La Strada Provinciale 52, che è l’arteria principale di Nove, chiusa al traffico con transenne e auto della Polizia Locale all’altezza di piazza De Fabris. Agenti della Polizia Locale a piene forze, carabinieri, protezione civile e anche un servizio privato di security. Davanti al Museo della Ceramica, di fronte al palco predisposto per l’evento, un nugolo di bandiere di Fratelli d’Italia pronte a sventolare con gioioso entusiasmo di scuderia. E chi ci sarà mai? La Meloni? No. Ma quasi: ci sono Giovanni Donzelli e Galeazzo Bignami, i due colonnelli della Giorgia dalla Garbatella. Il primo, da Firenze, deputato e responsabile nazionale dell’organizzazione del partito. Il secondo, da Bologna, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. Sono loro le due attesissime guest star dell’adunata di partito organizzata da FdI Vicenza nel Comune della Ceramica e intitolata, con un tono molto elettorale nella prospettiva delle politiche dell’anno prossimo, “Decisi a difendere ancora l’Italia”.
Quello che ti attendi è il classico format del comizio, coi politici al microfono e la gente che ascolta. Donzelli e Bignami lo stravolgeranno, parlando a braccio e soprattutto a raffica sopra il palco, incitando il pubblico e lanciandosi continuamente le battute, come due consumati attori di cabaret. Ladies and Gentlemen, benvenuti al Donzelli Bignami Show.
Per ascoltare i due Blues Brothers del partito della Giorgia, confluisce a Nove un cospicuo parterre di notabili di Fratelli d’Italia. Siete pronti per una lunga lista di nomi, roba che neanche l’elenco telefonico? E allora…Via!
Oltre al presidente provinciale di FdI Vicenza on. Silvio Giovine e al coordinatore regionale FdI sen. Raffaele Speranzon, che avranno poi il compito di rompere il ghiaccio sopra il palco, il mio bloc notes segnala la presenza in mezzo al pubblico degli europarlamentari Elena Donazzan, Sergio Berlato, Daniele Polato e dei parlamentari Augusta Montaruli, Elisabetta Gardini, Marina Marchetto Aliprandi, Maria Cristina Caretta, Maddalena Morgante, Ciro Maschio, Luca De Carlo. E ancora, passando alla Regione: il vicepresidente della giunta regionale Lucas Pavanetto, l’assessore Diego Ruzza, il vicepresidente del consiglio regionale Francesco Rucco e l’intero gruppo consiliare di Fratelli d’Italia col capogruppo Claudio Borgia in testa. Fa inoltre atto di presenza il neo presidente di Ater Vicenza Vincenzo Forte. E siccome “No Nardin, No Party”, è della partita pure l’onnipresente presidente della Provincia di Vicenza Andrea Nardin, oltre a una caterva di amministratori locali e di coordinatori dei circoli comunali del partito. Tra i quali, dal punto di vista del look meloniano, spicca il papillon tricolore indossato dal vicesindaco di Nove Remo Zaminato.
Con tanti big del partito convenuti a Nove, è anche l’occasione per cogliere la palla al balzo, come si suol dire. Come ho scritto, fra i vari parlamentari di FdI non manca all’appuntamento Ciro Maschio, veronese, presidente della Commissione Giustizia della Camera, quella che sta facendo le audizioni sul disegno di legge di iniziativa del Governo per il ripristino di alcuni tribunali, tra cui quello di Bassano del Grappa. E prima che la “festa” politica abbia inizio, l’occhio del vostro umile cronista non può non notare un persistente colloquio dell’on. Maschio con l’ex sindaco di Bassano Elena Pavan, colei che ha avuto il merito indiscusso di avviare il percorso per l’istituzione del Tribunale della Pedemontana, e con il front-man del Comitato per il Tribunale della Pedemontana avv. Francesco Savio. La “moral suasion” per sperare di portare a casa il risultato del Tribunale si fa anche così: parlando a tu per tu con chi a Roma gestisce la pratica.
Già: ma Donzelli e Bignami? Nella confusione generale che precede il loro intervento, compaiono all’improvviso in maniche di camicia: sono di buon umore e persino il serioso Bignami (questa l’impressione che mi aveva fatto in campagna elettorale a Bassano) sfodera sorrisi a destra e a sinistra, pardon a destra e a destra. È il momento dell’assalto alla diligenza degli aficionados per farsi scattare foto e selfie assieme a loro, rito al quale i due onorevoli si concedono molto volentieri.
Poi finalmente i loro due colleghi in Parlamento on. Giovine e sen. Speranzon prendono in mano le redini della situazione, scaldando sul palco i motori dell’adunata di partito. Dopodiché, la scena è tutta per loro: il toscanaccio e il bolognese. E vi giuro: mentre parla Donzelli, sembra di sentire Benigni. Non quando recita Dante, ma quando si scatena con le sue gag da comico.
