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Commission: Impossible

Clamoroso. Una lettera protocollata di convocazione della VI commissione Lavori Pubblici reca la firma del presidente Stefano Giunta, da lui mai apposta. Il segretario generale del Comune dà la sua spiegazione ma Giunta disconosce formalmente la convocazione e si riserva di adire le competenti sedi giudiziarie, sia civili che penali.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Set 11, 2026

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La firma di Stefano Giunta in calce alla lettera protocollata di convocazione della VI commissione, mai apposta e mai autorizzata dal diretto interessato

Commission: Impossible. Starring: Tom Stefano Giunta Cruise.

La butto un po’ sul ridere, ma in realtà la cosa è estremamente seria. Ed è accaduta proprio nel momento di massima tensione sulla figura di Stefano Giunta, capogruppo consiliare di Fratelli d’Italia, fresco “indesiderato” dagli altri gruppi di maggioranza i cui capigruppo hanno sentenziato che “egli non è più considerato parte del perimetro politico della maggioranza che sostiene il sindaco Nicola Finco”.

Il nuovo caso scoppiato oggi, davvero clamoroso, non è però politico. È molto di più, perché la politica, anche quella all’ultima spiaggia, può sempre trovare un compromesso di risoluzione dei problemi, sempre che si abbia la volontà “politica” di farlo. Qui ci troviamo di fronte a una questione di regolarità delle procedure dell’apparato comunale, con possibili conseguenze giudiziarie.

Ma andiamo con ordine e ricostruiamo quanto accaduto.

Oggi, venerdì 11 settembre, il segretario generale del Comune di Bassano del Grappa Manuel Bruno ha trasmesso una pec a Stefano Giunta, nella sua veste di presidente della VI commissione consiliare Lavori Pubblici, Patrimonio, Mobilità e Protezione Civile, invitandolo a convocare la commissione medesima per il prossimo 17 settembre, per sottoporre alla stessa gli argomenti già anticipati nella riunione dell’ufficio di presidenza tenutasi questa mattina. 

Ma, Houston, abbiamo un problema. Questa mattina Giunta ha parlato con la segretaria di commissione, alla quale ha anticipato l’intenzione di non firmare la convocazione della commissione medesima, chiedendole di informare l’assessore competente. L’assessore è stato informato e ne ha dato notizia al segretario generale.

Nella pec al presidente Giunta, il dott. Bruno, sentito anche “il presidente del consiglio comunale”, chiede formalmente di convocare la VI commissione entro i termini previsti, dopo aver ricevuto “comunicazione verbale, da parte dell’assessore competente, della Sua volontà di non firmare l’avviso come già predisposto dagli uffici competenti”. E l’avviso di convocazione “già predisposto dagli uffici competenti” e già protocollato (protocollo n. 0057531-2026 del 11/09/2026) è stato allegato alla pec di cui all’oggetto.

Ed è qui che si arriva al punto. La lettera di convocazione della VI Commissione consiliare per il giorno 17/09/2026, protocollata e in quanto tale atto ufficiale del Comune, reca in calce il nome e la firma di Stefano Giunta (“Il Presidente della Commissione f.to Ing. Stefano Giunta”). Ma Stefano Giunta, quella lettera di convocazione, non l’ha mai firmata. In altre parole, la convocazione cita una firma che lui non ha mai apposto o, se preferite, il documento è stato firmato a sua insaputa con il suo nome e già protocollato.

Nel pomeriggio, Stefano Giunta ha a sua volta protocollato una comunicazione di “Disconoscimento formale della convocazione della VI Commissione Consiliare Lavori Pubblici, Patrimonio, Viabilità, Protezione Civile – Prot. N. 0057531/2026 del 11/09/2026 e contestuale richiesta di annullamento in autotutela”.

Nella comunicazione protocollata, il presidente di commissione dichiara sotto la propria responsabilità “di non aver mai redatto, sottoscritto (né digitalmente né in forma autografa), né in alcun modo autorizzato l’emissione, la firma o la protocollazione dell’atto di convocazione sopra richiamato”. Dichiara inoltre “che la dicitura “f.to” apposta in calce al citato documento non corrisponde all’esistenza di alcun atto originale cartaceo o digitale recante la propria firma o la propria manifestazione di volontà”.

“La convocazione in questione – scrive Giunta – è da considerarsi, pertanto, un atto materialmente e ideologicamente falso, nonché radicalmente nullo per totale carenza del potere di impulso, che la legge e il regolamento comunale attribuiscono in via esclusiva al Presidente di Commissione.”

Il presidente di commissione, quindi, “disconosce a ogni effetto di legge” la paternità della convocazione protocollata, “declinando sin d’ora qualsiasi responsabilità civile, penale e amministrativa derivante dal contenuto dell’atto, dalla sua diffusione e dagli eventuali atti successivi ad esso correlati”. Inoltre, “diffida i colleghi consiglieri componenti della VI Commissione dal riunirsi in forza di una convocazione nulla e priva di validità giuridica”.

Giunta “richiede al Sindaco e agli uffici competenti l’immediato annullamento in autotutela del suddetto provvedimento di convocazione e la rimozione dello stesso dal protocollo/albo pretorio, al fine di ripristinare la legalità violata e prevenire la nullità derivata di qualsiasi eventuale e successiva deliberazione”. Infine, “si riserva di adire le competenti sedi giudiziarie, sia civili che penali, a tutela della propria onorabilità e delle funzioni pubbliche rivestite, nonché di procedere alla doverosa segnalazione degli illeciti riscontrati all’Autorità Giudiziaria e agli Organi di Vigilanza competenti.”

Quanto accaduto ha fatto immediatamente il giro del globo Brentacqueo. E in serata è arrivata una comunicazione di “spiegazioni” al presidente della VI commissione da parte del segretario generale Manuel Bruno, trasmessa per conoscenza anche agli altri consiglieri comunali. Comunicazione non troppo riservata, visto che è arrivata anche al mio telefonino e non da parte di Stefano Giunta.

Nella sua replica, il dott. Bruno si scusa “per l’evidente malinteso” e chiarisce che il documento allegato alla pec inviata a Giunta “altro non è che la bozza di convocazione predisposto dall’Ufficio Segreteria della Sua Commissione”. “Come potrà vedere – aggiunge l’alto funzionario comunale – il file è in word, per poter essere eventualmente modificato con le Sue eventuali indicazioni”.

Inoltre, sempre secondo la excusatio del segretario generale, “il documento word reca la dicitura “firmato digitalmente” utilizzata correntemente dall’Ufficio per la predisposizione della bozza di avviso”. Infine: “Il protocollo da Lei citato altro non è che il protocollo della mail pec trasmessa dal sistema gestionale del Comune che protocolla tutte le comunicazioni in uscita”.

Ma, Houston, abbiamo un secondo problema. Nella pec di invito a convocare la VI commissione inviata a Giunta dal segretario generale, con l’allegato della discordia, non c’è nessuna indicazione che l’allegato medesimo “può essere eventualmente modificato”. C’è solo la richiesta formale “di procedere alla convocazione di cui trattasi”.

Dunque, il presidente massimizza e il segretario minimizza, in questa querelle senza precedenti tra parte politica e parte burocratica. Se avesse ragione Bruno, la questione finirà come una bolla di sapone. Ma se avesse ragione Giunta…

Passo e chiudo. In attesa di Commission: Impossible 2, eventuale sequel di questo primo episodio, lascio a voi la linea.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.