Premessa necessaria: non è la prima volta che il presidente della Provincia di Vicenza Andrea Nardin, che in contemporanea è anche il sindaco del Comune di Montegalda, si schiera a favore dell’istituzione del nuovo Tribunale di Bassano del Grappa, alias Tribunale della Pedemontana per gli amici.
Il 21 maggio dell’anno scorso una delegazione territoriale sostenitrice del progetto giudiziario bassanese era stata ricevuta al Ministero della Giustizia a Roma, come ben sappiamo, dal ministro Carlo Nordio, dal viceministro Francesco Paolo Sisto e dai due sottosegretari Andrea Delmastro Delle Vedove e Andrea Ostellari. Fu proprio in quella occasione che Nordio & Friends avevano annunciato “a breve un disegno di legge dedicato in Consiglio dei Ministri”, cosa poi avvenuta il 22 luglio 2025 con l’approvazione in CdM del disegno di legge sulla revisione della geografia giudiziaria, con istituzione del nuovo Tribunale di Bassano del Grappa, ora all’esame del Parlamento. E di quella delegazione territoriale ricevuta al Ministero di via Arenula – oltre al sindaco di Bassano Nicola Finco, al presidente del Comitato per il Tribunale della Pedemontana avv. Francesco Savio e ad altri – faceva parte anche Nardin.
Lo ha ricordato lo stesso presidente della Provincia intervenendo ieri al flash mob di via Marinali a favore della riapertura del tribunale bassanese e presentandosi “in continuità” con la delibera a favore del Tribunale di Bassano approvata dall’amministrazione provinciale di Vicenza ancora sotto la presidenza di Achille Variati, nel 2015. Ma lo ha detto parlando al microfono con la fascia azzurra addosso, simbolo istituzionale della Provincia intera. Provincia che comprende anche tutti i Comuni (più della metà) apertamente contrari o comunque scettici sull’istituzione dell’ottavo tribunale del Veneto a Bassano del Grappa.
Così facendo, Nardin è diventato il nuovo “caso politico” di questa vicenda dove la politica sta comunque giocando un ruolo preponderante. In altre parole, la bufera è servita.
Nella giornata di oggi abbiamo già dedicato due articoli agli altrettanti comunicati pervenuti in redazione, da un parte, dai tre consiglieri regionali del Partito Democratico Antonio Micalizzi, Giovanni Malindo e Andrea Micalizzi e, dall’altra, dal Comitato per una Giustizia di Qualità a Vicenza. Da parte di entrambi i mittenti delle note stampa, distintamente e ciascuno per le proprie ragioni, è stata espressa una forte critica sul ruolo svolto dal presidente della Provincia, che invece di restare neutrale come imporrebbe la sua carica istituzionale, ha apertamente e convintamente sposato la causa bassanese.
Interpretando liberamente le osservazioni espresse nei due comunicati sopra citati, Andrea Nardin ha avuto quindi la faccia tosta, anzi pardon la fascia tosta, di rappresentare l’intera Provincia – con tanto, per l’appunto, di fascia d’ordinanza – in una manifestazione politica di parte.
Si aggiunge adesso una dura presa di posizione, sempre tramite comunicazione alla stampa, del consigliere comunale di Vicenza Raffaele Colombara, presidente del gruppo consiliare “Per una Grande Vicenza”. Per Colombara l’atto di Nardin, che è intervenuto a Bassano indossando la fascia azzurra della Provincia, è stato “un grave errore istituzionale e un grave errore politico”. Da qui la richiesta, perentoria e motivata, del consigliere vicentino: “Nardin si tolga la fascia: non rappresenta Vicenza”. Come dal testo che segue.
COMUNICATO
NARDIN SI TOLGA LA FASCIA: NON RAPPRESENTA VICENZA
Quanto accaduto ieri a Bassano del Grappa racchiude due errori distinti e altrettanto gravi: un errore istituzionale, nell’uso improprio di un ruolo che appartiene a tutti; e un errore politico, nello schierarsi contro la maggioranza dei territori che quel ruolo dovrebbe rappresentare. Andiamo con ordine.
Ieri il presidente della Provincia di Vicenza, Andrea Nardin, ha indossato la fascia tricolore, simbolo di tutti i 113 Comuni della provincia, per schierarsi in un flash mob a sostegno del Tribunale della Pedemontana. Non è una sfumatura: è un errore istituzionale. Nardin non è il sindaco di Bassano, che legittimamente difende gli interessi del proprio Comune: è il Presidente di tutti i vicentini, e dovrebbe esercitare il ruolo con equilibrio, non prestarlo a una causa che il territorio non condivide nella sua interezza. Se vuole manifestare per Bassano, lo faccia da cittadino: si tolga la fascia, perché quella non è sua, è di tutti noi.
I numeri parlano chiaro: 62 Comuni su 113, tra cui i più popolosi della provincia, sono quantomeno scettici sul nuovo tribunale, insieme agli ordini degli avvocati di Vicenza, Padova e Treviso, all’ANM, alla dirigenza del Tribunale e della Procura. Da un lato una manifestazione larga e plurale in difesa della giustizia; dall’altro un presidio di soli sindaci e politici, con la Provincia arruolata a forza da chi avrebbe dovuto restarne fuori.
Nardin si giustifica con un atto del 2015: undici anni fa, prima che la Commissione consiliare certificasse una scopertura del personale del 49,65% al Tribunale e del 48% alla Procura, prima che il CSM classificasse Vicenza “sede disagiata”, prima che si sapesse che l’articolo 5 del DDL Nordio prevede il drenaggio di personale dai tribunali accorpanti, Vicenza in testa, per costruire quello di Bassano. Di fronte a fatti così nuovi, un aggiornamento del mandato in Consiglio provinciale sarebbe stato doveroso. Nardin non l’ha fatto: ha preferito schierarsi. Richiamarsi oggi a quella vecchia delibera non è coerenza: è un uso improprio del ruolo.
Ed è qui il secondo errore, quello politico: Nardin si è messo da solo contro la maggioranza dei sindaci della propria provincia, ignorando per esempio l’ordine del giorno votato all’unanimità dal Consiglio comunale di Vicenza il 26 maggio, che chiede di non sottrarre una sola risorsa al Tribunale per costruirne uno nuovo altrove. E la domanda resta senza risposta: nessuno, a oggi, ha spiegato come si possa aprire un nuovo tribunale senza indebolire ulteriormente una struttura che già fatica a garantire il servizio. Drenare personale da una sede appena certificata come disagiata dallo stesso CSM non è solo discutibile: è istituzionalmente contraddittorio.
Il Tribunale di Vicenza non è il tribunale del capoluogo: è il presidio giudiziario di tutta la provincia, di centinaia di migliaia di cittadini e di migliaia di imprese. Impoverirlo non “aggiunge”nulla, come sostenuto ieri: sottrae risorse già scarsissime a un servizio che serve tutti.
Lo dico con franchezza: io Nardin non l’ho votato, e alla luce di quanto accaduto ieri posso dire di aver fatto bene. Un presidente che confonde il proprio ruolo con le proprie convinzioni personali, e si schiera contro la maggioranza dei territori che dovrebbe rappresentare, dimostra di non aver capito cosa significhi essere presidente di tutti. La fascia provinciale appartiene a tutti i Comuni vicentini: non può diventare il simbolo di una manifestazione di parte.
Raffaele Colombara Consigliere comunale, “Per una Grande Vicenza”, Comune di Vicenza