Impossibile fare un normale riassunto dei loro discorsi (che poi discorsi non sono, ma una sequela di frecciate a turno) con le classiche citazioni virgolettate: quella di Donzelli e Bignami, che sul palco partono subito in quarta con le loro pasquinate, è una mitragliata continua di satira politica indirizzata alla sinistra e al Partito Democratico, per il visibilio del pubblico acclamante, composto secondo le scritture (comunicato stampa post-evento di Silvio Giovine) da un migliaio di persone. Beh, dal mio punto di osservazione di testimone oculare magari proprio un migliaio non saranno state, ma diverse centinaia sicuramente.
I primi bersagli degli strali dei due Blues Brothers di FdI sono il giornalista di Report Sigfrido Ranucci, la segretaria del Pd Elly Schlein e l’anomalo appalto miliardario dell’allora premier Giuseppe Conte (“il più grande affidamento diretto della storia della Repubblica”) per le mascherine cinesi ai tempi del Covid.
Poi Donzelli & Bignami fanno il “gioco”, molto gradito dai presenti, di schernire gli avversari politici immaginando i ministri di un ipotetico prossimo governo di centrosinistra. Tra gli argomenti toccati c’è quello dell’immigrazione, col DL del 12 giugno che velocizza la procedura di rimpatrio direttamente alla frontiera per chi non ha i requisiti per rimanere in Italia. Qui sì che faccio una citazione virgolettata, riprendendo una affermazione di Donzelli sul tema migranti e clandestini: “Un tempo si diceva in Italia: dobbiamo farlo perché ce lo chiede l’Europa. I nostri europarlamentari ci riferiscono che oggi a Strasburgo e a Bruxelles si dice: dobbiamo fare così perché ce lo chiede l’Italia, ce lo chiede Giorgia Meloni.” Applausometro alle stelle.
Il canovaccio del Due di Spade prosegue facendo le pulci al nuovo nome proposto per la coalizione di centrosinistra, “Alleanza per la Costituzione”, “come se la Costituzione appartenesse soltanto a loro”. E allora vai con gli articoli della Costituzione che secondo D&B sono stati disattesi dal fronte politico avversario (“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro, non sul reddito di cittadinanza”), tra i quali, in particolare, l’articolo 29 che riconosce “la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. “Noi non siamo omofobi, ognuno è libero di amare chi vuole – incalzano i due onorevoli –. Ma la Costituzione tutela anche i più deboli. E il più debole non è un uomo che desidera un figlio con un altro uomo. Il più debole è il bambino.” Ovazione generale.
Il gran finale dello show è ovviamente riservato alla nuova legge elettorale approvata alla Camera, ma con la bocciatura (grazie ai franchi tiratori del centrodestra) dell’emendamento presentato proprio da Bignami e Donzelli per la reintroduzione delle preferenze. “Il Partito Democratico ha esultato come se avessero vinto il Mondiale – commentano –. Sono riusciti ad impedire le preferenze nella prossima legge elettorale. Per loro sarebbe un dramma andare a chiedere un voto alla gente per strada.” “La nuova legge elettorale introduce una novità “rivoluzionaria” – ironizza Donzelli –. Quella che governerà sarà la coalizione che prenderà più voti. Con un premio di maggioranza che eviterà di andare nuovamente al governo perdendo le elezioni. La sinistra ci contesta che è una legge fatta a misura di Giorgia Meloni. Questo vuol dire che sono consapevoli di non prendere mai più voti di Giorgia Meloni.”
Inevitabile un’appendice finale sulla sicurezza, tema diventato bollente con la condanna definitiva inflitta al gioielliere Mario Roggero: “Non c’è solo la legittima difesa, c’è la legittima esasperazione.” Bignami e Donzelli annunciano quindi la presentazione, martedì prossimo alla Camera, di un progetto di legge che annulla l’obbligo dell’indennizzo a chi reagisce in casa, nel proprio negozio o nella propria azienda, a un’azione di violenza.
La scatenata coppia sul palco, dopo aver tessuto altre lodi al Governo della Giorgia, si accomiata quindi dal proprio pubblico acclamante dichiarando le cose che il pubblico stesso vuole sentire: “Il 5 settembre il Governo Meloni sarà il governo più longevo della storia d’Italia. Ma avremo anche l’opposizione più longeva, e con l’aiuto degli italiani gli auguriamo altri cinque anni di opposizione. Concludiamo con un pensiero per chi non è felice. Dedichiamo un pensiero agli elettori del Partito Democratico.”
E al grido di “Viva Giorgia Meloni! Viva l’Italia! Viva il Veneto!” cala il sipario, che in realtà non c’è, sulla performance dei due onorevoli in maniche di camicia di Fratelli d’Italia e sulle loro frecciate tricolori.







