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Ingresso agli Extranei

Inaugurata alla Chiesetta dell’Angelo Extra Omnes – Atto II°, organizzata dall’associazione Dif.fusione Aps. Tre artisti in dialogo sul “fare senza volto”, filo conduttore dell’esposizione. Nuovo viaggio alla scoperta degli arcani messaggi dell’arte contemporanea

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Mag 9, 2026

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Foto di Alessandro Tich

Sono entrato da poco nella Chiesetta dell’Angelo, manca qualche minuto all’inaugurazione e devo ancora capacitarmi di che mostra si tratta. Con l’arte contemporanea è così: il primo impatto è sempre di perdizione.

Al centro della Chiesetta c’è un’installazione composta da otto tavoli, accostati in senso ellittico come la forma della Chiesetta stessa, e su ogni tavolo sono allineate delle serie di foto che immortalano la creazione progressiva della stessa opera artistica. Otto tavoli che presentano il diario fotografico di otto lavori nel loro “farsi” quotidiano. Le opere fotografate, per quello che capisco, sono composizioni di oggetti e di immagini sopra il piano di lavoro di un altro tavolo. Mentre guardo l’installazione ancora un po’ spaesato, Romano Zanon, presidente dell’associazione Dif.fusione Aps che organizza la mostra, si avvicina a me e mi dice: “Ogni tavolo rappresenta un mese e ogni foto rappresenta un giorno di quel mese. Le foto hanno un andamento bustrofedico.”

Bustro…che? È un termine che non ho mai sentito ma per non fare brutta figura consulto subito il telefonino, dove ormai si trova tutto. Scopro così che il bustrofedico (dal greco bous “bue” e strophé “volgere”) è un antico tipo di scrittura in cui la direzione dei segni si inverte riga per riga: da sinistra a destra, poi da destra a sinistra, come i solchi tracciati dai buoi durante l’aratura. Quindi anche le foto vanno guardate così: una fila da sinistra a destra, quella successiva da destra a sinistra, eccetera. È destino, ragazzi: ogni volta che mi accosto a una mostra di Dif.fusione, vedo cose che noi umani non potremmo immaginare. Ma quando comprendo il senso dell’andamento delle foto dell’installazione al centro della Chiesetta, dentro di me si materializza lo spirito del famoso critico d’arte contemporanea Ago Capìo.

Ad ogni modo, Dif.fusione colpisce ancora. Viene infatti inaugurata Extra Omnes – Atto II° (sottotitolo: “Il fare senza volto”), il secondo episodio del trittico di esposizioni programmate per quest’anno in Chiesetta dall’associazione, che prendono il titolo da quel “Fuori tutti” che dà inizio al Conclave per l’elezione del nuovo Papa. “Extra Omnes” perché quello delle tre mostre è un percorso di provocazioni artistiche imperniate sull’azzeramento progressivo della figura umana, da cui vengono “fatti uscire” i connotati del corpo per arrivare alla fine, probabilmente, all’essenza assoluta del nostro essere: in altre parole, all’anima.

Nella prima mostra dello scorso febbraio, con le opere di Mariella Scandola e Andrea Bizzotto, il volto umano è diventato “maschera” e la “maschera”, a sua volta, si è scomposta in forme e movenze sospese nello spazio. Adesso, con l’Atto II° di Extra Omnes, questa dissoluzione concettuale dell’apparenza umana raggiunge un livello superiore, strutturato nelle tre distinte installazioni realizzate dai tre artisti protagonisti del nuovo evento espositivo: Irene Baschenis, Rossella Pavan e Giusto Pilan. Ancora una volta, decifrarne i messaggi equivale a risolvere le crittografie della Settimana Enigmistica. Per capire, soprattutto, come consentire l’ingresso della comprensibilità delle opere agli Extranei.

Nell’installazione a sinistra dell’ingresso, il vicentino Giusto Pilan espone una serie di opere su carta che richiamano delle figure umane senza volto, volutamente incomplete e stilizzate, in forme che si ispirano i primi graffiti rupestri: del corpo umano rimangono due braccia ma poi diventa sagoma, senza più testa per pensare e senza più mani per fare, in una condizione di leggerezza e precarietà richiamata dalla stessa carta il cui lembo inferiore è staccato dalla parete.  

