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Pro Marostica Pictures

Sorprendente il nuovo taglio “cinematografico” della Partita a Scacchi di Marostica, con maggiore dinamicità del racconto e la colonna sonora del maestro Chiaravalle. Grande successo per la prima delle quattro repliche “sold out” della spettacolare rievocazione.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Set 6, 2026

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Foto: Dario Petucco 

Ore 20.02 di venerdì 4 settembre 2026. Dagli altoparlanti di Piazza Castello alias Piazza degli Scacchi, che irradiano le loro onde sonore anche al di fuori delle mura, riecheggia la voce del presidente della Pro Marostica Simone Bucco: “Tutti ai vostri posti. Apertura ingressi.” È il segnale che dà il via al grande appuntamento e che comanda ai numerosi addetti all’accoglienza dell’evento di sistemarsi alle loro postazioni per indicare ad ogni spettatore la strada per raggiungere il proprio posto a sedere. 

Io sono in fila all’ingresso di Porta Stazione e diverse persone in coda davanti e dietro a me parlano in inglese e in tedesco. Come ogni volta, per assistere alla Partita a Scacchi a personaggi viventi arrivano in molti anche dall’estero. Le due file d’ingresso sono lunghissime e altrimenti non potrebbe essere. La serata d’esordio della Partita 2026 ha registrato infatti il tutto esaurito. 3.600 spettatori che riempiono gli spalti. Come sono pure “sold out” le altre tre rappresentazioni di questa edizione in calendario sabato 5, venerdì 11 e sabato 12 settembre, per un totale di oltre 14.000 persone con biglietto prenotato.

Davvero una grande attesa per un evento promosso e realizzato da Associazione Pro Marostica, in collaborazione con la Città di Marostica, con il patrocinio del Ministero della Cultura e con il patrocinio e contributo della Regione del Veneto e della Provincia di Vicenza.

L’organizzazione logistica è perfetta. Dopo aver superato all’ingresso lo stretto di Scilla e Cariddi dei controlli di borse e zainetti, per ragioni di sicurezza, a ciascun spettatore viene consegnato il programma di sala de “La Partita a Scacchi di Marostica a personaggi viventi. Opera di Mirko Vucetich”. Il libretto, scritto in italiano, inglese e tedesco, e corredato dei disegni originali dello stesso Vucetich, spoilera tutta la storia dall’inizio alla fine. Ma sono 18 pagine a piccoli caratteri di stampa, non c’è il tempo materiale per scoprire in anticipo come andrà a finire, anche se gli spettatori più affezionati lo sanno benissimo. Il programma di sala resta un interessante souvenir da consultare, con calma, a casa. 

Sono molto curioso perché quella di quest’anno è stata presentata alla stampa come la Partita delle innovazioni, a cominciare dalla nuova colonna sonora dello spettacolo composta dal maestro Valeriano Chiaravalle. Quello che ancora noi 3.600 non sappiamo, e che vedremo tutti in diretta con i nostri occhi, è che stiamo per assistere a una rappresentazione dal taglio sorprendentemente “cinematografico”.

L’approccio “filmico” della manifestazione storica si evidenzia innanzitutto nel ruolo di comunicazione visiva affidato al Castello Inferiore, che oltre a costituire l’imponente elemento di sfondo della scena, funge anche da maxischermo.

Viene utilizzato a tale scopo già prima dell’inizio dello spettacolo, quando sulla facciata del Castello viene proiettato un video che narra l’antefatto della sfida all’arma bianca tra i due rivali in amore Vieri da Vallonara e Rinaldo da Angarano con le rispettive famiglie, che poi il governatore nonché padre della bella Lionora Taddeo Parisio, imponendo il divieto di spargimenti di sangue, trasforma in una inedita e incruenta sfida al nobil ziogo de li scacchi. Altro che Bobby Fischer contro Boris Spassky, la “sfida del secolo” del campionato del mondo di scacchi del 1972 a Reykjavík, in piena Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Qui siamo in piena Guerra Fredda tra due focosi gentiluomini del luogo, ma per la mano della bella Lionora.  

Il video dell’antefatto è il “teaser” (da non confondere con il “trailer”) del film kolossal che gli spettatori stanno per vedere sulla scacchiera e attorno alla scacchiera della piazza, con 650 figuranti in carne ed ossa e costume d’epoca.

