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Una compressa di Moment

Il consigliere del Gruppo Misto nonché coordinatore cittadino di Futuro Nazionale Gianluca Pietrosante presenta un’interrogazione in consiglio comunale contro È il Momento: “Utilizzo politico dei canali comunicativi dei Consigli di Quartiere”. Ma se io fossi in lui, mi preoccuperei di cose più importanti, come ad esempio…

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Lug 21, 2026

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Il consigliere comunale Gianluca Pietrosante (archivio Seven Magazine)

Prima di scrivere questo editoriale, suggerisco subito a Gianluca Pietrosante, consigliere comunale bassanese del Gruppo Misto e coordinatore cittadino di Futuro Nazionale, di prendere una compressa di Moment. A forza di occuparsi degli avversari politici di È il Momento, gli potrebbe infatti venire il mal di testa.

Sabato scorso 18 luglio, l’esponente di destra ha trasmesso un suo comunicato alle redazioni per dare notizia dell’interrogazione da lui protocollata per il consiglio comunale di giovedì prossimo: “Utilizzo dei canali comunicativi dei Consigli di Quartiere per la diffusione di comunicazioni su attività politica e istituzionale da gruppi consiliari e forze politiche”. Vale a dire, come si legge nel testo dell’interrogazione, che cito in virgolettato maiuscole comprese: “Sono pervenute segnalazioni da molti consiglieri di quartiere circa l’invio ai rispettivi Presidenti di comunicazioni provenienti da gruppi consiliari, in particolar modo da È IL MOMENTO, contenenti informazioni relative a iniziative politiche, atti consiliari, incontri pubblici e altre attività del suddetto Gruppo.”

Niente di nuovo sotto il sole: Pietrosante aveva già detto le stesse cose ancora lo scorso 10 giugno, circa un mese dopo avere annunciato al globo fincacqueo la sua adesione al partito di Vannacci. Con un altro comunicato stampa trasmesso in redazione, aveva bollato come “civici di sinistra” i consiglieri di È il Momento, rei ai suoi occhi di aver fatto un “uso improprio delle mailing list dei quartieri”. Suscitando la sua ira di Achille, dal momento che “mai una formazione politica della città aveva “sfruttato” i canali dei Quartieri per fare propaganda”.

Noto subito una astuzia “procedurale” dell’atto consiliare pietrosantiano. Le interrogazioni sono sempre ed esclusivamente rivolte al sindaco e alla giunta. E infatti la stessa interrogazione del consigliere di maggioranza – e non potrebbe essere altrimenti – è indirizzata “al Sindaco di Bassano del Grappa”. Le interrogazioni, inoltre, si svolgono in tre fasi (intervento dell’interrogante, risposta dell’interrogato ed eventuale replica dell’interrogante) senza possibilità di dibattito in aula. Ergo: Pietrosante interroga, il sindaco (o chi per esso) risponde e i consiglieri di È il Momento non potranno fare altro che ascoltare dai loro banchi consiliari senza poter replicare. È stato in questo modo evitato già in partenza, approfittando del regolamento del consiglio comunale, il confronto diretto in sala consiliare tra l’“accusatore” e gli “accusati”.

Ma veniamo, in breve, al merito dell’interrogazione. Pietrosante chiede al sindaco “se l’amministrazione comunale sia a conoscenza delle mail da parte di È il Momento destinate ormai da mesi ai Quartieri per la diffusione di proprie comunicazioni su attività politica e consiliare” e inoltre, con la formula della domanda retorica ovvero con la risposta già incorporata, “se il tono di queste mail non possa essere una palese forzatura politica nonché una grave intromissione di un soggetto politico all’attività volontaristica e apartitica degli stessi quartieri”.

