AttualitàEvidenzaSeven +
  • 7 min lettura

Tra il Dire e il Fake

A proposito del caso del giovane cronista Adriano Cappellari, presunto “obiettivo” dell’attentato incendiario dello scorso 30 maggio a Enego, indagato dalla Procura di Vicenza per incendio, calunnia e simulazione di reato.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Lug 29, 2026

magzin magzin
Adriano Cappellari, a destra nella foto, con il parroco di Caivano don Maurizio Patriciello (archivio Seven Magazine)

Domenica 31 maggio 2026. Mi arriva un messaggio su WhatsApp. Non ce l’ho più in memoria ma il contenuto del messaggio me lo ricordo bene, del tipo: “Questa storia dell’attentato a Cappellari mi puzza”.

Poi nella chat il mio interlocutore mi ha anche spiegato perché la cosa non lo convinceva, collegando i suoi dubbi e le sue osservazioni con alcune “dinamiche interne” – chiamiamole così – del paese di Enego. Naturalmente io ho solo preso atto dei sospetti e delle perplessità del mio amico novello Sherlock Holmes considerandoli comunque interessanti, ma non potevo certo prenderli come spunto di un mio eventuale approfondimento giornalistico. E poi la notizia era appena accaduta, ancora fresca fresca di giornata. Riuscendo a conquistare in un attimo grande spazio sulle testate nazionali e a generare una caterva di manifestazioni di solidarietà dal mondo della politica – a cominciare dalla premier Giorgia Meloni in persona – nei confronti del presunto “obiettivo” dell’atto di violenza.

Salvo poi scoprire oggi che il mio interlocutore su WhatsApp aveva ragione: quell’attentato puzzava davvero.

Mi riferisco all’“intimidazione esplosiva” messa in atto da un individuo a volto coperto alle 23.30 circa di sabato 30 maggio, davanti all’ingresso dell’abitazione di Adriano Cappellari ad Enego, dopo che quest’ultimo era rincasato da poco più di un quarto d’ora. L’“ignoto” si era introdotto nella proprietà della famiglia Cappellari posizionando a terra un pacco incendiario. Lo aveva fatto esplodere, causando alte fiamme, poi fortunatamente domate in poco tempo dai Vigili del Fuoco, e prima di fuggire aveva lasciato sul posto una lettera di minacce. Sul posto erano state trovate anche alcune bombolette di gas, rimaste inesplose e disinnescate dai pompieri, e una foto di Adriano Cappellari segnata con una “X”.

Cappellari è un giovane collaboratore del quindicinale “L’Altopiano”, ma anche del GdV, presentato in molti articoli di stampa che lo riguardano – anche oggi – come “giornalista” (ma non è iscritto all’Ordine). Come abbiamo poi appreso da ogni angolo del web, nell’agosto 2024 aveva conosciuto ad Enego ed è diventato amico di don Maurizio Patriciello, il “parroco anti-clan” di Caivano (Napoli). E proprio la sua vicinanza al prete esposto in prima persona contro il malaffare nella Terra dei Fuochi è stata ipotizzata quale possibile causa dell’“atto intimidatorio” davanti a casa sua, dopo “una serie di lettere anonime e di minacce” ricevute dalla fine dello scorso anno. La stessa busta recuperata sul luogo dell’attentato, come ha riferito Cappellari, conteneva minacce a lui, a don Patriciello e alla Meloni.

Come ho già avuto modo di rilevare, la notizia dell’attentato incendiario aveva messo in fila gli esponenti della politica nell’esprimere al giovane messaggi di solidarietà. “Minacciare un cronista che sceglie di fare luce su realtà difficili come quella di Caivano e sul prezioso impegno di chi, come don Maurizio Patriciello, è in prima linea al servizio della propria comunità, è inaccettabile e rappresenta un attacco irricevibile alla libertà di stampa e informazione.” Così Giorgia Meloni, anche se io tutta questa attività di scrittura del cronista “su realtà difficili come quella di Caivano” non sono mai riuscito a rintracciarla.

E poi ancora: la telefonata del vicepremier Antonio Tajani, la solidarietà del ministro della Cultura Alessandro Giuli, del membro della Commissione bicamerale Antimafia on. Erik Pretto, del governatore del Veneto Alberto Stefani, della consigliera regionale Chiara Luisetto eccetera eccetera eccetera: un grande e generalizzato abbraccio bipartisan al giovane “obiettivo” dell’attentatore incendiario.