Sempre prima dell’inizio della Partita, sulla superficie del Maxischermo Inferiore vengono proiettati i marchi degli sponsor della manifestazione, per i quali non si può certo dire che non venga data visibilità. È un po’ come essere ai Metropolis a Bassano, con le pubblicità sullo schermo prima del film. E alla fine, esaurite le ultime scintille degli spettacolari giochi pirotecnici dell’incendio conclusivo del Castello, sempre sulla facciata del Castello medesimo vengono proiettati i nomi dello staff artistico e tecnico e di tutti i 650 figuranti, come nei titoli di coda del film che hai appena visto al cinema.

Ma l’accostamento al mondo della celluloide della rappresentazione in costume è favorito in primo luogo dalla nuova colonna sonora, appositamente creata dal maestro Valeriano Chiaravalle. Due temi musicali di dichiarata ispirazione cinematografica, uno d’amore e l’altro legato al mondo degli armati, che con le loro variazioni accompagnano le scene dello spettacolo. Nuova musica anche per l’uscita in piazza dal Castello del Gruppo Scacchiera, il momento più emozionante della serata.

Per uno come il sottoscritto, che ha assistito a molte Partite prima di questa, la novità risulta piacevole. E non solo all’orecchio. La nuova colonna sonora ha anche il pregio di coprire i pur brevi tempi morti di passaggio da una scena all’altra e di dare una maggiore dinamicità al già movimentato racconto complessivo.

Alla quale contribuiscono anche i nuovi movimenti dei gruppi che assieme ad altrettanto nuovi giochi di luci e accorgimenti scenici, danno un ritmo ancora più incalzante alla narrazione teatrale. Come ad esempio la “danza delle spade” del duello all’arma bianca tra le due famiglie dei contendenti per la mano di Lionora, in mezzo alla scena del mercato, prima che messer gubernator, rector et capetaneus Taddeo Parisio proclami il suo minaccioso stop agli spargimenti di sangue e il trasferimento della nobile contesa sulla scacchiera.

L’eccellente risultato d’insieme della Partita è in frutto di una produzione coordinata da uno staff tecnico d’eccezione, con la regia di Maurizio Panici, la co-regia e le coreografie di Massimiliano Volpini, la direzione di scena di Andrea Piermattei e il light design di Andrea Burgaretta. E con la massima precisione nei particolari, anche dal punto di vista scacchistico.

All’uscita dallo spettacolo effettuo un’involontaria intercettazione ambientale e sento uno spettatore che dice ad un altro: “Chiedo a te che sedevi più in alto: era veramente scacco matto?”. Risposta: “Sì, era scacco matto.” E certo che lo era. Ogni due anni, per la scena clou dell’intera rievocazione vengono riproposte le mosse di una partita a scacchi vera, selezionata tra quelle della storia con una durata compatibile a quella della rappresentazione.

Quest’anno la partita teatrale “con pezzi grandi et vivi” viene giocata seguendo le mosse della celebre (per gli appassionati di scacchi) Partita dell’Opera di Parigi, del 1958, che vide il maestro americano Paul Morphy sfidare una coppia di nobili avversari composta dal duca tedesco Karl von Brunswick e dal conte francese Marc d’Isouard, con trionfo di Morphy e vittoria dei bianchi. 

Ma gli scacchi sono il perno centrale attorno al quale ruota una vicenda dal respiro assai più ampio e che lancia un messaggio quanto mai attuale di pace e di conciliazione, dove “vince anche chi perde”, con la mano della bella Lionora consegnata al vincitore e quella di Oldrada, sorella del governatore, all’altro pretendente. E con l’ulteriore supporto di consolidati “spettacoli nello spettacolo” come quello dei celebri Sbandieratori dei Borghi e Sestieri Fiorentini, provenienti dal Comune di Figline e Incisa Valdarno, dallo scorso agosto gemellato con Mozzo City. 

La Partita a Scacchi di Marostica, evento teatrale unico nel suo genere di partecipazione popolare ma sempre più tecnologico e professionale, nonché narrativamente evoluto nel suo nuovo taglio “cinematografico”, è insomma un film storico, un film di azione e un film d’amore.

E così, dopo la Universal Pictures e dopo la Paramount Pictures, ecco che si presenta al mondo delle grandi produzioni internazionali anche la Pro Marostica Pictures. Potrei chiamarla anche Bucco Goldwyn Mayer, ma il Leon sopra la colonna vicina al pozzo di Piazza Castello non ruggisce.

Da Marostywood è tutto, a voi la linea.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.