“O capitano, mio capitano”. È la celebre citazione dal film L’attimo fuggente e calza a pennello. Perché stiamo parlando di un capitano d’impresa, uno dei tanti che hanno contribuito a costruire il mito concreto del Nordest produttivo. Giuseppe Bordignon (1947 – 2016) è stato il fondatore assieme alla moglie Anna Loro, creandolo dal nulla, del Bordignon Group di Rosà, specializzato nella zincatura generale a caldo per il trattamento anticorrosivo dell’acciaio. Una solida realtà del nostro territorio nata nel 1972 in una semplice officina, dando origine ad un percorso industriale che ha continuato a crescere fino a diventare un punto di riferimento nel proprio settore, arrivando a portare nella Zincheria Valbrenta, azienda centrale del Gruppo, la vasca di zincatura più grande d’Europa.
Quello che viene definito come il pioniere della zincatura a caldo viene ricordato in un libro, intitolato Oltre, con testi scritti dal giornalista Marcello Zane e con numerose foto che ripercorrono la parabola di una vita, che descrive a tutto tondo la figura di Bordignon a dieci anni dalla sua scomparsa. Un affettuoso omaggio non su iniziativa degli studenti, come accade ne L’attimo fuggente al professor John Keating interpretato da Robin Williams, ma per volere dei tre figli dell’imprenditore – Diego, Michele e Walter – che oggi portano avanti l’attività del gruppo aziendale, che vanta un consolidato mercato a livello internazionale e che dà lavoro ad oltre 300 persone.
Il libro è stato presentato al pubblico venerdì scorso 29 maggio alla Libreria Palazzo Roberti in città. La presentazione avrebbe dovuto svolgersi nel mese di giugno, ma a giugno la Libreria era già occupata per gli appuntamenti della rassegna letteraria Resistere. Anche nel mese precedente l’agenda di Palazzo Roberti era già piena di impegni e l’unica data rimasta disponibile per proporre l’evento era il 29 maggio. E il 29 maggio cadeva proprio nel giorno del decimo anniversario della scomparsa di Giuseppe Bordignon. “È stato un segno del destino”, mi dice il figlio Walter. Ma come ama ripetere un mio carissimo amico, che cito spesso, nulla accade mai per caso.
Il volume riepiloga, ricorrendo alle testimonianze di quanti lo hanno conosciuto, l’inscindibile intreccio fra storia aziendale e vicenda umana e familiare, entro il contesto di un territorio, come l’area vicentina, ancor oggi economicamente e socialmente vivace. “Il libro non è soltanto il racconto di una biografia imprenditoriale, è il ritratto di una visione – afferma il figlio Diego –. Giuseppe Bordignon, lungimirante nella sua visione e nel suo essere uomo e imprenditore, ha saputo interpretare e orientare il cambiamento di un’azienda poi divenuto Gruppo ed un intero settore, prima di molti altri, cogliendo opportunità industriali, investendo con determinazione nell’innovazione tecnologica e costruendo un modello di crescita fondato su pragmatismo e capacità di anticipare il mercato.”
Sono pagine che scrivono di un uomo con un patrimonio di valori concretamente vissuto, che ha operato nella convinzione della necessità di coniugare nel proprio lavoro “esigenze produttive e benessere materiale con la pienezza e dignità di tutti i suoi collaboratori”. “Per lui l’azienda non era solo organizzazione produttiva o luogo economico, ma comunità di lavoro, di responsabilità condivisa; uno spazio in cui valorizzare competenze, impegno, dignità professionale e appartenenza – prosegue il figlio Diego –. Una delle caratteristiche più distintive del suo operato è stata la straordinaria capacità di costruire relazioni autentiche e collaborazioni solide: con clienti, fornitori, partner, consulenti e soprattutto con le persone dell’azienda. Relazioni fondate sulla fiducia, sulla parola data, sul rispetto reciproco e sulla convinzione che i risultati si costruiscano insieme.”
Perché Oltre? Lo spiega il testo del libro stesso: “Oltre non è solo un luogo, ma un modo di stare nel tempo. È la direzione naturale di chi costruisce, inventa e reinventa, di chi non si accontenta del già fatto, ma cerca ogni giorno un passo più avanti. Oltre è ciò che resta quando tutto il resto è passato.”
“Volevamo trasmettere l’esempio che mio padre ha dato, più che con le parole, con i gesti – spiega a Seven il figlio Walter –. È una cosa che ci ha segnato tutti e tre. Ma non solo, ha segnato anche i suoi collaboratori. Tutti comunque lo ricordano come una persona saggia. Ma soprattutto, con le poche parole, quando raccontava qualcosa, tutti si fermavano. E quindi l’esempio che lui ha dato, la cultura del lavoro, è una cosa che secondo me è giusto trasmettere alle nuove generazioni.” Ma oggi questa cultura del lavoro esiste ancora? “Questa cultura esiste, anche perché oggi siamo più di 300 persone all’interno del nostro gruppo. Per cui mettiamo al centro sicuramente il benessere e comunque cerchiamo di ascoltare tutte le persone. Non è semplice, però per noi è una cosa fondamentale: complimentarsi con un ragazzo quando ha fatto un buon lavoro o cercare di ascoltare i collaboratori anche nei momenti di difficoltà piuttosto che in altre situazioni. Tenere queste relazioni è fondamentale.”
L’ultima domanda che pongo a Walter Bordignon, che in quanto figlio conosce ovviamente benissimo chi è stato suo padre, è la seguente: se Giuseppe Bordignon potesse oggi leggere il libro che lo celebra, che cosa direbbe? “Quello che ho cercato, parlando con lo scrittore, è stato il fatto di non mistificare la persona – mi risponde con sincerità –. Perché mio padre era prima di tutto una persona umana, con i suoi pregi e con i suoi difetti come tutti noi. Chiaramente, alla fine non ci siamo riusciti. Non abbiamo parlato nient’altro che bene di lui e non so se questa cosa avrebbe portato in lui qualche reazione un po’ strana. Però se lo merita tutto.”
Anche questo, sicuramente, è andare Oltre.