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Colpo di Balestra

“La saga dei Ceirano”. Giovedì 17 settembre al Museo dell’Automobile “Luigi Bonfanti” la presentazione del libro di Nino Balestra dedicato alla storia della famiglia che a suo modo ha contribuito alla nascita della prima auto della Fiat. Ma l’impegno di Balestra come ricercatore storico del mondo dei motori continua. E su “suggerimento” dell’AI…

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Set 11, 2026

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Nino Balestra (foto di Alessandro Tich)

I Ceirano. Al grande pubblico questo cognome non dirà nulla. Ma per gli appassionati di storia dell’automobile è il nome di una famiglia quasi mitologica, che a suo modo è stata fondamentale per l’inizio della produzione delle auto della Fiat.

Ma andiamo con ordine. “La saga dei Ceirano” è il titolo dell’ultimo libro fresco di stampa di Nino Balestra, volto notissimo di Bassano del Grappa, storico gioielliere e altrettanto storico ex presidente della Fondazione Museo dell’Automobile “Luigi Bonfanti”, già “Bonfanti-Vimar”. È la sua nuova fatica di instancabile ricercatore della storia del mondo dei motori. Una passione che oltre ai vari libri già pubblicati sui miti e sui personaggi delle quattro ruote e non solo, lo ha portato anche a produrre come co-autore – assieme a Stefano Chiminelli e Carlo Alberto Gabellieri – la monumentale “Enciclopedia del motorismo, mobilità e ingegno veneto”.

“La saga dei Ceirano”, edito per i tipi della Libreria Automotoclub Storico Italiano, sarà presentato pubblicamente giovedì prossimo 17 settembre alle ore 18 al Museo dell’Automobile “Bonfanti” in via Torino 2 a Romano d’Ezzelino, a ingresso libero. Dialogheranno con l’autore la giornalista Francesca Cavedagna e l’editore Stefano Chiminelli. E ce ne sarà da raccontare, a giudicare dalla breve anticipazione contenuta nell’invito dell’incontro: “Un libro che per la prima volta mette ordine sulle numerose fabbriche di automobili che sorsero a Torino tra la fine ’800 e il 1920 circa, in primis la Fiat, ad opera dei F.lli Ceirano, misconosciuti dai più, ma i veri padri dell’industria dell’auto italiana.”

Si accenderanno così i riflettori su questi pionieri del motorismo Made in Italy, protagonisti del loro tempo ma dimenticati dai posteri, salvo gli amanti e gli esperti del settore. Per farli riscoprire ci voleva un colpo di Balestra.

Nino Balestra, chi erano i Ceirano?

I Ceirano erano una famiglia strana. Il padre fa l’orologiaio ad Asti e ha una numerosa famiglia con undici figli, tra maschi e femmine. Tre figli si innamorano degli ingranaggi e dei meccanismi, si trasferiscono a Torino e iniziano a trafficare attorno alle automobili. La Fiat non è ancora nata, l’auto è agli inizi. Uno dei fratelli, il più vecchio, comincia a commerciare in biciclette e poi le costruisce, sempre però con un occhio attento alla Francia che è vicina e che già produce automobili. Il più vecchio dei Ceirano a un certo momento fa il “salto” e vuole costruire un’automobile. Trova un ingegnere torinese, Faccioli, che aveva già costruito un motore che poteva servire allo scopo, e costruisce questa macchina chiamandola come le biciclette: Welleyes. Perché all’epoca i nomi inglesi suonavano bene.

Quindi tutto inizia da qui?

