È andato in pensione lo scorso 1° maggio, Festa dei Lavoratori. Il massimo della congiunzione astrale. Dopo una sfilza di contributi pagati da quando aveva 15 anni, e oggi di anni ne ha 62, ha raggiunto l’ambito traguardo di quella che in termine burocratico viene chiamata quiescenza. Ma Giovanni Scapin, conosciuto urbi et orbi come Doro, ristoratore-cult del territorio bassanese, non cura ancora l’orto, non va ancora al patronato a giocare a scopa (di cui, ogni primo lunedì del mese di marzo, organizza nella sua trattoria una combattuta e partecipata gara annuale a coppie per una festosa combriccola di amici) e non va ancora a guardare dietro le transenne i lavori in corso nei cantieri. Rimane saldamente al timone del suo locale, la “Antica Trattoria da Doro” di Solagna. Almeno per il momento.
Nella sala d’ingresso della trattoria, dove faccio un’incursione per strappargli un’intervista, si diffonde l’inconfondibile profumo del baccalà, proveniente dalla cucina. Di fianco all’arco di entrata del locale, sono affisse alcune bandiere della Norvegia e altre bandiere con la scritta “Seafood from Norway”. Scapin sta infatti preparando la cena del baccalà, o se preferite dello stoccafisso, in programma questa sera e inserita nel cartellone di Stockbridge 2026, la settimana dedicata alla cultura dello stoccafisso e organizzata a Bassano e dintorni da Otello Fabris & Friends.
Riesco comunque a ritagliarmi cinque minuti per carpire le sue prime sensazioni da fresco pensionato. Non è scontato far uscire il cuoco dal suo sacro luogo di lavoro, anche se per poco: in cucina le pentole ribollono, ma lo chef ha il pieno controllo della situazione e può concedersi alle mie domande.
Giovanni Scapin: come ci si sente da “neo pensionato” ma ancora attivo nel proprio locale?
Come prima. Soltanto realizzi che sei diventato non dico vecchio, ma insomma che la parabola è in discesa e non più in salita, adesso. Però, ottimista sempre.
Adesso, raggiunta la pensione, per quanto pensa di andare avanti?
La soluzione ideale sarebbe quella di continuare l’attività con mio nipote Serse, che è in sala, trovando un cuoco che sia non dico all’altezza, ma sia capace di fare il proprio lavoro.
Ma quando pensa Giovanni “Doro” Scapin di uscire di scena?
Quando troverò una persona che ha la capacità di proseguire. Si può fare a meno di lavorare, tranquillamente. Uno che ha lavorato tanto e che ha cercato di dare il massimo può star senza lavorare e crearsi altri interessi.
Questo futuro eventuale nuovo cuoco che caratteristiche dovrebbe avere?
Intanto deve avere la propria personalità. Deve, secondo me, tenere dei piatti capisaldi che sono qua, però se anche li stravolge è meglio per lui. Non sono fermo, non sono mai stato fermo al mondo. Ci si evolve sempre, dunque può evolversi anche la cucina. Potrebbe anche arrivare un cuoco che fa una cucina differente, non è un problema questo. Basta che sia una cucina buona, una cucina che rispecchia il territorio, avere dunque una cucina veneta magari rivisitata. Un po’ come facciamo noi, sarebbe interessante.
Quando pensa che questo potrà accadere?
È difficile prevederlo, perché senz’altro non prendo il primo sprovveduto. Poi anche il detto: “non venderò mai il locale a qualcuno che mi dà i soldi”. Se viene qua uno e mi dà una proposta astronomica, è meglio fare una vecchiaia con un po’ di soldi messi da parte, piuttosto che fare una vecchiaia triste.
Cioè, se qualcuno venisse a rilevare la trattoria, lei la venderebbe?
Con rammarico, sì. Ma bisogna sempre vedere la domanda e offerta. Però si deve guardare al futuro e il futuro è che io spero di diventare anziano assieme a mia moglie. E per forza di cose, se diventi anziano e magari hai un soldo messo via, vivi anche meglio.
Ma poi, quando Giovanni “Doro” Scapin alla fine farà veramente il pensionato, andrà a vedere i lavori in corso nei cantieri?
No, penso di no. Anche quello è socialità, però no. Ho altri interessi. Anche quello di oziare, di non far niente perché ho lavorato che basta. Poi ho interessi di libri, di vedere delle mostre. Non sono un uomo acculturato, sono però un uomo curioso. E un curioso non si annoia mai.
Così parlò il pensionato Doro.