Si avvicina una data, e arriverà domani, che non è come tutte le altre. È molto di più, è un elettroshock della memoria. È appunto il 26 settembre, anniversario dell’Eccidio del Grappa e dell’impiccagione pubblica di 31 Martiri agli alberi del Viale che oggi porta il loro nome, messa tragicamente in scena il 26 settembre 1944 per mano e per cappio dei tedeschi e dei loro collaborazionisti italiani.
Il mio mestiere mi impone innanzitutto di informarvi sul programma della celebrazione dell’82simo anniversario, che domani alle 9.15 vedrà la partenza del corteo per Viale dei Martiri con deposizione di una corona d’alloro al Monumento dei Caduti di Piazza Garibaldi. Alle 9.30, in Viale dei Martiri, Onore ai Caduti e deposizione di una corona d’alloro alla lapide dedicata di Martiri della Libertà. A seguire la breve Santa Messa e infine alle 10, al Teatro Tito Gobbi al Castello degli Ezzelini, sarà il momento del saluto del sindaco Nicola Finco e del discorso ufficiale tenuto dal prof. Guerrino Citton, storico locale.
Il primo cittadino di Bassano del Grappa, Città Medaglia d’Oro al Valor Militare per meriti nella guerra di Liberazione, dunque ci sarà e ci mancherebbe. Lo sottolineo perché l’anno scorso Finco non si era presentato alla cerimonia, asseritamente “per motivi strettamente personali”, scatenando inevitabili polemiche sulla prima assenza in 81 anni di un sindaco di Bassano all’appuntamento civico commemorativo più importante e più solenne dell’anno. Ne avevo scritto ampiamente a suo tempo, non serve ritornarci ulteriormente e la cultura della “memoria corta” che caratterizza il nostro Bel Paese ha ormai certamente relegato quell’assenza, non sufficientemente giustificata, nel dimenticatoio.
Ma questa, in fin dei conti, è una quisquilia. Perché il problema della “memoria corta”, in primis quella nazionale, assume contorni ben più rilevanti e preoccupanti quando sale di livello e tende a condannare all’oblio il significato di una pagina di storia epocale come la Liberazione, col pretesto che si tratta “di fatti di ottant’anni fa” e in quanto tali appartenenti ad un passato remoto che non ci riguarda più, come ad esempio le Guerre di Indipendenza dell’Ottocento o come la stessa Grande Guerra, per quanta retorica commemorativa riesca oggi ancora a produrre.
Perché la storia non è solamente lo studio del passato, come ci hanno inculcato a scuola. In molti casi può anzi essere un’analisi retrospettiva del presente. Da ciò che è già accaduto, si possono trarre elementi di riflessione su ciò che può nuovamente accadere. Tuttavia è un’analisi che quando tocca i tristi avvenimenti dei primi anni ‘40 del secolo scorso, continua a generare in Italia divisioni ideologiche. Accade sia in occasione dell’anniversario del 25 Aprile, avversato dalla destra, che per il Giorno del Ricordo in memoria degli esuli giuliano-dalmati e delle vittime delle foibe, avversato dalla sinistra.
Forse i nostri pronipoti abbatteranno finalmente le pareti divisorie e faranno pace su questi nervi scoperti della storia nazionale, anche se in un Paese come il nostro, da sempre per metà Guelfo e per metà Ghibellino, lo ritengo improbabile. Ma noi che viviamo questi tempi di bipolarismo estremo in campo politico, che non rinnega l’opzione di parte del revisionismo storico a favore della “bolla ideologica” di chi lo accetta, non abbiamo ancora vie d’uscita.
Quando si scrive del 26 settembre, il rischio è sempre quello di ripetere le solite frasi, come quella che i Martiri “si sono sacrificati per la nostra libertà”. Sono frasi scontate perché sono semplicemente la verità, che riemerge ad ogni commemorazione di quella funesta data. Sono assiomi da non mettere nemmeno in discussione. Quelle giovani vite spezzate sui lecci del Viale sono le pietre miliari della ribellione di popolo all’occupatore tedesco e ai suoi sodali, a regime fascista già decaduto, che è all’origine del nostro sistema democratico. Che sarà anche imperfetto come tutte le democrazie, ma che mi permette oggi di scrivere liberamente quello che sto scrivendo, senza il gerarca o il podestà di turno che può mandare una spedizione punitiva alla mia porta per farmela pagare. Non è questo il punto.
Il punto è cercare di capire quanto oggi i comuni cittadini, quelli che non appartengono ai sodalizi che domani parteciperanno al corteo e alla cerimonia del 26 settembre per obbligo morale (come le Associazioni Partigiane e Combattentistiche e d’Arma) o per scelta consapevole (come il Comitato Bassano per la Palestina), sentano ancora come “loro” questa giornata di raccoglimento in memoria di quelle vittime per la Libertà, in questa vita odierna così tanto social e così poco sociale.
Ma anche e soprattutto, visto che il ricordo della storia va sempre considerato in prospettiva futura, cercare di capire in che misura questa data così rilevante e significativa per Bassano del Grappa dica ancora qualcosa ai giovani, al di là della presenza delle scolaresche che ogni anno vengono fatte partecipare, quasi per obbligo scolastico, alla commemorazione.
Viale dei Martiri non è un Viale qualsiasi. È un sacrario laico, che infonde un senso di rispetto profondo, tutti i giorni dell’anno. È una percezione che avverto io, che non sono bassanese. Figurarsi chi è nato e cresciuto a Bassano e ha sentito il racconto di quella strage ostentata alla popolazione dai propri genitori o dai propri nonni. Ma le nuove generazioni, che per motivi anagrafici sono rimaste escluse da queste testimonianze dirette o indirette, non necessariamente sono obbligate a condividere le stesse sensazioni.
Quanto, dunque, la cerimonia in ricordo delle vittime del 26 settembre 1944 costituisce realmente un momento di totale e incondizionata solidarietà cittadina in questi tempi di disattenzione al potere? Le mie impressioni di settembre mi dicono che c’è ancora molta strada da fare.
A proposito, come tutti gli over eccetera sanno bene, “Impressioni di settembre” è il titolo del celebre successo della PFM, alias Premiata Forneria Marconi, gruppo di punta del prog rock italiano. Ma nel nostro caso, riferito ai Martiri del Viale, PFM può anche essere la sigla di un messaggio in bottiglia per chi lo riceverà in futuro: “Per Favore Memoria”.