Chiedendo inoltre, tra le altre cose, “se esistano regolamenti, linee guida o prassi consolidate che disciplinino l’uso di tali canali di comunicazione da parte di gruppi politici e consiliari”, l’interrogante si appella al sindaco, qualora “l’amministrazione ritenga compatibile con la funzione istituzionale dei Quartieri il ricevere comunicazioni relativa a iniziative promosse da singoli gruppi consiliari (…) e gruppi politici”, affinché “tale possibilità sia riconosciuta indistintamente a tutte le forze politiche rappresentate in consiglio comunale”.

Si chiede infine “se l’amministrazione ritenga opportuno predisporre criteri uniformi e condivisi al fine di garantire neutralità, trasparenza e parità di trattamento nell’utilizzo degli strumenti di comunicazione dei Quartieri ma non solo” e “se si intenda salvaguardare l’integrità di volontariato e apartitica dei quartieri con appositi interventi”. Un po’ Quartieri con la “Q” maiuscola e un po’ quartieri con la “q” minuscola, ma ci sta.

Dal punto di vista dei “messaggi tra le righe” che richiamano l’attenzione dell’osservatore politico, è interessante il testo di accompagnamento della mail trasmessa in redazione da Pietrosante con allegato il suo comunicato. Innanzitutto, il consigliere di maggioranza specifica di aver presentato l’interrogazione “in qualità di consigliere comunale del gruppo Misto e in qualità di coordinatore di Futuro Nazionale”. In altre parole, auto-istituisce con decisione monocratica la “rappresentanza” del partito di Vannacci all’interno dell’assemblea consiliare.

Preannunciando poi l’interrogazione vera e propria nei confronti di È il Momento, lo fa con il suo solito tono sprezzante, ben oltre l’asticella del cosiddetto “confronto democratico”: “Un atto necessario per portare all’attenzione dei bassanesi la sfacciataggine di questi finti civici dove pensano che tutto è permesso”. Ovvero “un’azione amministrativa che serve a far chiarezza nelle sedi opportune per quanto concerne un certo tipo di propaganda politica di certa sinistra che si cela sotto la maschera del “civismo”.” E aggiungendo (ma lo aveva già detto nel comunicato di più di un mese fa) : “Chissà come la prenderebbero se Futuro Nazionale cominciasse a inviare mail ai quartieri”.

Che dire, in conclusione? Gianluca Pietrosante è ovviamente libero di puntare il dito su quello che vuole e di farlo quindi anche in questo suo ennesimo atto puramente politico, finalizzato ad attaccare il fronte avversario.

Tuttavia, se io fossi in lui, mi preoccuperei di cose più importanti. Come ad esempio l’ordinanza del TAR del Veneto che ha sospeso la validità, in attesa della sentenza di merito del prossimo marzo, della delibera con cui lo scorso aprile il consiglio comunale ha bocciato per 9 voti contrari a 8 favorevoli (più 5 astenuti) lo schema di convenzione urbanistica per l’ampliamento edilizio della nota proprietà privata alla Santissima Trinità, col decisivo voto contrario di Pietrosante, andato in quella occasione in controcorrente rispetto al sindaco e a tutto il resto della maggioranza.

Alla luce dell’ordinanza dei giudici amministrativi, che difficilmente cambieranno idea in sede di sentenza di merito, quella delibera andrebbe infatti ripresa in mano per evitare conseguenze sgradevoli a chi ha votato contro la convenzione urbanistica, decretandone la bocciatura. Se infatti a marzo il TAR darà ragione definitiva ai proponenti privati, e in mancanza di una revisione preventiva della delibera urbanistica, questi ultimi potrebbero rivalersi “in solido” nei confronti dell’amministrazione comunale, col rischio non proprio improbabile che a pagare vengano chiamati anche i singoli consiglieri comunali. In alternativa, al Comune non resterebbe che ricorrere in appello al Consiglio di Stato, con tutti i rischi connessi di rigetto del ricorso. E in entrambi i casi, invece che una sola compressa di Moment, ne servirebbero almeno due di Tachipirina.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.