va subito detto che quella a cui stiamo assistendo non è una cerimonia “dell’amministrazione Mozzo” ma è una festa della comunità marosticense. Presenti tra il pubblico due ex sindaci di Marostica: Valerio Zanforlin e Marica Dalla Valle, quest’ultima cittadina onoraria di São Bernardo do Campo. Non mancano all’appuntamento – assieme a cittadini, esponenti della Pro Marostica e di altre associazioni, rappresentanti delle categorie economiche eccetera – anche i componenti del consiglio comunale, sia di maggioranza che di minoranza. Sia per i suoi predecessori che per l’intero consiglio comunale, arrivano le parole di saluto e di ringraziamento del sindaco Matteo Mozzo. E l’assessore agli eventi Ylenia Bianchin, ringraziando anche “tutte le persone che negli anni sono rimaste in contatto con le città gemellate”, afferma pubblicamente: “È un giorno importante anche per le amministrazioni passate.” Quanto mi piacerebbe ascoltare interventi di questo genere anche a Bassano del Grappa.
E veniamo, finalmente, alla celebrazione per la quale siamo tutti qui riuniti, presentata dal mio impeccabile collega Alex Iuliano. All’inizio della cerimonia, vista la solennità del momento, vengono suonati i quattro inni nazionali delle città gemellate. Nell’ordine: Giappone, Brasile, Francia e Italia. Ma del Giappone scriverò in conclusione di articolo.
Dei ringraziamenti istituzionali del sindaco Matteo Mozzo ho già scritto nelle righe precedenti. L’assessore Ylenia Bianchin dichiara: “Portiamo a Marostica un pezzettino del mondo intero e un pezzo del cuore italiano.” E in un successivo intervento afferma: “Ci sono gemellaggi che nascono dalle istituzioni. Quello con Figline e Incisa Valdarno è un gemellaggio che è nato dagli Sbandieratori e da tutti i figuranti della Partita a Scacchi. È stato richiesto ed è stato appoggiato dalle due amministrazioni, raccogliendo la volontà delle nostre associazioni e dei nostri cittadini, col supporto dei rispettivi uffici comunali che ci hanno assecondato nel percorso.”
“L’idea di questo gemellaggio tra Veneto e Toscana, con la Partita a Scacchi e gli Sbandieratori, è quella di andare nel mondo a portare un po’ di italianità – rimarca il presidente della Pro Marostica Simone Bucco –. Già il prossimo 9 ottobre sfileremo insieme al Columbus Day a New York. Ma sono già in cantiere altri spostamenti, in cui speriamo di coinvolgere sempre più persone.”
Prende quindi la parola il sindaco di Figline e Incisa Valdarno David Ermini, presente nell’occasione assieme al vicesindaco Federico Cecoro. Ermini è stato eletto sindaco lo scorso maggio e quella del gemellaggio con Marostica è stata una delle prime delibere approvate nel suo mandato. “È un patto che viene dal basso, il che è ancora più bello – dichiara –. Ringrazio gli Sbandieratori ed è il segno di una svolta per la promozione dei nostri territori nel mondo.”
Poi il primo cittadino toscano rivela al pubblico di “essere ritornato a Marostica dopo 48 anni”. Alla Partita a Scacchi del 1978 gli Sbandieratori si erano infatti portati dietro alcuni figuranti e uno di questi figuranti, giovanissimo, era lui. “Tra ex figuranti ci si capisce ancora meglio”, è la battuta del suo collega di Marostica Mozzo che ricorda i suoi trascorsi tra i personaggi viventi della Partita.
Si passa quindi al momento clou della firma del patto di gemellaggio. Un documento che, tra le diverse altre cose, prevede scambi culturali, storici e turistici; il coinvolgimento delle associazioni dei due Comuni; promozione comune anche all’estero; iniziative a favore delle politiche giovanili e dello sport; promozione dell’enogastronomia e dell’artigianato; cooperazione istituzionale con scambio di modelli e buone prassi amministrative, eccetera. Mozzo ed Ermini firmano le pergamene e le varie altre carte… et voilà, un nuovo patto viene sancito sotto il segno dei gemelli. Scatta l’applausometro, ma la cerimonia non è ancora finita.
Seguono infatti gli interventi, con scambio reciproco di doni istituzionali, dei rappresentanti delle altre città gemellate con Marostica.
Per São Bernardo do Campo interviene João Marcos “Marquitho” Riotto, figura già nota alle recenti cronache di Seven Magazine, che legge un messaggio della sua municipalità e consegna una targa commemorativa dei 40 anni del gemellaggio con Marostica. Montigny-le-Bretonneux è rappresentata invece dalla consigliera comunale Claire Dizes, che lancia già il conto alla rovescia per la celebrazione del ventennale del gemellaggio con Marostica che cadrà l’anno prossimo.
Un’ultima doverosa annotazione, come ho anticipato prima, riguarda la città gemellata di Tendo in Giappone. C’è anche lei tra le quattro protagoniste della cerimonia oltre a Marostica, alle quali sono stati dedicati i quattro inni nazionali. Tendo è però assente fisicamente ma presente con il cuore. Il sindaco della città nipponica Nizeki Shigeru, impossibilitato a presenziare, ha trasmesso un lettera di supporto all’iniziativa che viene letta – prima delle altre città, nella scaletta degli interventi – da Nakano Ruriko, una signora giapponese che vive nel Vicentino.
Nel messaggio, il sindaco del Sol Levante sottolinea come negli anni i rapporti tra i due Comuni gemelli si siano sempre più consolidati anche grazie al gioco degli scacchi che è protagonista in entrambe le città. Non a caso, Tendo è detta anche “patria dello shogi”, che è il gioco degli “scacchi giapponesi” di cui produce il 95% delle pedine. Ma è accomunata alla nostra Città degli Scacchi anche dalla produzione delle ciliegie.
Insomma: Tendo è lontanissima, ma continua a seguire con attenzione quello che succede in quel di Marostica. Da qui il noto modo di dire veneto: “Varda che te Tendo”.