Sì. Ceirano presenta il prototipo, una vettura piccolina, leggera, pratica. Partecipa anche a una gara e arriva seconda di categoria. In quel momento sta nascendo anche la Fiat. Agnelli, Scarfiotti e altri notabili discutono cosa fare. A un certo momento Agnelli ha un lampo di genio. Va da Ceirano e gli dice: “Senti, la tua macchinetta va abbastanza bene e mi piace, anche se io farei delle modifiche. Te la compro e la produco io.” Quasi litigano perché Ceirano, come gli altri due fratelli, ha un carattere piuttosto focoso. Ma comunque, di fronte al danaro, cede. Agnelli compera l’auto di Ceirano per 30.000 lire di allora, che è una cifra abbastanza importante ma non astronomica. Ma si assicura anche che l’ing. Faccioli, le maestranze e le attrezzature venissero in blocco da lui. Agnelli compera la Welleyes in luglio, fa le modifiche che lui aveva già intuito, e in ottobre la Fiat presenta già la sua prima vettura. In questa maniera, senza progettare e costruire da zero una propria auto ma rielaborando la Welleyes con modifiche sostanziali, hanno abbreviato i tempi.

Quindi la saga dei Ceirano è anche un po’ la storia della nascita della Fiat?

Sì certo, la nascita della Fiat. Ceirano resta dentro in Fiat per meno di un anno, perché poi era insofferente agli ordini e ad essere irregimentato. Arriva il secondo fratello, fanno società assieme e costituiscono la Fratelli Ceirano. Dopo due anni i due fratelli sono in disaccordo. E allora arriva il terzo fratello, il quale fa una società che dura un mese. E non costruiscono neanche una macchina perché nel frattempo litigano un’altra volta. Nel tempo comunque nascono società come la Ceirano, la STAR, la Rapid, la Itala. Uno dei fratelli fonda la Itala e dopo sei mesi se ne va già via…

Questa storia, alquanto contrastata, fino a quando è durata?

Fino agli anni ‘20. Anzi, potremmo dire fino agli inizi del secondo dopoguerra. Perché l’ultimo dei Ceirano, che non voleva mollare, aveva rilevato una piccola azienda che fabbricava automobili ma per espresso accordo con la Fiat aveva firmato un contratto in cui diceva che non costruiva più automobili. E con questa fabbrichetta invece faceva pezzi di ricambio per conto terzi e anche per l’Alfa Romeo, che nel frattempo era nata negli anni ‘10. Nel ‘45, di fronte alle macerie del suo stabilimento, ormai quasi ottantenne, molla tutto e dice “basta”.

Quanta passione lei ha ancora oggi nel fare queste ricerche sulla storia dell’automobile?

Le ricerche sono l’aspetto più bello dello scrivere.

Nel suo prossimo libro di che cosa scriverà?

Il prossimo libro è già quasi completo. Quello è un libro veramente molto impegnativo e anche difficile da scrivere. Mio figlio stava facendo delle ricerche sul computer per trovare dei riscontri su un’idea che mi era venuta per un libro che però poi ho accantonato. E si è imbattuto sull’Intelligenza Artificiale, che è una specie di umanoide che bisogna prendere comunque con le pinze, che gli ha detto: “Tuo padre, che ha scritto libri e che gode di reputazione, dovrebbe scrivere la storia dei fratelli Whittington, che si sono messi in mente da ragazzini di fare la 24 Ore di Le Mans e ci sono riusciti.” In effetti i fratelli Whittingon arrivano, corrono e vincono la 24 Ore di Le Mans. Ma dietro alle loro spalle, ragazzi miei, c’è tutta una serie di vicende losche, di scandali, di imbrogli e anche di traffico di droga. Una storia difficile da mettere giù in modo non pericoloso. Anche perché uno dei fratelli Whittington è ancora vivo e non vorrei ricevere una bella letterina da uno studio legale di New York che ti dice che per accomodare la cosa sono sufficienti alcuni milioni di dollari.

E allora?

E allora ho dovuto “alleggerire” questa storia e mescolarla con tante altre storie sulla 24 Ore di Le Mans. E direi che il libro sta venendo fuori molto bene.

Quindi possiamo dire che il prossimo libro di Nino Balestra, in qualche modo, è stato “suggerito” dall’Intelligenza Artificiale?

Sì, lo spunto è venuto dall’Intelligenza Artificiale. Solo lo spunto, però. Perché poi mi dava anche delle informazioni e io vedevo subito che erano sbagliate. Glielo dicevo e lei mi chiedeva anche scusa…

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.