Sulla parete opposta, la bergamasca Irene Baschenis presenta la serie Amnesia del Volto, Memoria del Gesto. Scompare ogni riferimento visivo alla figura umana e appare il principale segno dell’uomo: la scrittura. Migliaia di minuscoli grafemi, e cioè lettere e numeri, si fondono in una nebulosa di energia dando forma ad un lungo e sinuoso serpente bianco che si flette su campo rosso. È un rosso primordiale, quello della terra dell’Outback australiano, che l’autrice conosce bene dopo due anni di esperienza formativa in Australia.

La vicentina Rossella Pavan è infine l’autrice dell’installazione centrale citata all’inizio di questo articolo e intitolata Ikebana. Otto tavoli che raccontano otto mesi di lavoro racchiusi nella fotocronaca di un “fare continuo” e di una ripetizione di gesti quotidiani, con impercettibili variazioni da un giorno all’altro, sopra il ripiano di una piccola scrivania: è il nono tavolo, dove tutta l’installazione è stata concepita, che in mostra fa da cerniera agli altri otto.  

Ecco perché il sottotitolo della mostra è “Il fare senza volto”. Perché quello che siamo è in realtà quello che facciamo, “al di fuori” di noi: comunicazione, segno, traccia, gesto. Extra Omnes Atto II° proporrà la sua nuova sfida alla Chiesetta dell’Angelo fino al prossimo 31 maggio, con orario di apertura il venerdì dalle 16 alle 19 e il sabato e la domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, a ingresso ovviamente libero.  

“Siete quello che mancava in città, per pensare al presente e al futuro”, afferma all’inaugurazione l’assessore comunale alla Cultura Giada Pontarollo rivolgendosi a Dif.fusione Aps, sodalizio promotore delle Stranger Things dell’arte contemporanea a Bassano del Grappa. Musica per le orecchie dei dif.fusori, rappresentati all’apertura della mostra dal vicepresidente dell’associazione Matteo Bizzotto Montieni, che introduce e coordina gli interventi, dal presidente Romano Zanon che illustra il senso generale dell’esposizione e dall’eterno beat Claudio Brunello, artista e curatore artistico di Dif.fusione, che entra più nel merito della presentazione dei tre protagonisti Baschenis, Pavan e Pilan.

Continua così il “corpo alla rovescia” di Extra Omnes, in cui la figura umana rappresentata dagli artisti ospiti esce da sé stessa per tramutarsi sempre di più nella sua pura essenza. Al centro dell’allestimento dell’Atto II°, sull’altare della Chiesetta, c’è anche un pannello bianco. Come annuncia all’inaugurazione Romano Zanon, nei prossimi giorni su quel pannello sarà aggiunta una sorpresa. “Sarà un’anticipazione – rivela il presidente di Dif.fusione Aps – del terzo e ultimo atto di Extra Omnes, che sarà un’unica gigantesca installazione.”

In autunno avremo dunque l’apoteosi conclusiva del processo di sottrazione dei connotati esteriori del genere umano, per andare a scavare su ciò che siamo dentro, messo in atto dal ciclo di tre mostre, di cui è allestita adesso la seconda puntata, in un percorso che intende evolversi all’incontrario, ovvero “dal figurativo all’assenza di ogni figura umana”. Essenzialità allo stato puro.

A proposito: le mostre di Dif.fusione sono talmente essenziali che si spogliano anche di uno dei riti consueti di queste occasioni di apertura. Vale a dire il buffet inaugurale. Extra Omnes, fuori tutti, anche i piaceri del palato. Nessun salatino, nessuna bottiglia, neanche una bollicina. Ma è meglio così: quando c’è il rinfresco, e per di più è gratuito, si rischia sempre di bere qualche bicchiere di troppo e non vorrei poi percorrere le vie del centro storico con andamento bustrofedico.

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.