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Piazza dell’Angelo

Lettera al direttore “come cittadino, come padre e come essere umano” dell’ex assessore e consigliere comunale bassanese Angelo Vernillo sugli attacchi politici alla visita degli scolari di Marostica ai migranti di piazza della Libertà a Trieste. “Quello a cui stiamo assistendo è la plastica rappresentazione di una dis-umanità che avanza”.

Alessandro Tich Alessandro Tich
  • Mag 22, 2026

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Due migranti della rotta balcanica arrivati dall’Afghanistan e accolti in piazza della Libertà a Trieste. Foto di Alessandro Tich

Sarà anche la rotta balcanica, ma è la stessa politica che è ormai in rotta con l’altra parte di sé stessa. Passano i giorni ma è ancora vivissima l’eco degli attacchi da destra, con corrispondenti reazioni da sinistra, sulla visita scolastica dei bambini di Marostica ai profughi quotidianamente accolti e sfamati dall’ODV Linea d’Ombra e da gruppi di volontari della rete nazionale dei “Fornelli Resistenti”, tra cui anche il gruppo di Bassano del Grappa, in piazza della Libertà a Trieste. Le polemiche continuano e proseguiranno ancora per giorni ma l’arrivo dell’estate, con la conclusione dell’anno scolastico, farà poi dimenticare tutto. Fortunatamente: perché il “diritto all’oblio” è quello di cui questi bambini scaraventati nel bollente crogiolo dei media e dei social hanno primariamente bisogno.

Riguardo a questa vicenda, penso di avere ormai scritto tutto quello che c’era da scrivere. Ma oggi è pervenuto in redazione un contributo di pensiero degno di attenzione, nella forma di una lettera al direttore di Seven Magazine.

L’autore e mittente della lettera è Angelo Vernillo, volto notissimo bassanese, project manager di iniziative di cooperazione e consulente legale per la tutela dei minori e l’adozione internazionale, già assessore e consigliere comunale e oggi non più impegnato in politica. Ed è proprio il fatto di non avere più responsabilità amministrative che ha consentito a Vernillo di scrivere in libertà “come cittadino, come padre e come essere umano” le proprie considerazioni al riguardo. Come leggerete di seguito.

LETTERA AL DIRETTORE DI SEVEN MAGAZINE

Bassano, 22 maggio 2026

Caro Direttore,

mi permetto di scriverLe queste poche righe perché ne faccia l’uso che vuole.

Da oramai ex della politica locale, ma sempre attento a ciò che accade attorno a me, sono colto — come cittadino, come padre e come essere umano — da profonda tristezza per le dichiarazioni che alcuni esponenti della destra, Lega e Fratelli d’Italia, stanno spendendo sull’attività degli studenti della scuola Arpalice Cuman di Marostica con i richiedenti asilo. Ma sono colpito, con uguale forza, dal silenzio di tanti amministratori che pure avrebbero voce in capitolo — a cominciare dai sindaci di Marostica e di Bassano — perché in certi momenti tacere è già una scelta.

Il mio plauso e il mio sostegno vanno quindi, in primo luogo, a tutta la scuola: agli insegnanti, ai ragazzi e a chi ha avuto il coraggio di costruire un’esperienza di incontro autentico — una di quelle tante belle realtà che, per fortuna, esistono e fioriscono in silenzio in tutto il Paese, e che finiscono sotto i riflettori solo quando qualcuno decide di farne un caso politico.

Sa il lavoro che svolgo, Direttore, che mi porta in giro per il mondo a toccare con mano la vita delle persone. Sa anche il retroterra profondamente cattolico che mi permea. È inutile, quindi, che stia a fare tanti giri di parole.

Quello a cui stiamo assistendo con queste dichiarazioni è la plastica rappresentazione di una dis-umanità che avanza — e lo fa da molto tempo, purtroppo. Non si tratta semplicemente di posizioni politiche discutibili: si tratta della perdita progressiva di quel senso di umanità, di gentilezza, di garbo, di vicinanza e di capacità empatica che dovrebbe essere il minimo comune denominatore di ogni persona civile — e a maggior ragione di chi ricopre ruoli pubblici. Chi si oppone a esperienze come quella della scuola di Marostica, arroccandosi dietro pretesti — i bambini troppo piccoli, le esperienze traumatiche, la necessità di “proteggere” i propri figli — non sta difendendo nessuno: sta semplicemente scegliendo di stare dalla parte sbagliata. Dalla parte della dis-umanità.

Senza scomodare il Vangelo e il suo “ama il prossimo tuo come te stesso” — perché ognuno può credere o meno, anche se da chi ostenta rosari una certa coerenza la si può legittimamente pretendere — basterebbe fare tesoro della Storia. Quella storia del Novecento che ci ha insegnato, a caro prezzo, che laddove non c’è la capacità di comprendere, di stare vicini, di cercare insieme le soluzioni, ci sono solo scontri, violenze, o peggio.

Vengo da un mondo e credo in un mondo in cui la scuola insegna a stare insieme. Un mondo in cui non ci sono genitori che chiedono di non avere in classe ragazzi disabili perché “tengono indietro la classe”. In cui si formano menti critiche, libere, capaci di pensare. In cui l’esperienza — anche quella difficile, anche quella scomoda — aiuta a fare degli alunni uomini e donne migliori. Empatia, spirito critico, libertà: sono valori che permeano la nostra Costituzione. Sono la nostra bussola. E dove li si comprime — sotto parole di ordine, di paura, di presunta normalità da difendere — si imbocca, piano piano, una strada pericolosa. La storia ce lo ha già mostrato.

Non ci sono mezze misure. Qui si sta o con l’essere umano, o no. Ognuno deve decidere da che parte stare.

Sono però rinfrancato dalle tante voci, specie dei più giovani, che si sono levate chiare in questi giorni. Perché la risposta a tutto questo non è affidata solo alla politica o alle istituzioni — che pure avrebbero il dovere di dare l’esempio, di indicare la strada, e che invece troppo spesso scelgono la strada più corta della paura e del pregiudizio — è affidata a ciascuno di noi, ogni giorno. Un atto di gentilezza, uno sguardo che non si gira dall’altra parte, una parola detta al momento giusto, un impegno chiaro verso i fragili, i deboli, i più piccoli. Azioni apparentemente insignificanti, che sono però l’unico argine reale contro il “me ne frego” e il “non sono affari miei” che sembrano tornare così pericolosamente di moda. Perché come ci ha insegnato Primo Levi, il contrario dell’amore non è l’odio: è l’indifferenza. Ognuno può fare qualcosa. Dipende solo da noi.

Nel ringraziarLa per lo spazio che vorrà concedermi, La saluto con stima.

Angelo Vernillo

 

Alessandro Tich

Giornalista professionista da più di 30 anni, sostiene che il buon giornalismo è come un buon vino: migliora col tempo. Dirige la redazione con una visione lucida e curiosa e si pone nei confronti dell’attualità con uno sguardo dichiaratamente irriverente. Crede in una informazione rigorosa ma mai gessata, curando sempre con precisione le parole che scrive e cercando di attirare l’attenzione sin dalle prime righe dei suoi articoli. Insomma: un umile cronista, come ama definirsi, e un leggendario titolista.