Quando io e mio cugino Fabio eravamo dei simpatici bimbetti, ci siamo inventati un nostro Paese immaginario. Era il Paese più bello del mondo, praticamente lo Stato ideale dove tutto era perfetto, e aveva le sue fantastiche città, i cui nomi finivano in gran parte con la “y”: Giuly (capitale amministrativa), Mergiuly (capitale residenziale), Tataxy, Progy… A un certo punto, dovevamo decidere come chiamare questa incredibile e meravigliosa Nazione inesistente. E siccome eravamo cugini, l’abbiamo chiamata Chiuginia.
Io e mio cugino siamo stati dei precursori. Ci avevamo visto lungo ampiamente in anticipo. Perché molti anni dopo Umberto Bossi con la sua Lega Nord avrebbe inventato un altro mirabolante Paese di fantasia: la Padania.
Questa cosa della Padania i leghisti indipendentisti della prima ora, sostenitori di un Nord separato dal resto dello Stivale, l’avevano presa molto sul serio. Bossi ne proclamò unilateralmente l’indipendenza e la sovranità nel 1996 a Venezia, scatenando ovviamente il putiferio politico. Lega Nord per l’Indipendenza della Padania era peraltro anche il nome ufficiale e completo del partito del Carroccio, sorto dalle ceneri della cosiddetta Prima Repubblica dopo Tangentopoli.
Poi le cose sono andate diversamente dalle aspirazioni secessioniste dei leghisti padani. Solo quattro anni dopo, nel 2000, Umberto Bossi accantonò la chimera della Padania indipendente per avviare una svolta pragmatica che avrebbe portato la Lega Nord al Governo nazionale. Da allora la Padania è svanita nel nulla, diventando un oggetto di archeologia politica, e nel 2018 ogni riferimento al progetto indipendentista è stato eliminato dallo statuto della nuova formazione Lega per Salvini Premier.
Eppure c’è ancora chi continua a vivere nel parco archeologico del morto e sepolto, anche perché mai nato, Stato sovrano del Nord.
Si tratta di Rosà, il paese dove la Lega governa ininterrottamente in Comune da 33 anni e cioè dal primo mandato Didoné iniziato nel 1993. È quasi record italiano, battuto dal solo Comune di Cene, in Val Seriana (Bergamo), dove gli anni senza sosta di amministrazione della Lega ex Lega Nord per l’Indipendenza della Padania sono stati 36: dal 1990 fino a quest’anno, dove ad imporsi alle comunali è stato un nuovo sindaco civico. L’anno prossimo a Rosà si tornerà al voto per scegliere la nuova amministrazione: vedremo se la Lega farà bingo per l’ennesima volta e potrà così abbattere il record nazionale.
Ebbene: da ben 28 anni a Rosà, sotto i cartelli di località, compare la scritta “Comune della Padania”. Lo ha stabilito la delibera di giunta n. 178 del 30 giugno 1998, nel secondo mandato del sindaco Giovanni Didoné, intitolata: Intitolazione segnaletica verticale turistico/territoriale con la dicitura “Comune della Padania”.
Da allora quella dicitura non l’ha tolta più nessuno, anche dopo che lo stesso Bossi si era reso conto che la Padania indipendente era un’utopia irraggiungibile.
La scritta non compare dappertutto: sotto i cartelli “Rosà” posizionati sulla Statale 47 non era stato possibile, a suo tempo, collocarla. È stata tolta anche dai cartelli di località “Cusinati”, sempre sulla Statale, a seguito di un ricorso. Ma in tutto il resto del territorio comunale è ancora là, sotto i cartelli d’ingresso “Travettore”, “S. Anna” e “San Pietro”.
Ne scrivo non perché ci sia qualche notizia o novità al riguardo. Anzi, se c’è qualcosa in cui non si muove assolutamente foglia, è proprio l’omaggio toponomastico rosatese alla Nazione indipendente iscritta nel libro dei sogni della Lega Nord della prima ora.
Il fatto è che nel trentesimo anniversario dell’auto-dichiarazione di indipendenza del 1996 non potevo esimermi dal segnalare questa anomalia nella segnaletica stradale magari nostalgica per la Lega Nord che fu, ma sicuramente antistorica.
C’è dunque anche questa perla tra gli attributi che caratterizzano alcuni Comuni del nostro circondario: Nove Terra di Ceramica, Marostica Città degli Scacchi, Pove del Grappa Conca degli Ulivi, Rossano Veneto Città della Bicicletta e Rosà Comune della Padania. A ciascuno il suo.
Allo Stato indipendente che non c’è, e che non c’è mai stato, è intitolato dal 1997 anche l’impianto sportivo del calcio e dell’atletica ubicato a Rosà centro, lo Stadio Comunale della Padania “Toni Zen”.
È qui che nel 2011 ha giocato in amichevole la nazionale italiana di calcio Under 18 contro i pari età dell’Ucraina, nell’era del sindaco Manuela Lanzarin, suscitando all’epoca discussioni e polemiche proprio per l’intitolazione della sede della partita. Sottotitolo di un quotidiano nazionale (La Stampa): “Il sindaco leghista di un centro del vicentino invita l’Under 18. Il nome dell’impianto imbarazza.” La FIGC, come sempre, si era trincerata dietro la diplomazia: “Ci hanno invitato, lo ha fatto l’amministrazione locale. Se noi rappresentiamo l’Italia e il Comune di Rosà ci invita, non siamo noi a dividere, ma a unire…”.
Così, tanto per ricordare il clima che ciclicamente riemerge quando si parla di queste cose. Che sia stata l’unica partita nella storia della Nazionale italiana giocata in casa ma in campo “estero”? Ai posteri l’ardua sentenza.
È vero: la Padania è inesistente ma qualcuno potrà obiettare che la piazza centrale del Comune di Rosà, quella del municipio, si chiama piazza della Serenissima e che anche la Serenissima non esiste più. Certo. Ma diversamente dal fantasma istituzionale dello Stato leghista del Nord, la Repubblica Serenissima è esistita per davvero, la sua storia gloriosa è durata per più di mille anni e le sue radici sono ancora vive nel Dna dei veneti. Una cosa è dedicare la toponomastica al passato e un’altra cosa è dedicarla al nulla. E allora?
E allora questa cosa di “Rosà Comune della Padania”, per tornare nuovamente ai ricordi di gioventù, mi fa venire in mente “Fantasilandia”, serie cult americana di telefilm trasmessa a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80 e ambientata in un’isola-vacanze molto particolare dove gli ospiti potevano realizzare i loro sogni.
In ogni episodio, gli organizzatori della villeggiatura trasformavano l’isola di Fantasilandia (Fantasy Island) in base al desiderio espresso dai clienti. Ma poi quella vacanza da sogno diventava un incubo, portando gli ospiti – ed era questa la morale della favola – a preferire la realtà. La frase-tormentone di quella serie di telefilm veniva pronunciata, all’arrivo dei turisti nell’isola, dal direttore del resort turistico: “Miei cari amici sono il signor Roarke, vostro ospite. Benvenuti a Fantasilandia!”.
Chissà se il signor Roarke sia mai passato per Rosà. Ma se lo avesse fatto, si sarebbe sentito a casa e totalmente a suo agio, in un luogo che si presenta ancora come un Comune di un Paese di fantasia.
Certo, però, che la Chiuginia era un’altra cosa.

