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Salti in alto

ENI annuncia il tetto in ribasso dei prezzi di gasolio e benzina a partire dal 28 settembre. Ma il costo alla pompa di tutte le compagnie continua a salire. Contro il caro carburanti, le categorie dei tassisti e degli NCC sono pronte all’agitazione. Mentre in Spagna…

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Set 26, 2026

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Foto di Alessandro Tich

A volte riabbassano. Non è il titolo di un film horror ma, se andiamo avanti così con il continuo aumento dei prezzi dei carburanti, a un film di questo genere ci arriveremo di sicuro. Ieri ENI ha annunciato che da dopodomani, lunedì 28 settembre, fisserà per 30 giorni un tetto in ribasso al prezzo dei carburanti commercializzati da Enilive: 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro al litro per la benzina. Il limite di 30 giorni potrà poi essere esteso fino alla fine dell’anno “in funzione dell’andamento del mercato e degli approvvigionamenti”.

Il colosso italiano dell’energia, che è controllato dal governo (Ministero dell’Economia e Finanze) tramite la Cassa Depositi e Prestiti e con una quota azionaria del 33%, ha presentato la misura come “un nuovo contributo di solidarietà al Paese, ai consumatori e alla propria clientela”. Misura messa in campo con un tempismo perfetto: in Italia scatta infatti da oggi la riduzione dello sconto sulle accise del gasolio, che viene dimezzato da 12 a 6 centesimi al litro, con immediate conseguenze in aumento sui prezzi alla pompa. In attesa che dal 5 ottobre entri in vigore il sistema delle accise mobili, come assicurato da Palazzo Chigi, non ci resta che continuare ad allenarci ai salti in alto.

Tutto ciò accade mentre il settore dell’autotrasporto privato è in stato di massima tensione per i rincari incontrollati che si abbattono sui rifornimenti.

La categoria dei tassisti è già pronta allo sciopero: i motori si spegneranno in una giornata di protesta se non saranno adottati adeguati interventi contro il caro-carburanti. In particolare, il consorzio itTaxi che aggrega numerose cooperative di radiotaxi in Italia chiede al governo l’introduzione dell’agevolazione del carburante professionale, come già avviene per gli autotrasportatori e gli agricoltori, e l’autorizzazione a un supplemento aggiuntivo per ogni corsa, ma solo per la durata dell’emergenza dovuta ai rincari.

Sul piede di guerra anche gli operatori NCC, Noleggio Con Conducente. Lo scorso 21 settembre abbiamo pubblicato un’intervista con il bassanese Nereo Cuman, segretario regionale veneto dell’ANITraV (Associazione Nazionale Imprese Trasporto Viaggiatori) per le province di Vicenza, Verona, Rovigo e Belluno, nella quale il referente di categoria ha esposto le ragioni del “limite di sopportazione” raggiunto dal suo settore per i rincari fuori controllo dei carburanti, con conseguente riduzione dei margini per le imprese, confermando che è in fase di valutazione, sia a livello nazionale che regionale, “una giornata di stop al servizio”.

Le dichiarazioni di Cuman, che ha rilasciato un’intervista dello stesso tono anche al Tg Bassano Notizie di TVA Vicenza, sono state riprese dal sito nazionale della sua associazione, anitrav.com, che ha commentato: “Una situazione che conferma quanto ANITraV sta rappresentando da tempo alle istituzioni: il caro carburante sta mettendo seriamente in difficoltà un comparto essenziale per la mobilità e il turismo e richiede interventi concreti e tempestivi.”

Non c’è che dire: se chi lavora nel campo della mobilità è pronto a mobilitarsi, saranno clacson amari per tutti.

Intanto, nei giorni scorsi, un mio amico su Facebook e non solo su Facebook è stato in Spagna e ha postato una foto da lui scattata al totem di indicazione prezzi di un distributore iberico di carburanti. Gasolio: 1,609 euro al litro. Benzina: 1,541 euro al litro.

“Anche la Spagna si trova in Europa – commenta nel post –. Anche la Spagna subisce le conseguenze della guerra, delle tensioni internazionali e dell’instabilità dei mercati energetici. Eppure, facendo rifornimento, la differenza rispetto all’Italia si vede e si sente immediatamente nel portafoglio.”

“Naturalmente – continua – una fotografia scattata a un singolo distributore non può raccontare da sola l’intero mercato: in questo caso, inoltre, il prezzo comprende lo sconto legato all’app della compagnia. Ma la domanda politica rimane tutta: perché in Italia ogni crisi internazionale sembra trasformarsi inevitabilmente in un conto ancora più salato per cittadini, lavoratori e imprese?”.

“Quando il carburante aumenta non pagano solo gli automobilisti – afferma ancora il mio amico social e non solo social –. Aumentano i costi del trasporto, delle merci, dell’agricoltura e delle piccole aziende. Alla fine, direttamente o indirettamente, paghiamo tutti.” “La guerra – prosegue – può spiegare una parte degli aumenti, ma non può diventare la giustificazione universale dietro cui nascondere tasse elevate, scelte politiche insufficienti e l’assenza di interventi realmente efficaci. Se altri Paesi europei riescono a contenere maggiormente i prezzi, allora forse il problema non si trova solamente fuori dai nostri confini.”

Il testo del post continua ancora, con altre considerazioni puntuali, ma qui mi fermo perché i concetti espressi sono già molto chiari. Sembra che stia parlando Nereo Cuman, ma è un’altra persona.

In effetti, i prezzi medi dei carburanti in Spagna, secondo le rilevazioni aggiornate ad oggi (fonte: Prix-Carburant.eu) sono superiori a quelli agevolati del distributore fotografato nell’occasione, ubicato oltretutto in un’area del Paese che gode di bonus fiscali: 1,930 euro al litro per il gasolio e 1,931 euro al litro per la benzina.

Ma i prezzi che pagano il señor Pablo e la señorita Inés sono comunque ampiamente al di sotto dei prezzi medi italiani, attestati oggi a 2,357 euro al litro per il gasolio e la benzina a 2,158 euro al litro, in modalità self-service. E lascio stare i prezzi in modalità servito e quelli della rete autostradale, perché lì partiamo sulla Luna. 

Insomma: anche per la Spagna, come per l’Italia, c’è la stessa guerra in Medio Oriente, con tutto ciò che ne consegue. Ma – e non solo per la questione dell’energia – non c’è lo stesso governo.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.