Jacopo Bassano: il più grande pittore della storia della nostra città. Le sue opere sono esposte nei più importanti musei del mondo, Louvre e National Gallery compresi. Figlio d’arte e padre d’arte, è stato il caposcuola di una delle più fiorenti botteghe di pittura del ‘500 veneto, se non la più fiorente. Negli ultimi decenni, a lui sono state dedicate importanti mostre, a cominciare da quella indimenticabile del 1992-93 al Museo Civico di Bassano del Grappa, che ne conserva la più importante collezione di dipinti, e al Kimbell Art Museum di Forth Worth in Texas. E poi ancora altre esposizioni di suoi dipinti in città e in giro per il mondo, l’ultima delle quali a Pechino. Il nostro caro Jacopo Da Ponte, o Dal Ponte che dir si voglia, è insomma una superstar di caratura internazionale.
Ma adesso la celebrazione della memoria del top player del pennello cinquecentesco arriverà all’apoteosi. Al sommo pittore bassanese sarà infatti dedicata l’edizione 2026 della cena degli gnocchi della festa patronale del quartiere di San Michele.
Il lieto annuncio è stato dato oggi in una conferenza stampa convocata presso l’azienda vitivinicola Vignaioli Contrà Soarda, sempre a San Michele di Bassano del Grappa.
Per presentare l’appuntamento cultural-conviviale sono convenuti, tutti insieme appassionatamente: il sindaco di Bassano Nicola Finco, il sindaco di Rotzo Lucio Spagnolo, la direttrice dei Musei Civici di Bassano Barbara Guidi, lo storico dell’arte Mario Guderzo, il presidente dei produttori di patate di Rotzo Matteo Dal Pozzo, la coordinatrice del comitato Festa di San Michele Sabrina Pellanda, il presidente di quartiere San Michele Enrico Feltrin e il componente del comitato Festa San Michele Roberto Campagnolo.
Dopo l’ouverture dell’anno scorso, con la cena degli gnocchi ribattezzata “L’Arte del Convivio”, anche quest’anno si ripeterà il format nato dagli incontri tra gli organizzatori della Festa di San Michele e lo storico dell’arte Mario Guderzo. Vale a dire una serata dove la degustazione delle pietanze di gnocchi a base di patate di Rotzo si affianca ad alcuni interventi di approfondimento culturale, con l’obiettivo di trasformare una tradizionale cena popolare in un momento di incontro tra cultura ed enogastronomia.
Interessante e anche un po’ rischioso: chi ha partecipato alla cena degli gnocchi dell’anno scorso, come il sottoscritto, si ricorda bene che l’attenzione generale degli oltre 100 commensali è stata inversamente proporzionale alle portate del menù. Dopo il terzo piatto di gnocchi, cioè, è andata scemando. Chissà come mai.
Ma così è se vi pare. Parte quindi la pignatta alla rovescia per l’edizione 2026 dell’evento culinario e divulgativo.
“A tavola con Jacopo Bassano – L’Arte del Convivio, Atto II” si terrà giovedì 24 settembre, dalle ore 20, al Centro socio ricreativo di San Michele. Anche quest’anno i protagonisti della tavola saranno gli gnocchi fatti a mano dalle cuoche di San Michele con le patate di Rotzo, rinnovando così il sodalizio con il Comune dell’Altopiano. Saranno proposti in tre portate e, tra una portata e l’altra, la cena diventerà un vero e proprio viaggio nella pittura di Jacopo Bassano e della sua bottega, “alla scoperta dello straordinario rapporto tra la loro arte e la vita quotidiana della Pedemontana veneta del Cinquecento”.
Come associare la pittura di Jacopo e della sua bottega ad un evento dove, fondamentalmente, se magna e se beve?
È presto detto e lo spiegano gli stessi promotori della serata: nei dipinti del grande artista a carattere religioso entrano spesso le case, le cucine, le osterie, gli animali, il lavoro nei campi e le tavole imbandite. “Accanto ai protagonisti del Vangelo – osserva il comunicato stampa diffuso nell’occasione – compaiono cuoche, osti, servitori e famiglie; le cucine si riempiono di pentole e stoviglie, mentre oche, anatre, tacchini, polli e galline compongono magnifiche nature morte. Perfino la locanda nella quale i Discepoli di Emmaus si fermano a spezzare il pane potrebbe idealmente trovarsi tra le colline e i borghi che Jacopo osservava ogni giorno.”
Da qui è nata l’idea di riportare idealmente queste opere nei luoghi che le hanno generate, “facendo dialogare ciò che compare nei dipinti con una tavola contemporanea apparecchiata nel cuore di San Michele di Angarano”.
Tra una portata e l’altra, i commensali saranno introdotti “alla scoperta di Jacopo Bassano, della sua bottega e del loro rapporto col territorio” dai tre relatori prescelti allo scopo, che tratteranno i loro temi nel modo più informale possibile.
Barbara Guidi, direttrice dei Musei Civici di Bassano del Grappa, porterà il punto di vista dell’istituzione che custodisce e valorizza uno dei patrimoni fondamentali per la conoscenza di Jacopo Bassano e della sua famiglia di pittori. Mario Guderzo accompagnerà invece il pubblico nel racconto del rapporto tra la pittura bassanese, il territorio, la vita quotidiana e la cultura del cibo. Infine Fabrizio Magani, direttore generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Ministero della Cultura, concluderà il trittico dei discorsi.
“A tavola con Jacopo Bassano”, come rimarcano gli organizzatori, “vuole così ricreare, per una sera, quello stesso intreccio tra arte e vita quotidiana che rende ancora oggi così moderne e affascinanti le opere di Jacopo Bassano: sedersi insieme attorno a una tavola, assaporare un piatto della tradizione e, nello stesso tempo, guardare con occhi nuovi la storia e il patrimonio culturale della nostra terra”.
Avviso ai naviganti: la cena è a numero chiuso per 110 persone, con obbligo di prenotazione presso i riferimenti di quartiere San Michele. Quota intera di partecipazione 30 euro, quota ridotta 18 euro.
“L’obiettivo – si legge ancora nel comunicato stampa – è fare della Festa di San Michele non soltanto un momento di aggregazione e divertimento, ma anche un’occasione per riscoprire e valorizzare la storia, l’arte, le tradizioni e l’identità della comunità di San Michele e del territorio bassanese.”
E con cotanto abbinamento tra Jacopo Bassano e gli gnocchi con le patate di Rotzo, la città di Bassano del Grappa può come minimo aspirare a un secondo titolo nazionale: quello di Capitale Italiana della Cottura.

