“Yuuhuuuu… c’è nessuuuuno?”.
No, non è la famosa pubblicità della particella di sodio sperduta all’interno dell’altrettanto famosa acqua minerale. È il pensiero che sorge spontaneo in mente ogni qual volta, da ben quattro mesi a questa parte, si passa davanti al Caffè Italia. Tutto ancora sprangato, ancora nessun segno di vita.
Eppure risale già alla scorsa primavera, e nella fattispecie allo scorso 20 maggio, la notizia comunicata urbi et orbi dall’amministrazione Finco: “Caffè Italia, assegnata la gara per la gestione dello storico locale”. Bando di aggiudicazione vinto dall’unico concorrente: la ditta Baristeria di Tedesco Andrea, con sede a Romano d’Ezzelino, che aveva presentato un’offerta economica per il canone di concessione di 4.000 euro mensili da pagare al Comune, proprietario dell’immobile. Vale a dire esattamente il doppio dell’importo fissato a base d’asta, che era di 2.000 euro mensili.
Un nulla cosmico, almeno apparente, che ha fatto circolare in città una ridda di voci, prima fra tutte quella secondo la quale il concessionario Andrea Tedesco avrebbe rinunciato all’affidamento. A chiedere lumi sulla situazione in atto ci pensa un’interrogazione delle minoranze in consiglio comunale, presentata dal primo firmatario nonché capogruppo del Pd Roberto Campagnolo.
Dopo aver ripercorso gli ultimi sviluppi della vicenda, l’interrogazione chiede chiarimenti su cinque punti: quale sia oggi lo stato della procedura di affidamento; se corrisponda al vero che il soggetto individuato quale aggiudicatario abbia successivamente rinunciato alla gestione del Caffè Italia; quali siano le ragioni per cui, a quattro mesi dall’annuncio dell’esito della gara e a lavori di riqualificazione conclusi, il Caffè Italia sia ancora chiuso; nel caso in cui l’affidamento non possa perfezionarsi, quali iniziative intenda assumere l’amministrazione e quando l’amministrazione preveda concretamente la riapertura del Caffè Italia e la sua restituzione alla piena fruizione della città.
In consiglio comunale, risponde alle domande l’assessore ai Lavori Pubblici Andrea Viero. Il quale comunica che “l’aggiudicazione definitiva non si è ancora formalizzata perché si stanno completando alcune verifiche tecniche, proprio su richiesta del proponente ed aggiudicatario”. “A seguito di un sopralluogo effettuato il 23 luglio 2026 – rivela l’assessore –, l’aggiudicatario ha formalizzato il 7 agosto alcune osservazioni legate alla dotazione impiantistica dell’immobile, nell’ottica del suo progetto specifico di riapertura.”
In altre parole: dopo tutti i dispendiosi lavori di riqualificazione del locale messi in atto dal Comune di Bassano per adeguarlo strutturalmente e metterlo immediatamente a disposizione del vincitore del bando, vengono adesso fuori delle problematiche relative agli impianti, tali da costringere a un ulteriore passaggio di verifiche tecniche e a un conseguente ulteriore adeguamento dell’impiantistica. E così il Caffè Italia, che per gli anni di attesa della sua riapertura era già il Caffè più lungo del mondo, viene ulteriormente allungato. Ben ritrovati, egregi lettori, ai confini della realtà.
“Quindi – prosegue l’assessore competente – dal 23 luglio c’è un dialogo diretto tra i tecnici dell’Area Lavori Pubblici e il proponente per cercare di verificare quelli che potrebbero essere i punti d’incontro per delle modifiche, magari anche a carico del proponente.” Insomma: “magari” oppure “sicuramente” a carico del proponente? Ai posteri l’ardua sentenza.
Comunque sia, la trattativa tecnica è ancora in corso. Di conseguenza, “il soggetto non ha rinunciato all’aggiudicazione” e “si sta semplicemente svolgendo un approfondimento condiviso per capire quali adeguamenti impiantistici siano opportuni per il tipo di attività proposta”. E trattandosi di un immobile con un vincolo monumentale, “è chiaro che questi passi sono anche condivisi con la Soprintendenza”.
Onde per cui, come dichiarato da Viero, “non c’è al momento la necessità di ipotizzare un nuovo bando, in quanto la procedura in corso è pienamente attiva e si sta lavorando proprio per favorirne il buon esito”.
In merito infine ai pronostici sui tempi di riapertura del Caffè Italia, “in questo momento non è possibile fare delle previsioni a stretto giro, proprio perché ci sono dei passaggi istituzionali e formali che si stanno facendo”. “Quello che però posso informarvi tranquillamente – conclude l’assessore – è che i sopralluoghi tecnici sono in corso anche in questi giorni, proprio per definire i successivi passaggi.”
Per il consigliere Campagnolo, la risposta di Viero “chiarisce parzialmente alcune questioni”. Secondo l’interrogante, le spiegazioni dell’assessore non sono state quindi totalmente esaustive. Perché, come evidenzia il consigliere di minoranza, “quando si fa una gara pubblica di affidamento, le regole valgono per entrambe le parti” e l’aggiudicatario deve “impegnarsi ad entrare il prima possibile” perché “noi le gare le facciamo non per discutere di impianti nuovi dal punto di vista tecnico ma per riaprire quello spazio che da troppi anni è chiuso”.
La storia infinita della riapertura del Caffè Italia, dunque, continua. E proseguirà per un tempo ancora indefinito.
“Yuuhuuuu… c’è nessuuuuno?”.