Il sindaco di Enego Marco Frison aveva subito trasmesso una comunicazione alla cittadinanza di “vicinanza ad Adriano e alla sua famiglia”, condannando il “fatto gravissimo” accaduto. Ma richiamando anche la comunità eneghese a far sentire la sua vicinanza “non con le chiacchiere nei bar, non con le mezze parole, non con i commenti detti senza pensare”. Segno che la cosa non “puzzava” solamente al mio interlocutore su WhatsApp.

Oggi, mercoledì 29 luglio, il colpo di scena. Le indagini sull’episodio incendiario del 30 maggio, condotte dai Carabinieri di Bassano del Grappa, hanno evidenziato una serie di riscontri investigativi sulle incongruenze della versione dei fatti resa dal giovane eneghese. Risultato: Adriano Cappellari è indagato dalla Procura della Repubblica di Vicenza per incendio, calunnia e simulazione di reato. Per la Procura, sarebbe stato lui ad organizzare tutto ovvero a “farsi l’attentato da solo”. La clamorosa svolta della vicenda è arrivata oggi, con la perquisizione – domiciliare, personale e informatica – di Cappellari nella sua abitazione.

Il primo elemento che lo inchioderebbe alle sue responsabilità sono le bombolette di gas rinvenute sul posto. Gli investigatori hanno accertato che erano state comprate online su una piattaforma di e-commerce. E le uniche consegne di quella piattaforma a Enego corrispondevano ad altrettanti acquisti fatti da Cappellari. Nella fattispecie: quattro cartucce di gas butano/propano recapitate il 25 aprile scorso, sei bottiglie di alcol etilico consegnate il 29 ed altri prodotti consegnati il 4 maggio.

Poi c’è il riscontro sull’altezza del giovane. Dalle evidenze investigative dei Ris dei Carabinieri risulta infatti la compatibilità della statura della persona travisata ripresa dalle videocamere al momento del deposito della busta e dell’innesco del pacco incendiario, avvenuto alle 23.28 del 30 maggio, con quella di Cappellari, inquadrato nel suo rientro a casa alle 23.11 e poi alle 23.35 mentre filma col telefonino le fasi dello spegnimento dell’incendio, passando dal retro dell’abitazione.

A insospettire sin dall’inizio gli investigatori sono state alcune incongruenze rilevate già nelle prime fasi dell’indagine, che stridevano con la ricostruzione che avrebbe ricondotto i mandanti dell’attentato ai clan dell’hinterland napoletano: nessuna delle minacce che Cappellari aveva dichiarato di aver ricevuto per posta proveniva da Caivano e neppure dalla Campania. Tutte le lettere risultavano infatti spedite da un ufficio postale di Padova.

Attendiamo ovviamente di apprendere ulteriori sviluppi della vicenda che ha rovesciato l’intera “narrazione” nazional-popolare su quanto accaduto a Enego nella tarda serata del 30 maggio 2026. Non è questo il luogo né il momento dei processi anticipati: se le ipotesi di reato a carico di Adriano Cappellari saranno confermate nel percorso giudiziario, solo allora sarà il momento di interrogarci sui “perché” del suo comportamento.

Si tratta di un giovane a cui non manca certo la volontà di “farsi vedere”, negli ambienti della politica e non solo. Il suo nuovo incontro, lo scorso 5 giugno a Bassano del Grappa, con don Maurizio Patriciello (titolo di Rai News – TGR Veneto: “Don Patriciello, sacerdote anti-clan, incontra a Bassano Adriano Cappellari, giornalista minacciato”) ha fatto notizia. E lo scorso 17 luglio, io personalmente non ho potuto non notarlo all’adunata politica di Fratelli d’Italia a Nove per il comizio-show degli onorevoli Giovanni Donzelli e Galeazzo Bignami. Nello stesso periodo, è inoltre intervenuto a Malo e quindi ad Isola Vicentina per esprimere la sua vicinanza a Moreno Marsetti, il sindaco di Malo minacciato di morte lo scorso marzo, la cui azienda è stata devastata da un rogo doloso nella notte tra il 12 e il 13 luglio.  

Et non plus ultra: il 13 luglio Cappellari ha preso parte a L’Aquila alla Partita del Cuore, a favore della popolazione terremotata del Venezuela, entrando in campo nei minuti finali con la Nazionale della Politica e dei Giornalisti guidata da Roberto Mancini, ora ct della Nazionale quella vera.

Insomma: la sua, almeno fino ad oggi, è stata un’agenda piena di impegni nelle occasioni e nelle situazioni che contano. Può tanta voglia di visibilità sfociare addirittura in un atto come quello per il quale è indagato? Ai posteri, pardon ai giudici (se sarà rinviato a giudizio) l’ardua sentenza.

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.