Dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 22 maggio 2026 del decreto sull’equipollenza dei titoli viene istituita la professione sanitaria di osteopata. Questo provvedimento è l’ultimo tassello che serve a rendere operativa la professione in Italia, definendone i criteri per il riconoscimento dei titoli pregressi e dell’esperienza professionale maturata dalle persone già attive nel settore, che aspettavano dal 2014 il riconoscimento professionale dopo un primo confronto presso la Commissione Sanità del Senato. Dopo anni di trattative e compromessi, si è giunti ad una conclusione. L’attività degli osteopati potrà ora essere esercitata all’interno di un sistema regolamentato, con tanto di albo professionale.
Mauro Longobardi, presidente del Registro Osteopati d’Italia, ha dichiarato all’Agenzia Ansa: “Oggi celebriamo un momento che resterà inciso nella storia della nostra professione. Per alcuni può apparire come un compromesso difficile, persino doloroso, ma che rappresenta anche la scelta necessaria per difendere l’esistenza stessa dell’osteopatia come professione autonoma, riconosciuta e pienamente inserita nel sistema sanitario”.
Gli osteopati attendevano questo provvedimento specialmente per tutti quelli che avevano studiato all’estero (Regno Unito e Francia sono stati tra i primi Paesi a diffondere in Europa l’osteopatia già dalla prima metà del secolo scorso) o che avevano affrontato il percorso accademico Italia, istituito nel 2023, prima della definizione legislativa.
L’osteopatia si basa su un approccio olistico, sull’interconnessione tra gli elementi del corpo, ed è in pratica una disciplina medica manuale che cerca di ripristinare la mobilità del corpo attraverso la manipolazione di muscoli, legamenti e articolazioni, senza uso di farmaci e stimolando unicamente le capacità di autoguarigione del corpo umano. Tratta principalmente tutte le sintomatologie legate all’apparato locomotore, come mal di schiena, cervicale o sciatalgia, ma anche emicrania, bruxismo, vertigini o disturbi dell’apparato digerente.
Prima di rivolgervi ad un osteopata dovete però tenere presente una cosa non da poco: l’osteopatia non è una pratica medica riconosciuta dalla scienza. Non esistono, infatti, studi che ne dimostrino l’efficacia clinica e allo stesso tempo sono accertati gli enormi rischi legati soprattutto alle manipolazioni spinali.
Molti medici e scienziati la considerano una pseudoscienza incapace di sostituire la medicina tradizionale e la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nelle sue linee guida la inserisce nelle “medicine complementari”, che andrebbero dunque sempre affiancate alla medicina tradizionale. Le critiche principali della comunità scientifica provengono da studi clinici avanzati, che vedono l’osteopatia legata all’effetto placebo per i dolori lombo-sacrali, mentre per tutte le altre patologie è esplicitamente controindicata.
Il Decreto del 22 maggio stabilisce infatti che l’osteopata può operare esclusivamente “per la prevenzione e il mantenimento della salute”, occupandosi delle “disfunzioni somatiche”.Non può curare patologie (come il mal di schiena patologico) né sostituirsi ai percorsi clinici tradizionali. Così come non può fare diagnosi, che restano di esclusiva competenza medica. Sono due passaggi fondamentali che in genere stupiscono, visto che chi va dall’osteopata lo fa, il più delle volte, per risolvere un malessere senza essere passato dal medico prima.
Qui nasce il cortocircuito giuridico. Da un lato c’è il tema della vigilanza da parte delle istituzioni visto che questo riconoscimento ha, in pratica, l’obiettivo di garantire un maggiore controllo per la sicurezza dei pazienti in primis. D’altro canto le analisi scientifiche ci dicono che l’osteopatia non è una vera pratica medica e che quindi non dovrebbe rientrare nel Sistema Sanitario Nazionale visto che può essere anche pericolosa.
Quindi cosa ha spinto questo riconoscimento?
La risposta, anche se desolante, è legata ai soldi: l’osteopatia, ad oggi, è un mercato importante. In Italia ci sono circa 15.000 osteopati, che ogni anno fanno centinaia di migliaia di prestazioni. Negli ultimi anni abbiamo visto i social invasi dai video di “scrocchiatori di ossa”, persone che trattano tanto gli adulti quanto i neonati, con tutti i rischi connessi. È diventata, di fatto, una moda che ha portato a numeri che, rapportati al fisco italiano, fanno gola.
Ma un extra gettito per le casse dello Stato vale davvero un potenziale rischio per la salute dei cittadini? Ai posteri l’ardua sentenza.