Secondo l’analisi del Fondo Monetario Internazionale l’Italia molto presto supererà la Grecia diventando il Paese europeo con il debito pubblico maggiore, secondo tra i Paesi che consideriamo avanzati solo al Giappone a livello globale. Il sorpasso è dovuto in parte all’aumento del debito italiano (da 137,1% al 138,4% del Prodotto Interno Lordo) e in parte alla riduzione eccezionale di quello greco (dal 145,7% al 136,9% del PIL).
I dati vanno osservati tenendo sempre presente che il debito pubblico di un Paese non è un dato assoluto, ma viene calcolato in relazione alla dimensione della sua economia, cioè alla sua capacità di ripagarlo. Questo comporta che ci sono due modi per far scendere il rapporto tra debito e PIL: riducendo l’ammontare del debito senza prendere nuovi soldi in prestito oppure facendo crescere l’economia. Il metodo più utilizzato dai Paesi occidentali è un mix delle due cose, come ha fatto la Grecia negli ultimi anni. Questo sforzo però ha comportato una crisi economica enorme e delle restrizioni allo stile di vita della popolazione, in pratica quell’insieme di piani di salvataggio europeo, politiche interne di austerità e riforme strutturali conosciute con il nome di Troika.
Secondo L’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani il fattore determinante per la ripresa greca è stata la capacità del paese ellenico di far crescere la propria economia, tornando a tassi di interesse sui prestiti più bassi grazie alla concomitanza di politiche di austerità imposte ai cittadini. Al contrario in Italia negli ultimi quindici anni l’economica è cresciuta così poco che il debito pubblico è aumentato per via degli interessi che dobbiamo ripagare.
Un altro fattore che ha gravato sul debito è il famoso Superbonus edilizio, che è costato alle casse italiane più di 200 miliardi di euro. Anche se è stato sostanzialmente cancellato dall’attuale governo, che lo aveva però sostenuto e incentivato in passato, gli effetti sul debito continuano a farsi sentire e l’Osservatorio ha dichiarato che il debito pubblico italiano è aumentato quasi interamente per questo bonus negli ultimi tre anni.
Secondo Simone Gamberini, presidente della Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue (Legacoop): “La prudenza non basta, occorre rafforzare le scelte industriali, dare fiato al potere d’acquisto delle famiglie e alla competitività delle imprese italiane, accelerando gli investimenti legati alla transizione energetica e all’innovazione”. Legacoop ha realizzato un monitoraggio indipendente, grazie a Prometeia, sul Documento di Finanza Pubblica 2026 (DFP) che mette in luce come i conti siano sfuggiti di mano a questo governo, soprattutto per via della crisi energetica globale a cui da Palazzo Chigi non hanno saputo rispondere.
Inoltre il Piano strutturale di bilancio varato nell’ottobre 2024 prevedeva un aumento del rapporto debito/PIL tra il 2023 e il 2026 di circa 3 punti percentuali, ma i dati di oggi fanno schizzare la previsione a 4,7 punti. Di conseguenza, la riduzione prevista tra 2026 e 2028 è calata, passando da 1,4 punti percentuali a soli 0,7. Le ragioni di questo rallentamento, denuncia lo studio di Prometeia, sono da cercare anche nell’assenza degli introiti da privatizzazioni che il governo aveva previsto ma che non è riuscito a realizzare. Una mancanza che potrebbe determinare un aumento del rapporto debito/PIL anche nel 2027.
“In pratica, ad oggi, l’unica speranza di invertire la rotta sono strategie economiche capaci di sostenere la crescita della nostra economia, oltre al lavoro e agli investimenti produttivi, rafforzare le politiche industriali, dare più potere d’acquisto alle famiglie e migliore la competitività delle imprese italiane, accelerando gli investimenti legati alla transizione energetica e all’innovazione” ha dichiarato in una nota Gamberini.
Se pensate che la situazione non sia abbastanza grave vi basta contare fino a tre… nel frattempo il debito pubblico italiano è cresciuto di 13.407€. Forse è il momento di fare qualcosa prima di ritrovarci peggio della Grecia.